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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Scriver chiaro… servono a qualcosa le indicazioni?

Sto preparando un intervendo di formazione sulla comunicazione pubblica.

Per preparare una slide di sintesi ho attinto – rielaborandole – alle indicazioni che fornisce Cristina Lavinio nel suo libro Comunicazione e linguaggi disciplinari. Per un’educazione linguistica trasversale (Carocci, 2004).
Saranno utili?

Per scrivere chiaro:
• Raccogliere le idee (prima di scrivere o telefonare)
• Cercare una soluzione semplice
• Meglio brevi
• Precisi, se possibile diretti
• Usare parole di uso comune
• Evitare di tirarsela (no english, latinorum abstensio)
• Spiegare i termini tecnici inevitabili
• Astenersi da pseudotecnicismi
• Non usare sigle, abbreviazioni e simili
• Non strizzare l’occhio al lettore (lasciar perdere battute e ammiccamenti)
• Non usare frasi fatte
• Semplici(!): soggetto, verbo, complemento
• Contenere la forma impersonale (si raccomanda, si richiede, si sollecita…)
• Preferire la forma affermativa
• Ripetere aiuta, variare confonde
• Attenzione a non offendere involontariamente
• Punteggiare opportunamente
• Evidenziare le info più importanti
• Scrivere e riscrivere, non da soli

Certo, l’elenco avulso dal contesto si presenta vanamente prescrittivo, e forse noioso… Sarà il caso che pensi a qualche commento… prossimamente;-)

PS
Sono certo che Vittorio O. eccepirà che la cosa più bella è trasgredire queste regole (ogni regola!-)
Sono d’accordo con lui.
(Salvo quando sono un utente di un servizio, sono in coda, ho poco tempo, e magari sono preoccupato, e so già che non farò in tempo ad arrivare in orario a scuola a prendere i bambini).

3 comments on “Scriver chiaro… servono a qualcosa le indicazioni?

  1. vittorio
    13 December 2010

    trasgredire le regole non può diventare una regola, ma piuttosto l’opportunità sempre aperta di darsene di nuove! l’eccitazione risiede nella produzione della regola, mentre è la regola stabilizzata, consolidata, murata quella che produce le file. Lo so, lo so..non se ne può fare a meno, non ci sarebbe vita sociale, le regole che puoi produrti sono tuttalpiù quelle della tua vita privata, ma la collettività deve trovare nella stabilità i suoi fondamenti per proiettarsi nel futuro, e t’immagini se famiglia, matrimonio, polizia, chiesa, governo dello stato, orari dei treni, proprietà privata…t’immagini se non funzionassero su regole stabilizzate e murate, come dici te? non saresti lì al computer a scrivere fantasiole…
    Le so, le so queste cose e non posso che condividere…sarebbe una sfida troppo impari!! allo stesso tempo, devo sapere (dobbiamo sapere?) che uno spazio c’è sempre, che la forma e la solidità di una regola viene da una convenzione e, come tale, viene tacitamente negoziata ogni volta e, allo stesso tempo, deve portare la mia attenzione alla premesse (ai condizionanti) che hanno portato a quella convenzione.
    Ogni vincolo ha uno svincolo?

    (e Graziano lì, in fila, sbuffa piano e guarda inevitabilmente dall’alto i suoi vicini di fila, Serafina Caramelli, nata Autieri, 1939, giunta a Cinisello da bambina, deve presentare una domanda di sgravio e deve preparare una torta, come fa tutti i pomeriggi; Italo Manzin, rappresentante di commercio, si occupa di copertura di imballaggi, di passaggio e nervoso, sta aspettando di riscuotere un assegno di un cliente, Scatole&Scatole spa, di Buggiano; Doriano Lugli, lavoratore, innamorato, nel tempo libero mantiene rapporti costanti con i suoi ex compagni di scuola. La fila avanza e Graziano guarda l’orologio, guarda i suoi piedi, scuote il cellulare perchè gli dia un po’ di lavoro da fare, mentre è lì in fila. Poi si tranquillizza, slaccia la sciarpa e con discrezione risistema la cintura dei pantaloni. L’orario si erge implacabile e grida: Ritardo! Ritardo! Graziano adesso respira con il naso, guarda fuori, scricchiola un po’ tutto, si rivolge alla signora Serafina, Signora ha fretta? Vuole passare avanti? per me non c”è problema…Grazie, ma fa lo stesso, il lievito sta facendo il suo lavoro e posso aspettare, Italo si gira, guarda e non capisce una parola. Doriano pensa a lei moltissimo. Tocca a Graziano, fatto, sfreccia, due semafori verdi, una rotatoria senza traffico, guadagna secondi e minuti come fosse un drago affamato, la scuola è a meno di 500 metri, si alza la nebbia stasera…no. manifestazione di cassintegrati. Graziano solidarizza con loro. Di solito.

    ciao,
    v

  2. Matteo Lo Schiavo
    12 December 2010

    Mi è tornato in mente un altro suggerimento che mi ero appuntato molti anni fa quando dovevo preparare le prime presentazioni dei lavori Lo spunto l’avevo trovato nel libro di Marianella Sclavi A una spanna da terra, Feltrinelli 1994, a proposito del discorso pubblico che pur essendo diverso dalla scrittura, però forse può darci qualche suggerimento.
    L’autrice distingue cinque fasi del discorso: 1) introduzione; 2) definizione del tema; 3) sottolineatura della sua importanza; 4) svolgimento; 5) conclusioni.
    Per la fase dello svolgimento, che è la parte centrale del discorso, il suggerimento era di usare le seguenti attenzioni: esperienza personale; analogia; giudizio degli esperti; esempi; statistiche/fatti.
    Può funzionare anche per la scrittura?
    Ciao
    Matteo

    • mainograz
      12 December 2010

      E se trasformo tutto in una slide (dando a Sclavi/LoSchiavo [medesima etimonomastica] quel che è di Sclavi/LoSchiavo)?
      E poi, se occorre, propongo di ragionarci?

      Intanto grazie!
      Se sarà così (nel nuovo blog) sarà interessante:-))

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