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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Mimmo Damiani, ospite della settimana 15/2011

Mimmo Damiani

ERAN 300 ERAN GIOVANI E FORTI E…

Ben strano il mondo della globalizzazione, tutto si muove, gira, si sposta, miliardi di dollari che galoppano di Borsa in Borsa ventiquattro ore al giorno; tonnellate di container di tutti i generi di merci da un capo all’altro della terra; perenne movimento di notizie, dati messaggi e bip che attraversano il pianeta; milioni di turisti che vanno avanti e indietro da un meridiano all’altro.
Tutto si muove, circola e deve assolutamente circolare, in questa giostra planetaria. Tutto, tutti…tranne che a farlo siano loro: i clandestini. L’unica mobilità che, infatti, oggi e’globalmente detestata è il nomadismo dei poveri.
A destra ed a sinistra ne parlan sempre male, come se costoro fossero una nuova razza orribile, apparsa all’improvviso sul pianeta terra. Ma i clandestini sono “semplicemente” uomini e donne, vecchi, bambine e bambini. Molti di loro sono rimasti prigionieri laggiù, in fondo al mare, qualcuno invece ce l’ha fatta ad arrivare all’altra sponda. Pieno si sogni e di timori e di speranza, che c’e’qualcosa, ancora, in cui sperare.

Faccio questa premessa per parlare del problema dei cosiddetti trecento possibili profughi/clandestini/persone che il Ministro Maroni avrebbe previsto di “ciondare” alla provincia di Pavia. Da quel poco che ho letto e capito nessuno li vuole, con diversi accenti del politically correct : forse sarebbe meglio se …aiutiamoli a casa loro …abbiamo già dato …”fora di ball.”

Essendo tutti reduci di un periodo di celebrazioni risorgimentali mi è subito tornata alla mente la famosa poesia studiata alle elementari che celebra le gesta di Pisacane  “Eran trecento, eran giovani e forti e…“ .
Anche questi 300 sono certamente giovani e indubbiamente forti. Ci vuole forza e coraggio a salire su quei barconi. Anche loro come i ragazzi italiani dell’800 hanno rischiato e lottato per la libertà. Anche loro sono audaci, come i nostri di un tempo ed aspirano ad una vita più dignitosa, ad una Patria più giusta. 300 audaci o rompiballe, a seconda dei punti di vista. Comunque 300. Non è altro che il numero di una scuola medio-piccola di un qualsiasi Paese della nostra provincia. E di scuole così ne abbiamo centinaia ( senza contare quelle con quasi 1000 ragazzi). Insomma è come se dovessimo farci carico di una scuola in più.  Non eravamo diventati “ Pavia Capitale della formazione”?, “ Pavia città dei saperi” ?
Non sarebbe quindi più dignitoso, utile, culturalmente entusiasmante e certamente più umano, occuparcene seriamente come faremmo per dover gestire una nuova scuola della provincia? Invece che questa sceneggiata (a scopi elettorali) a chi le spara più grosse per smarcarci da una responsabilità, non varrebbe la pena e la gioia di ribaltare il ragionamento?

Eccoci caro Ministro Maroni, siamo noi, la provincia di Pavia, Capitale della formazione e dei saperi!
Li prendiamo noi questi 300. Come fosse un’altra scuola della nostra comunità. Ci daremo da fare per accogliere, ascoltare, orientare, formare, conoscere, capire, farci capire. Ed educarci insieme. Daremo corpo alle intelligenze, energie e generosità della nostra antica Università, dei nostri 190 Comuni, delle nostre 327 Parrocchie, dei nostri ricchi proprietari di case vuote, dei nostri prestigiosi collegi, delle nostre storiche cascine, dei nostri bravi imprenditori, della nostra gente laboriosa, del nostro diffuso volontariato.

Trasformeremo un problema in un’occasione, una paura in un’opportunità. Dimostreremo che, quando si vuole, si possono fare cose grandi con sforzi piccoli. Invece di concentrare 300 persone in un ex arsenale o ex qualcos’altro, li faremo inserire in ciascuno dei nostri Comuni della bella Lomellina, del romantico Oltrepò, del Pavese. Una famiglia qua, una persona là, due fidanzati in collina e due amici vicino alle risaie. La Prefettura, la Provincia ed il privato-sociale coordineranno le attività. I preti e gli oratori faranno la loro parte. Con l’Ispettorato del lavoro troveremo il modo per “scambiare” vitto e alloggio con un qualche lavoro temporaneo negli orti e vigneti che stanno rifiorendo o nella cura degli anziani soli o nella manutenzione di edifici pubblici. Certamente tra i 300 ci saranno informatici, insegnanti, meccanici, idraulici, panettieri, infermieri. Insieme agli ospedali, agli artigiani ed agli ordini professionali troveremo anche a loro una collocazione ed un impegno. I medici di base e l’Asl garantiranno la parte sanitaria. I Carabinieri controlleranno. Le scuole e le Comunità di accoglienza si occuperanno dei minori. Le famiglie di immigrati che vivono da tempo insieme a noi daranno il loro impegno. Spazio Musica organizzerà una bella jam-session con i musicisti che sono tra i 300.  I Centri professionali di ristorazione promuoveranno una serie di eventi cultural-gastronomici sul tema cibo, convivialità ed intercultura. Il Corso di scienze umane del Cairoli farà una ricerca sull’esperienza e raccogliere le storie di ciascuno. Figazzolo ci monterà su un bel documentario e magari Mino Milani ne tira fuori un libro tra il risorgimento vecchio e quello nuovo. Sarebbe una bella storia.

Farebbe scuola (in coerenza con la presunzione di essere luogo di saperi). Andremo sui telegiornali e da Bruno Vespa per qualcosa di meglio del delitto di Garlasco. E magari anche il salame di Varzi ed il Pinot grigio ne avranno qualche beneficio in termini di notorietà.
Eran 300 eran giovani e forti e… il seguito spetta noi. A ciascuno e a tutti. Speriamo solo che non finisca come con la poesia del patriota Luigi Mercantini.

[Editoriale pubblicato sabat0o 02 aprile 2011 sulla Provincia Pavese]

Pier Francesco Damiani detto Mimmo. 55 anni. Laureato in Filosofia. Sposato con Mirna Imamovic, giornalista di Sarajevo.
Già Presidente del Comitato Provinciale di Pavia per l’UNICEF, è stato socio-fondatore di alcune cooperative sociali, di un Centro interculturale e del Comitato Pavia Asti Senegal. Ha svolto esperienze come cooperante internazionale in Sud America ed Africa anche per conto della UE e del MAE.
E’ attualmente responsabile progettuale dell’UNICEF  Pavia e della Comunità per minori Mulino di Suardi ( Pv). E’ stato  funzionario del Ministero del Lavoro, della Regione Lombardia e della Provincia.
Autore di pubblicazioni su temi di ordine sociale e culturale. Attualmente lavora ad APOLF, un CFP di Pavia, come coordinatore progettazione e servizi al lavoro.

One comment on “Mimmo Damiani, ospite della settimana 15/2011

  1. Laura Sarta
    11 April 2011

    Mi fa veramente piacere leggere che dalla Provincia in cui vivo arriva una grande disponibilità per persone che vivono una drammatica situazione di difficoltà.
    Certo rispetto al numero esorbitante di arrivi 300 non sembra un numero alto eppure io penso che, nella vita, vale la pena di adoperarsi anche per una solo persona.
    Adesso va un pò meglio ma la mia esperienza, da straniera, a Pavia non è stata delle migliori.
    In una parrocchia il mio accento siculo era troppo marcato per fare il catechismo, una mia ex condomina dopo 4 anni di scarsissima conoscenza mi dice (senza che nessuno glielo avesse chiesto)”anche se meridionale si vede che sei una brava persona”, per non parlare di una mia cara collega che un giorno mi disse “sei così garbata che non sembri neanche siciliana”. Non ho avuto il coraggio di risponderle ma volevo gridare a voce alta che io sono orgogliosa di esserlo.
    Poi però ho imparato a “muovermi” e così ho incontrato Don Daniele che mi vuole un mondo di bene e che mi ha affidato più di una classe di catechismo, Clementina, che addirittura mi chiamava a casa per gli auguri di Natale (ormai è in cielo) e ancora Flavia, Anna…e tanti altri ancora che non vedono l’ora di venirmi a trovare in Sicilia.
    Credo che l’incontro con l’altro, con qualsiasi altro, sia motivo di crescita e di ricchezza, basta crederci ed accoglierlo con disponibilità, apertura e senza diffidenza.

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