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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Matteo Lo Schiavo, ospite della settimana 48/2010

Come comunicare i servizi?

Lavoro con i servizi.
In particolare servizi sociali, socio-educativi, socio-sanitari, sanitari.
Servizi pubblici, in convenzione o gestiti da privati.

Matteo Lo Schiavo

Operatori, coordinatori e responsabili seppur da angolazioni diverse, si sentono:
–  minacciati da chiusure, tagli, spostamenti, riorganizzazioni, privatizzazioni…
–  sotto pressione per la complessità delle situazioni che incontrano…
–  incompresi mentre vorrebbero trovare maggiori sponde nei colleghi, fuori, in altri servizi, sul territorio, fra i cittadini…

Facciamo servizi di qualità, siamo in attivo, eppure vogliono chiuderci! E nessuno dice niente.

Fra operatori e chi ricopre ruoli di responsabilità strategica, direttiva o gestionale sembra molto difficile attivare scambi e comunicazioni. Piuttosto si incontrano rappresentazioni semplificate dei funzionamenti organizzativi, fra chi si presume abbia il potere della decisione e chi, invece, si trova solo ad eseguire scelte prese da altri. Così, da un lato, gli operatori non solo non sentono di partecipare alle decisioni ma non ne comprendono nemmeno i criteri e le ragioni. Mentre chi ricopre ruoli di responsabilità sembra prendere decisioni senza conoscere un po’ di più che cosa produce il servizio e quali sono i risultati per i destinatari, il territorio, le persone. Aumentano i disorientamenti che alimentano separazioni fra chi, a diverso titolo, partecipa alla produzione dei servizi.  Si riducono gli spazi e si affievoliscono i desideri per discutere dei problemi, definire delle priorità, coinvolgere diversi punti di vista, negoziare fra diversi interessi in gioco, condividere soluzioni.

Gli operatori sembrano rinunciare: di fronte al responsabile che non si assume la responsabilità, mostrandosi succube di decisioni prese sopra di lui, diventano essi stessi vittime. L’incomunicabilità regna. Si ingigantiscono i vincoli presenti nel sistema. Appare difficile scovare risorse, inventarsi appigli, sforzarsi di creare un piano B, un’alternativa. Si palesa sempre un’autorità superiore (ma fino a dove?) che deciderà, a cui bisogna sottomettersi e su cui scaricare ogni colpa. Oppure si alzano bandiere ideologiche di fronte a parole che invece di essere colte, discusse, aperte, messe in discussione, declinate o diventano slogan o sono messe alla gogna: risparmiare, contenere costi, privatizzare, tagliare, concorrenza, libertà di scelta, qualità, …
E così – come succede in politica – non si parla più dei problemi.
Se poi chiudono un servizio, può anche darsi che nessuno se ne accorga.
I legami e le relazioni sociali sono messe in discussione.

Siamo tutti un po’ più soli.

Mi sembra che:
–  oggi più che mai i servizi non possano permettersi di dare per scontata la loro esistenza;
–  si ripropone con forza la necessità di rendere visibile i risultati del lavoro dei servizi, il loro valore sociale;
–  per fare questo non si sa che linguaggi usare. Le relazioni dei servizi sembrano scritte per il solito pubblico. Le denuncie scandalistiche alla “Gabibbo” se anche alzano polveroni, si sgonfiano rapidamente. La pubblicità è vista come fumo negli occhi: non siamo merci!

Ma allora come comunicare, successi e insuccessi, risultati positivi, inattesi, negativi o imprevisti del lavoro con le persone? Come render conto dei prodotti e dei risultati del lavoro dei servizi e delle risorse investite?

Non è questo il momento per fermarsi a riflettere, raccogliere le forze, inventare e sperimentare qualche nuova strada?

Sono Matteo Lo Schiavo.
Mi occupo di formazione e consulenza.
E ogni tanto di ricerca.
Prevalentemente con organizzazioni che producono servizi.
Collaboro con Studio APS, dove ho affinato la formazione socio-economica e di analista delle politiche pubbliche con quella psicosociologica.
Recentemente ho partecipato in Francia a un bel seminario sulla Dinamica di gruppo.
Ho qualche preoccupazione professionale per il 2011.
Il mercato sembra ristretto, la concorrenza – di tutti i tipi – elevata.
Non basta lavorare.
Bisogna costruire, collegare, scoprire, curare, affinare, leggere, …
Trovare il cliente ma anche il finanziamento.
Ringrazio l’amico Mainograz per l’ospitalità.
Gli suggerisco un’altra rubrica: Porta un amico.
Così posso invitare Simona e Giuseppe a intervenire su questo blog.

2 comments on “Matteo Lo Schiavo, ospite della settimana 48/2010

  1. vittorio
    30 November 2010

    grazie Matteo, è un momento difficile ed anche sulle sponde dell’adriatico non ci facciamo mancare niente! Le cose che dici mettono bene in fila tante situazioni a cui assisto o nelle quali, molto più spesso, mi ci trovo dentro. Forse troppo, forse nel modo sbagliato. Intanto tengo le tue cose e le tue parole. Le farà servire!!
    v

  2. Martina Cecini
    29 November 2010

    Grazie per il tuo contributo
    ed impegno alla ricerca creativa
    pur in un momento difficile
    e complesso.
    Fa bene sapere che qualcuno
    si da da fare per una migliore
    qualitá.
    Martina

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