Mainograz

Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Logica sito vs. logica blog?

Sito, vetrina, bacheca, scaffale…

Le rappresentazioni sulle funzionalità della comunicazione per mezzo di internet sono varie. Nelle situazioni informali dove interagiscono persone che non fanno riferimento a codici professionali esperti nel campo della comunicazione e tecnologie dell’informazione telematica, ricorrono  alcune metafore per esprimere le esigenze avvertite. Alcune espressioni mi sembra riassumano bene le rappresentazioni che vanno per la maggiore:

  • “Ci servirebbe una vetrina per far vedere quello stiamo facendo…”;
  • “Ci servirebbe una bacheca, così chi passa trova le nostre proposte, e anche quelle di altri…”;
  • “Abbiamo bisogno di una specie di libreria dove mettere tutti i materiali, così chi vuole li può trovare…”.

Vengono manifestate con minore frequenza esigenze di interazione:

  • “E se qualcuno vuole, può fare domande o commentare?”
  • “No, è un casino gestire i commenti, poi magari scrivono cose che non c’entrano, poi dobbiamo già seguire il sito e tutto quello che ci dobbiamo mettere…”

Ritorna qui l’idea di sito a riassumere qualcosa che è vetrina, bacheca e scaffale. Ancora meno frequentemente vengono espresse esigenze di riflessione e costruzione di testi, materiali, produzioni collettive. Sembra affacciarsi l’ipotesi che le informazioni offerte con regolarità determinano contatti che si protraggono nel tempo.

Un nome che ancora non c’è

L’idea di blog tende ad ampliarsi. Non più solo diario personale uniderezionato dall’autore alla platea dei lettori aficionados. Possiamo pensare ai blog promossi da organizzazioni (reti, raccordi, associazioni, comitati, ecc.) sia come a sotto articolazioni di siti istituzionali, sia a contenitori di funzionalità diverse, come ad esempio sezioni più definite e statiche. “Condomini” di funzionalità che provano a offrire più opportunità in un medesimo ambiente: spazi di discussione aperti o riservati, vetrine di presentazione, bacheche di opportunità, newsletter commentabili e rilanciabili attraverso le email, scaffali per l’approfondimento e la produzione di testi ad accesso limitato, librerie di immagini e di video, stanze per la formazione…

  • La vetrina richiede passanti che gettano l’occhio, catturati magari da un evento in cartellone.
  • La bacheca presuppone curiosi che di tanto in tanto tornano per vedere se ci sono novità interessanti.
  • Il blog consente di decidere argomenti da trattare, sui quali tornare per approfondimenti o digressioni, per dar vita a discussioni più o meno regolate e animate.

In questi siti-blog sono possibili funzionalità più attive che consentono ai frequentatori di promuovere discussioni su argomenti specifici. Prevarrebbe il registro dei forum senza arrivare a costituire una vera e propria piazza (idea per la verità tendenziale, aspirazione più che esperienza concreta, giacché l’animazione e la regia sono gli ingredienti segreti).
In genere nei template disponibili non manca la possibilità di iscriversi e ricevere con regolarità definibili commenti e nuove pubblicazioni. La funzionalità tipica dei gruppi di discussione è garantita in modo parziale, la possibilità cioè di farsi promotori di temi da trattare non sempre viene resa disponibile, (il collegamento è assicurato, forse meno l’orizzontalità).

Qualcosa vieta che queste funzionalità possano essere compresenti? Non la tecnologia disponibile (nelle forme basic è gratuita o a costi molto contenuti). L’ostacolo maggiore – ma spesso sottovalutato – è il lavoro redazionale richiesto per passare da spazi virtuali discontinui, occasionalmente aggiornati, più o meno manutenuti, a luoghi attivi (non necessariamente iperattivi). Un secondo ostacolo è la competenza tecnica richiesta, non eccessiva, ma pur sempre necessaria per poter offrire un servizio di comunicazione curato e aggiornato.

Dal sito al blog?

Recentemente, nell’ambito di alcune consulenze, è stata posta in agenda la questione delle forme di comunicazione organizzativa (interna ed esterna). Alla ribalta la polverosità dei siti, i loro stentati aggiornamenti, l’inefficacia presunta o segnalata, il problema di informazioni faticose da confezionare, la fatica di assicurare gestioni avvertite come farraginose e che richiedono supporti e competenze esterne (in genere costose e poco attente alle esigenze specifiche).

  • Meglio optare per un sito vetrina/bacheca/scaffale?
  • Meglio cimentarsi in blog impegnativi, discontinui, poveri, alla fine sottotono e poco frequentati?

Verso una inevitabile integrazione (che c’è già)?

L’intensità di integrazione fra le due logiche può variare. Naturalmente. I software disponibili rendono siti (e blog) agevolmente modificabili. Visitare di quando in quando un sito di buona fattura ci dà a un tempo una sensazione di continuità e di novità. Quando ci si ritorna per riprendere un’idea o scaricare un materiale e il sito è già stato leggermente trasformato, è stato aggiornato, alcuni contenuti dismessi altri inseriti.

Prevale nei siti la dimensione spaziale, nei blog quella temporale? Mi sembra di vedere che venga apprezzate l’opportunità che vengono dall’intrecciare spazio e tempo, ordine geografico e ordine storico in configurazioni che possono mutare.

Per molte organizzazioni va ponendosi la questione della comunicazione istituzionale pubblica, della visibilità, della promozione del proprio lavoro, della propria collocazione, della storia, del valore sociale della propria azione, delle proposte. In che modo essere efficaci nel comunicare e nel promuoversi?

In che misura i siti riflettono le identità organizzative? In che modo i brand e le molteplici tessiture comunicative che li veicolano contribuiscono a renderli riconoscibili e ad affermarli? E, per una ovvia reciprocità, in che modo le svariate comunicazioni pubbliche confermano, modificano, plasmano, trasformano l’immagine dell’organizzazione? In che modo le statistiche che restituiscono informazioni e dati sulla fruizione di pagine e contenuti, su visite e ritorni immettono feedback trasformativi?
Certo lavorare alla costruzione di un sito, di un blog, di un sito-blog comporta la messa in discussione del proprio lavoro e del tracciato (più o meno) evolutivo dell’organizzazione. Si tratta a volte di discussioni inconsapevolmente virate (o trattenute) sul piano tecnico-tecnologico, di processi di progettazione che mantengono latenti rappresentazioni e immaginario organizzativo. Lavorare alla riprogettazione del proprio sito-blog richiede processi contemporanei, paralleli, intrecciati, e – quale che sia la forma di connessione – consapevoli di riflessione sull’identità organizzativa.

Pensieri – come piaciono a me – ancora disordinati.

4 comments on “Logica sito vs. logica blog?

  1. Mainograz
    20 September 2013

    L’ha ribloggato su PARESBLOGe ha commentato:

    Et voilà.
    Rebloggo un post del novembre 2011 (un post che ha quasi due anni).
    Mi chiedo se c’è qualcosa di ancora valido in un mondo (socio)tecnologico che:
    – sembra convergere mettendo a disposizione le medesime funzionalità (Linkedin vuole catturarci come Facebook e Facebook vuole il nostro CV come Linkedin, e l’hashtag di Twitter è ormai standard…)
    – evolve rapidissimissimissimamente, cambia, si trasforma, si consolida e fonde virtuale e reale quasi senza che ci si renda conto che il (mio) primo cellulare risale a 15 anni fa (1996!).
    – I blog non sono più ‘semplici’ diari online: forse con questo termine dovremmo accordarci di intendere siti dinamici, facili da attivare e da usare, che – all’apparenza – sembrano non reggere il confronto con gli spazi resi disponibili dai Social.
    Insomma un post scritto due anni fa, questo post, superato o conserva qualche elemento di validità?

  2. Forse uno degli elementi dell’identità organizzativa che rende difficile l’integrazione tra strumenti più rigidi (il sito-vetrina) e altri più dinamici (blog) è relativo alla difficoltà, che incontrano spesso le organizzazioni, nel pensare la propria comunicazione differenziata a seconda del contesto.
    E’ come se l’assunto, banale nella quotidianità individuale, di una comunicazione che si modula in modo diverso in contesti formali (sul lavoro) o informali (in famiglia, con gli amici) trovasse difficoltà di applicazione quando un organizzazione deve pensare la propria strategia comunicativa.
    Quasi come se ci illudesse di poter comunicare allo stesso modo con l’Ente Pubblico e con il privato cittadino interessato ai nostri contenuti, faticando a conciliare registri e modalità diverse a seconda delle diverse attività (settori, servizi) della nostra organizzazione.

  3. Mia
    17 November 2011

    Condivido ma nell’epoca dell’arte che è e si fa progettualità, del multi taskin in ambito d’apprendimento adulti e bambini, della formazione modulare e condivisa, dell’ antropologia e psicologia multi etnica l’ultima frase è valida per qualsiasi ambito culturale e operativo che contempli la relazione tra e con gli altri e la nascita di un idea

  4. Alberto Ponza
    17 November 2011

    Mi viene in mente il caso di un’azienda, la LML (http://www.lmlitalia.com/index.php?lang=it), che per un certo periodo ha utilizzato un canale non ufficiale, un forum gestito dai clienti, per venire incontro a problematiche dei prodotti commercializzati.

    E’ durato poco, ora sono tornati alla vetrina, però la parziale apertura mi ha trasmesso un senso di trasparenza, attenzione, voglia di mettersi in discussione.

    Le vetrine si possono giusto guardare….

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