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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

La fatica di scrivere a quattro mani (Sjöwall e Wahlöö)

Le fatiche si intrecciano

Più fatiche di scrivere: affrontare un progetto complesso, lavorarci in coppia ed essere una coppia nella vita. Tre match, non da nulla. Le fatiche di scrivere intrecciano…

La citazione

«Quando ci siamo incontrati, sei anni fa, avevamo già – ognuno per proprio conto – avuto l’idea di analizzare la società del nostro tempo sotto forma di romanzo poliziesco e ci eravamo accorti che tale compito era troppo gravoso per una sola persona. Questa fortunata coincidenza ha fatto sì che potessimo subito metterci al lavoro per pianificare l’opera. La prima condizione era di creare una serie di dieci romanzi e di continuare la tradizione nobile, che si basa sul sentimento di giustizia e dove i personaggi principali sono dei professionisti della lotta al crimine.

Ogni romanzo è basato su uno schema molto dettagliato, elaborato su casi già accaduti – principalmente all’estero – presi dalla moderna storia della criminologia occidentale. Poi discutiamo fino a giungere a un’idea condivisa sui personaggi che agiranno nella storia. Inoltre visitiamo i luoghi dove si svolgeranno i fatti.

Riguardo alla stesura vera e propria, possiamo dire che seguiamo scrupolosamente lo schema e che scriviamo un capitolo a testa. Scriviamo a mano e sempre di notte.

La maggior parte delle volte abbiamo lavorato nei luoghi dove il romanzo si svolge. […]

Un giornalista che ci ha incontrati durante il lavoro di stesura ha poi riportato che il nostro studio somigliava a un quartier generale in vista di una grande offensiva militare: “Con l’enorme scrivania piena di mappe dettagliate, schizzi, tabelle e opere di consultazione di ogni genere che si accatastavano tra i due scrittori”. Forse questa è una descrizione appropriata.»

pp. 8-9
Maj Sjöwall e Per Wahlöö parlano del loro lavoro
(1967), pubblicato come prefazione a L’autopompa fantasma, Sellerio, 2008 (edizione originale 1969).

Le considerazioni

Ripercorro il brano citato e commento i singoli passaggi. Introduco considerazioni e divagazioni spero non inconsistenti.

Per fronteggiare la fatica:

  • Scrivere è, a volte, fatica eccessiva, “un compito gravoso per una sola persona”, per questo si uniscono le forze! A mia volta cerco compagni/e di scrittura perché sento di non avere forze bastanti: di tenuta, ideative, di cura, di (auto)controllo.
  • Sappiamo che la coppia (nella produzione e nella vita) pianificò un progetto di scrittura (e lo perseguì) riuscendo a pubblicare dieci romanzi prima della scomparsa prematura di Per Wahlöö. Gli autori non si limitarono a tratteggiare il piano di un’opera, ma disegnarono un percorso composto da diversi testi. Unendo le forze si possono fare progetti ambiziosi e sperare di realizzarli. Ma non sempre si incontrano sensibilità e prospettive accomunanti. A volte, nonostante le abilità tecniche, non scatta la sintonia profonda, non si sente il trasporto per un piano o un disegno comune. Si può scrivere insieme unendo le tecniche. Ma, se accade, di intrecciare le sintonie per un comune progetto allora anche le mete più impervie vengono avvertite come alla portata, meno demanding, esigenti fatiche più sostenibili e gratificanti.
  • Per gli autori scrittura non aveva solo valore estetico, ma di impegno civile e sociale. Dentro un tracciato (un genere) quello poliziesco nobile e dai nobili ideali, popolare e disposto al giudizio implacabile dei lettori. Insieme si possono reggere sfide piuttosto rischiose. Mettendo insieme intenzioni individuali consonanti anche le sfide impensabili possono essere affrontate.

In sintesi tre ingrediente: intenzioni individuali (sufficientemente) consonanti, condivisione di un metaprogetto di valore, consapevolezza della complessità del compito per una sola persona.

Per governare diverse attività della scrittura a più mani:

  • La processualità del comporre gioca un ruolo fondamentale nelle produzioni scrittorie. Dal brevissimo racconto possiamo ricavare le attività che gli autori svolgono. Non si tratta di passaggi sequenziali, e processualità dunque non significa fasi concatenate, quanto piuttosto aspetti, azioni, attenzioni da collegare fra loro:
  • Il primo passo sono bracconaggi (dichiarati) nelle riserve della realtà (in storie realmente avvenute), spunti, giacimenti di idee… Ci sono fatti che superano l’immaginazione e scrivere è attingere a piene mani per ricombinare. Per gli autori era essenziale documentarsi: procedere alla ricerca e all’esame di casi reali da cui estrarre idee e definire un modello da cui partire, da considerare, stravolgere e superare.
  • C’è da definire un plot per ogni romanzo, un riferimento dettagliato, uno schema articolato, un piano esecutivo dell’opera, da sviluppare, da precisare, seguire e precisare.
  • Scrivere poi non è solo scrivere. È parlare, discutere, confrontare punti di vista e idee. Immaginare e raffinare parlando(si), affinare via via l’azione e le reazioni dei personaggi ragionandoci ad alta voce.
  • Scrivere è immergersi nel compito in un ambiente. Non mi riferisco al contesto di senso, ma all’ambiente fisico in cui i due autori redigevano i testi. Per scrivere si cercano le condizioni ambientali ottimali, una nicchia, uno spazio, una stanza. Ci sono scrittori che scrivono in cucina, scrittori che scrivono allo stesso tavolo di un caffè, scrittori che cercano ospitalità in luoghi remoti, scrittori che hanno studi in cui vanno a lavorare. Scrittori che scrivono di notte come i nostri e nei luoghi in cui le loro storie venivano ambientate, alla ricerca di atmosfere, di emozioni, di condizioni di realismo (che si avvertono nei loro romanzi). La fatica poi la si regge non solo sorreggendosi, avendo un progetto articolato e obiettivi di valore, discutendo, lasciandosi catturare dai contenuti, ma anche immergendosi nelle realtà che accoglieranno le vicende da narrare.
  • Maj Sjöwall e Per Wahlöö scrivevano a mano: cosa ci dice questo particolare? Negli anni settanta non erano disponibili i computer, avrebbero potuto scrivere a macchina… Cosa avranno voluto dire sottolineando la produzione manuale?
  • Scrivere è scambiarsi le parti, rivedere il lavoro altrui, fondere e confondere gli apporti: “dopo aver pianificato con cura il plot, scrivevano un capitolo a testa, che poi facevano rivedere all’altro per verificare assenza di incongruenze.” (Zatti, 2005, p. 377). Scambiarsi le parti, non solo rivedere funzionalmente il lavoro altrui, ma riprenderlo, riconsiderarlo, rielaborarlo. La prova di questo lavoro duplice è una sorta di trama ritorta del testo, come se ci fosse una densità nei personaggi, nella storia, nell’atmosfera. Che dipenda da questo doppio passaggio?
  • In ogni caso la scrittura è molto di più della stesura del testo: la scrittura è documentazione, preparazione, stesura e revisione. La scrittura alternata dei capitoli e la revisione reciproca (i due autori stendevano un capitolo a testa e poi se lo passavano per la rilettura e la revisione, come racconta Maj Sjöwall a Louise France) fanno pensare alla fatica (e alla volontà) di de-immedesimarsi dal compito per farsi lettori reciproci. A me pare di vederci lo sforzo di introdurre una distanza dalla propria produzione, un tentativo di liberarsi dagli avviluppi che il testo riserva al suo autore.

Scrivere è muovere una guerra, mappe e piani non bastano mai, un quartiere generale deve essere insediato, una coabitazione prevista e preservata. Un tempo riservato e difeso. Senza un saldo avamposto e un sicuro ponte di comando nessuna campagna può essere intrapresa. In solitudine la guerra è con se stessi. In due il compagno può farsi nemico e alleato, complice e sfuggente sabotatore (scrivere a più mani richiede una regia interattiva). Scrivere a più mani è appagante e disperante (i processi riflessivi non solo interiori, ma sociali). Si può sentire la consonanza produttiva, l’emozione dell’intesa o pure il fastidio della compresenza, l’incomprensione irritata, il sentimento del divario e dell’inutile autocontrollo. Scrivere a più mani è uno dei piaceri professionali più ambiti e più esposti al disappunto.

I riferimenti

Renato Zatti Postfazione al volume di Maj Sjöwall e Per Wahlöö Un assassino di troppo, Sellerio, 2005 (edizione originale 1974). Renato Zatti è il traduttore dei romanzi della coppia svedese.

L’intervista di Louise France a Maj Sjöwall pubblicata su The Observer il 22 novembre del 2009. La traduzione dell’articolo è curata da Alessandra Buccheri e pubblicata in due parti (prima parte e seconda parte) sul blog L’angolonero.

Ho preso la foto di questo post da un articolo pubblicato sul sito Sweden.se (per chi ha voglia di Svezia, il sito è da visitare;-). Nell’articolo vengono presentati alcuni fra i giallisti svedesi più conosciuti. E i nostri autori non sono l’unica coppia. Quanto sarà diffusa la scrittura a più mani? Su questo tema voglio cercare dati e ritornarci;-)

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