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Innovazione inafferrabile

di su 2 dicembre 2011

Innovazione, tanti piccoli appigli

Nozioni di innovazione
Ho la sensazione che innovazione sia una parola-stendardo che ci accompagnerà per alcuni anni, facendo prima coppia fissa con crisi, concedendosi poi ad altre parole che chiederanno l’onore di un ballo, finché si diraderanno gli incontri e il leitmotiv si farà meno insistente. Intanto però innovazione è un termine utilizzato come parola d’ordine da recepire e da replicare. Se ci avviciniamo con circospezione all’innovazione, tra le prime domande, sorge quella del delimitare e precisare il dominio di significato del termine.

Ambivalenze?
Innovare significa introdurre cambiamenti migliorativi almeno per qualcuno: soluzioni tecniche, cambiamenti, novità… Se difficilmente chiamiamo innovazione qualcosa che, per tutti gli interessati e senza riserve, appaia come un peggioramento dei modi in cui i bisogni sono soddisfatti (Jedlowski, 57, 2003), non necessariamente siamo in grado di sciogliere una certa ambivalenza. Tra due polarità. Da un lato l’accettazione delle innovazioni avviate con entusiasmo per i certi vantaggi che verranno raggiunti. Dall’altro uno scetticismo smaliziato per una mobilitazione che nell’attesa del meglio, di nuove opportunità, di qualcosa di meglio per tutti, chiede rinnovata dedizione. Insomma non è assodato che l’innovazione è un vettore che spinge sempre in avanti.

Innovazione di cosa?
Recentemente nella sessione conclusiva di un convegno, la reazione al termine innovazione è stata di moderato fastidio. Di cosa parliamo in concreto? Ha chiesto più di un partecipante. Se non specifichiamo rischiamo di fare del termine un’icona ideologica, un concetto vuoto, e quindi un intercambiabile jolly utile per ogni discorso.
Spesso è implicito che l’innovazione, per essere tale, debba essere innovazione tecnica o tecnologica, ma non è difficile considerare che le novità possono riguardare il modo di fare le cose, le fasi e le sequenze operative possono essere ridisegnate o ricombinate (parliamo allora di innovazione di processo). Ma l’innovazione può anche investire la dimensione sociale che condiziona la convivenza dei soggetti, l’immaginario, contenente le coordinate culturali, che consente di pensare e di pensarsi in relazione.

L’innovazione è cambiare conservando?
Innovazione è una forma particolare di cambiamento. L’innovazione, fa qualcosa nuovo, qualcosa che in certa misura permane nella sua trasformazione. L’innovazione è un cambiamento che fa evolvere e che conserva (qualcosa resta, qualcosa di nuovo che trasmuta ciò che resta si fa avanti). Il termine innovazione a volte viene utilizzato per designare non solo mutazioni, ma scarti, salti, forme di cambiamento che sostituiscono al precedente qualcosa di nuovo. Si parla allora di rivoluzioni.
L’innovazione per alcuni potrebbe avere il senso
del ritorno alle origini, contrastando in questo modo la pressione che il concetto di innovazione sembra introdurre, l’idea di superamento del passato (Girard, 241-259, 2006), per far posto a recuperi e rivisitazioni delle origini, originali forse.

Ma parlare di innovazione significa dire qualcosa anche del presente, considerare le questioni che in questo momento inquietano e attivano le organizzazioni e i loro gruppi dirigenti.

Idee per innovare

Ah, se potessimo disporre di una ricetta segreta (e di successo). Se un decalogo riconducesse ai vincoli fondamentali. Se una strategia dispiegasse le mosse vincenti. Se una mappa custodisse gli enigmi per un tesoro favoloso… Attingendo da fonti diverse queste alcune indicazioni.

Scuotere le routine, l’avvolgente (e sfuggente) sicurezza del senso comune, il noto e routinario procedere (Jedlowski, 59, 2003):

  • entrando in contatto con altri punti di vista (farsi ospiti e ospitare estranei);
  • raccogliendo elementi circostanziati per verificare e arricchire la nostra conoscenza su quanto accade (non accontentandosi di quello che si presume di sapere);
  • considerando i propri modelli di lettura e di interpretazione della realtà;

Chi riesce a promuovere innovazione pertinente, che non sia dispersiva, non miri a processi di sedazione dell’ansia, e non sia neppure autocelebrativa? Secondo Weick e Sutfcliffe (2010) un risultato dell’essere organizzazioni affidabili e consapevoli è quella di produrre innovazioni trasformative.Le organizzazioni altamente affidabili (condizione mentale e stile di gestione collettivo): sviluppano consapevolezza (mindfulness) quando:

  • Anticipano
  • Prestando attenzione alle criticità (e ai segnali deboli);
  • Non semplificando;
  • Rimanendo sensibili alle attività in corso.
  • Contengono
  • Impegnandosi per la resilienza (intervenire, mitigare, mantenere il controllo, riuscire a lavorare, rileggere da più punti di vista quanto accaduto);
  • Rispettando le competenze là dove si esprimono.

Le organizzazioni altamente affidabili accumulano esperienze ed apprendono, introducono frequentemente innovazioni cumulative apparentemente marginali (con effetti sistemici).

Riferimenti

  • Gladwell, Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti, Rizzoli, Milano, 2000 (2000).
  • Girard R., “Innovazione e ripetizione”, in La voce inascoltata della realtà, Adelphi, Milano 2006 (2002), pp. 241-259.
  • Jedlowski P., “Senso comune, esperienza e innovazione sociale”, in Fogli nella valigia. Sociologia, cultura, vita quotidiana, Il Mulino, Bologna, 2003, pp. 57-67.
  • Olivier de Sardan J.-P., “È possibile un’antropologia dell’innovazione” in Antropologia e sviluppo, Cortina, Milano, 2008 (1995), pp. 67-93.
  • Rheaume J., “Cambiamento”, in Barus-Michel J., Enriquez E., Levy A. (a cura di), Dizionario di Psicosociologia, Cortina, Milano, 2005 (2002), pp. 57-63.
  • Weick K. E., Sutcliffe K. M., Governare l’inatteso. Organizzazioni capaci di affrontare le crisi con successo, Milano, Cortina, 2010 (2007).
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