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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Senza cattedre né alunni?

È possibile immaginare, progettare e realizzare percorsi formativi più leggeri, reciproci e utili?
I desideri possono illudere. Cosa significano gli aggettivi leggero, reciproco, utile accostati a proposte di formazione? E per chi sono parole che qualificano la formazione?
Estraggo un passaggio da una mail che ha fatto circolare il vicepresidente di una cooperativa sociale a seguito di momento di formazione breve (brevissimo, cioè leggero?).

… la giornata è stata arricchente per i temi trattati e le esperienze riportate, e stimolante nelle sue modalità conduttive e partecipative. La contaminazione di esperienze, competenze, linguaggi e prospettive, inserita in un contenitore temporale non compresso, senza “cattedre ed alunni”, è stata una scelta efficace. Mi sono ritrovato nella duplice direzionalità che ogni azione formativa dovrebbe avere. Da una parte quella di arricchire nel “ricevere” informazioni e spunti utili per il ragionamento, dall’altra la possibilità nel “dare” il proprio punto di vista in modo libero e non protocollato produce un effetto di chiarificazione nel pensiero e nel ragionamento nel momento in cui lo si fa.
Gli stimoli sono stati diversi e nella prossima seduta del Consiglio di Amministrazione proveremo a definire i passaggi successivi…

La formazione in questo caso è certamente leggera nel senso di breve. Intensa la giornata, ma almeno una sola giornata, che non sembra essersi è rivelata pesante per l’organizzazione. Non in termini di impegno temporale e, tutto sommato neppure per i costi. Certamente impegnativa per il lavoro di preparazione svolto. E la prima considerazione è che si può avere la percezione che un momento di lavoro sia leggero perché cattura, emoziona, attiva. Perché non annoia e fa pensare. E il tempo vola. Si affrontano cose importanti, ed è già ora di chiudere. Chissà, forse nel caso preso a riferimento ‘leggera’ può significare che non lascia appesantiti e affaticati, ma piuttosto con la voglia di fare… Insomma una formazione è leggera quando non consuma energie, semmai le rigenera. La leggerezza può riferirsi a come si viene coinvolti (ci si coinvolge), e anche alla sostenibilità economica. Una giornata formativa, tra costi diretti (la conduzione e la facilitazione) e indiretti (la preparazione e il costo delle persone che partecipano) è sempre onerosa.

Nello specifico inoltre il momento formativo non sembra ‘leggero’ se stiamo agli impatti che prefigura, all’attivazione che vorrebbe innescare… In quell’occasione si ragionava di avvicendamenti tra amministratori dell’impresa. Come si costruisce continuità e ricambio nell’organo di governo di una impresa cooperativa? Qual è il ruolo delle persone che siedono in CdA? Quali competenze e quali responsabilità? Come lavorare individualmente e in gruppo? Qual è il ruolo del Consiglio e quali i compiti dei consiglieri? Le questioni non sembravano (non sono certo) da affrontare a cuor leggero.

Veniamo al termine reciprocità. Il vicepresidente chiarisce di essere soddisfatto perché la formazione ha consentito uno scambio. Nessuno si è messo in cattedra, tutti hanno messo a disposizione qualcosa di utile: informazioni, spunti, esperienze, osservazioni. La formazione non solo porta cose nuove e le rende disponibili, ma riconosce e abilita. Riconosce gli apporti, i pensieri, le esperienze di chi vi partecipa. Abilita a riconsiderare, a chiarire, a rilanciare, a domandare e a confrontarsi. Cos’abbia fatto di così stimolante il conduttore non è chiaro. Nella fase di preparazione si era confrontato sulla questione a tema, sulle possibili persone da invitare, sul mix da far incontrare. In avvio si era limitato a porre alcune domande e nel corso della giornata a sottolineare qualche punto e a fare qualche intervento di cucitura e di ripresa. Forse la cosa stimolante era che chi conduceva non era l’attore di uno spettacolo recitato per i partecipanti. Forse anche per chi conduceva il tema era carico di implicazioni e di sollecitazioni…

Utile per chi e per cosa? Mah, intanto la questione a tema nella giornata formativa era molto concreta: come si governa un’impresa collettiva, una cooperativa? Cosa significa far parte del CdA? Quante configurazioni di lavoro si possono assumere? [O tutto è già scritto nelle prassi che non vengono mai sottoposte a vaglio critico e si ripetono come copioni di una liturgia mitica?]. Cosa vuol dire affrontare la questione della governance e del governo partecipato? Come si sta in contatto con la compagine sociale, con i molti modi di essere soci, la comune responsabilità di essere coimprenditori? Questioni concrete: come si esercita il potere in nome di una impresa compartecipata? Vorrei poter raccontare l’evoluzione di quella cooperativa. Torno all’utile. Utile è qualcosa che non ci fa perdere tempo, che ci aiuta ad affrontare i problemi che si presentano come intricati, complessi, non bypassabili. Utile è qualcosa che ci apre possibilità, che non ci appesantisce, che ci aiuta a collaborare di più, a trattare le complesse domande che ci poniamo e che le persone che si affidano a noi ci pongono.

A volte la formazione finisce invece per essere pesante, brutalmente asimmetrica e frontale, inutile.

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This entry was posted on 2 June 2010 by in Quanto basta.

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