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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Decalogo dell’antropologo: l’arte della ricerca sul campo

Quella che segue è una citazione

Il decalogo che segue è tratto da un articolo dell’antropologo austriaco Roland Girtler, “L’arte della ricerca sul campo e i suoi ‘dieci comandamenti’: ciò che accomuna la sociologia e l’etnologia”, pubblicato in Annali di Sociologia, 14, 1998-1999, Università degli Studi di Trento, Milano, FrancoAngeli, p. 389-404.

  1. Vivi per quanto possibile secondo i costumi e le regole importanti per le persone presso le quali svolgi la tua attività di ricerca. Ciò significa rispettare i loro rituali e periodi sacri, sia nel modo di vestirsi sia in quello di mangiare e bere. Si vivis Romae Romano vivito more!
  2. Sii generoso e privo di pregiudizi, per poter riconoscere i valori e giudicare in base a principi che non sono i tuoi. È un ostacolo vedere ovunque persone cattive e maligne.
  3. Non parlare né riferire mai in termini spregiativi delle persone che ti hanno offerto la loro ospitalità e con cui hai bevuto birra, vino, the o qualsiasi altra bevanda.
  4. Studia approfonditamente la storia e le condizioni sociali della cultura che ti interessa. Visita pertanto innanzitutto i cimiteri, i mercati, le locande, le chiese e luoghi analoghi.
  5. Fatti un’idea chiara di come sono disposte le piazze e le case dove si svolge la vita che intendi studiare. Visita a piedi la zona che t’interessa e sali su di un campanile o su di una collina.
  6. Visto che dovrai portare via con te le esperienze vissute e riferirle per quanto possibile senza pregiudizi di sorta, in modo  da distinguerti dai comuni viaggiatori, è importante che tu tenga un diario delle ricerche (oltre ad altri appunti), in cui registrerai ogni giorno non solo i tuoi pernsieri, i problemi e le gioie riguardanti le ricerche, ma anche i disappunti maturati. Tale abitudine ti stimolerà non solo a riflettere in modo onesto su te stesso e sulla tua attività di ricerca, ma anche ad esercitare l’autocritica.
  7. Prenditi il tempo per condurre colloqui ero-epici (a ruota libera). In altre parole, le persone dovranno essere considerate non solo come puri e semplici informatori. Si deve parlare con loro in modo che si sentano tenute in considerazione. Ci si deve mettere in rapporto come esseri umani e non cercare d’imporsi. Soltanto così è possibile produrre verbali di colloqui e di osservazione validi.
  8. Cerca di valutare per quanto possibile i tuoi interlocutori. Altrimenti potresti correre il rischio di essere ingannato o di essere oggetto di bugie intenzionali.
  9. Non atteggiarti a missionario o ad operatore sociale. Non ti compete svolgere ‘un’azione pedagogica’ sui presunti ‘selvaggi’. Non sei un giudice, ma soltanto un testimone!
  10. Devi essere di costituzione robusta, per sentirti a tuo agio nei campi, in bettole fumose, in chiesa, nei ristoranti eleganti, nel bosco, nella stalla, su strade polverose o in altri posti ancora. È implicita la capacità di mangiare, bere, dormire in ogni momento.

2 comments on “Decalogo dell’antropologo: l’arte della ricerca sul campo

  1. Pingback: Cosa so di questa città? « Mainograz

  2. vittorio
    4 May 2010

    un decalogo con alcuni lampi di ‘buon comportamento’ relazionale che viene quasi voglia di partire per un Borneo qualsiasi per potersi adeguare a ‘questa’ legge, dimenticando i nostri Borneo di buona creanza, vestiti precisi e ipocrinvidia!
    v

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This entry was posted on 4 May 2010 by in Decaloghi, Psicosociologia, Se scrivere è organizzare....

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