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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Tutto il mondo in un cordolo

Ho passato i fine settimana del mese di luglio a Grosio, in Valtellina.
I miei hanno portato i nostri bambini in montagna.
E noi siamo andati a trovarli.
Anche io da piccolo passavo le estati a Grosio.
Fino alla fine delle elementari si partiva a giugno e si tornava a settembre.
La scuola iniziava a ottobre.
E tutto succedeva esattamente come previsto dal sussidiario.
La casa dei miei e dei miei zii è appena più in alto del paese, subito dopo il primo tornante.
I tornanti sono pezzi di strada prodigiosi.
In pochi metri ti costringono ad invertire la rotta e ad alzarti visibilmente di qualche metro.
Questo tornante ha sull’esterno un parapetto che si interrompe quando incontra il fianco della montagna e sull’interno un cordolo.

Il cordolo è una striscia di cemento larga una dozzina di centimetri che alla partenza corre allo stesso livello dell’asfalto.
Dopo pochi metri il cordolo da un lato si alza di una quindicina di centimetri rispetto all’asfalto, dall’altro sale creando un dislivello progressivo.
Dall’imbocco del tornante, in una trentina di metri ci si trova più in alto del prato di un paio di metri.
Poi il cordolo finisce e parte il parapetto.

Il gioco è sempre lo stesso.
Iniziare il tornante camminando sul cordolo e arrivare alla fine del tornante senza perdere l’equilibrio, senza appoggiare il piede sull’asfalto.
La strada si avvolge e sulla destra cresce il dislivello.
È impossibile cadere.
Se si perde l’equilibrio, si mette il piede sull’asfalto (e hai perso).
Il gioco sta nel riuscire a camminarci sopra arrivando alla fine.

Quando arrivo al cordolo non c’è conversazione o bambino che tenga.
Devo fare il tornante camminando sul cordolo senza perdere l’equilibrio (e la sfida).
Ci provano anche i miei figli.
E mia moglie non capisce, richiama il grande, trattiene il piccolo.
Piove, scendono e salgono macchine, ho la spesa in mano, stiamo parlando…
Inizia il cordolo.
Parte la processione degli equilibristi.
Ognuno deve pensare a sé.
Se solo ti giri per dare un consiglio, un avvertimento, un incoraggiamento, perdi l’equilibrio.
Il grande e il piccolo, ciascuno deve farcela da sé, deve concentrarsi.
L’unico vero aiuto è fidarsi che ce la facciano.
E andare avanti.
Cadere è quasi impossibile.
Se cammini sul cordolo, cammini sul bordo che è la posizione più sicura, compatibilmente.
Di qui l’asfalto, di là un salto di un paio di metri al massimo, e poi sotto c’è il prato…
E in ogni caso, per un attimo tutta la vita è nel cordolo.

8 comments on “Tutto il mondo in un cordolo

  1. anna
    24 August 2010

    commento caustico della Ravanelli ( cioè la sottoscritta oer chi nn mi conosce)….. le mie figlie sono state via giugno e luglio e un po di settembre con i nonni….ma io nn no mai pensato ai cordoli::)))

    ciao graziano……torna a lavorare suvvia…
    anna

    • mainograz
      26 August 2010

      Cara Anna,
      ben tornata.
      Tu di cordoli ne hai due.
      In posizione strategica.
      E da quei cordoli controlli la vita della nostra città.
      Dici poco?

      A presto
      Graziano

  2. Enrico
    11 August 2010

    Che dire: complimenti!

  3. vittorio
    11 August 2010

    l’infanzia e l’adolescenza e -forse forse- anche in più in là, sono punteggiate da attimi in cui va in gioco tutta la vita. arrivare, prima del tram che sopraggiunge da dietro, a quella svolta a destra. percorrere tutta la staccionata in equilibrio. terminare una costruzione e soltanto a lavoro finito allontanarsi. mangiare tutto un barattolino di cioccolata prima di uscire. mangiare nove banane e vedere cosa succede. e via così.
    il cordolo del racconto brilla dell’efficacia tattile ed emozionale del simbolo ‘giusto’.
    e ne approfitto, grazie G per i pensieri che depositi qui!
    v

  4. michelino
    8 August 2010

    Ciao, ma dove sono i tornanti a Grosio?? sulla strada per la val Grosina?? fammi sapere che vengo a trovarti, in settimana sono in vacanze a Vervio, chiamami al telefono.

    • mainograz
      8 August 2010

      Ciao Michelino,
      in questi giorni non siamo a Grosio.
      Siamo tornati a Brugherio.
      Peccato.
      I tornanti sono sulla strada per la Valgrosina.
      E se vuoi fare la prova del cordolo, non puoi sbagliare.
      Imbocchi la strada che va verso Ravoledo e poi a Fusino.
      Prima del tornante di cui parlo c’è un parcheggio (e una fontanella).
      Parcheggi lì e fai la prova.
      Poi mandi un commento asseverativo;-))
      A prestissimo
      Graziano

      PS
      Ho in programma di rilanciare il percorso “I cristiani e la politica” sul blog.

  5. Martina
    8 August 2010

    Bello questo post familiare.
    Bello il modo come lo descrivi.
    Si è una metafora della vita
    di ognuno di noi.
    Buona domenica.
    Martina

  6. Marco
    7 August 2010

    Il tornante è una bombola di ossigeno per noi ciclisti!

Dai, lascia un commento ;-)

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