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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Dati economici e avvicendamenti (2/3)

Ecco il secondo di tre post (qui il primo e qui il terzo) che insieme formano un contributo sull’uso dei dati economici in una situazione di passaggio traumatico di consegne al vertice di una impresa cooperativa sociale.

  • Subentrare nel governo e nella gestione di una impresa sociale non è agevole. Non lo è quando i passaggi sono condivisi, diventa complesso quando ci si trova ad assumere responsabilità imprenditoriali per sé e per altri repentinamente.
  • Inoltre spesso accade che le informazioni di carattere gestionale, in particolare in imprese sociali di piccole dimensioni, si concentrino nelle mani di una o poche figure.  E la lettura delle condizioni economiche non è un lavoro opzionabile quando è necessario assumere il compito di prendere decisioni, se poi l’accesso alla comprensione dei dati economici e finanziari si riduce per perdita di continuità le cose si fanno complesse.
  • In aggiunta in frangenti critici può essere d’aiuto poter confrontare le proprie performance con quelle di altri, per iscrivere le proprie condizioni in una cornice di riferimento che consenta valutazioni e consapevolezze meno assolute e più contestualizzate.

In questo secondo post presentare la riclassificazione del conto economico secondo lo schema del valore aggiunto per evidenziare la formazione e la distribuzione della ricchezza nella cooperativa sociale BNova che affrontava il repentino passaggio di consegne. Le performance economiche vengono confrontate con quelle di altre tre cooperative e con il dato medio per evidenziare scostamenti e criticità…

La riclassificazione a valore aggiunto consente di evidenziare la creazione e distribuzione della ricchezza economica prodotta

La riclassificazione del conto economico secondo lo schema del valore aggiunto permette di evidenziare la creazione della ricchezza prodotta da una impresa e di scomporne la distribuzione fra alcuni principali interlocutori. Possiamo definire il valore aggiunto come «la differenza tra il valore dei beni e servizi che l’azienda acquista dall’esterno (input) ed il valore dei beni e servizi che l’azienda colloca sul mercato al termine del ciclo produttivo (output)».

[valore finale – valore iniziale = valore aggiunto]

Il valore aggiunto mostra i rapporti con alcuni portatori di interesse: permette infatti di quantificare con variabili economiche alcuni rapporti tra l’impresa e i suoi interlocutori, consentendo una valutazione economica (e quindi importante ma parziale) dei costi-benefici relazionali.
Il trattamento dei dati contabili secondo il criterio del valore aggiunto evidenzia la formazione della ricchezza prodotta dal lavoro dell’impresa e la sua distribuzione agli interlocutori. Lo strumento valore aggiunto mantiene una funzione complementare e non sostitutiva del conto economico impostato secondo le direttive europee.
Il punto di forza del valore aggiunto è la capacità di rispecchiare le relazioni che le imprese instaurano e di presentare in modo sufficientemente intuitivo  i rapporti di scambio l’impresa intrattiene con suoi interlocutori.
Adottare la riclassificazione a valore aggiunto evidenzia un approccio di rendicontazione multistakeholder e sottintende una volontà di dare conto di performance e risultati sociali agli attori significativi, senza i quali l’azione dell’impresa sociali sarebbe priva di significato.

Il valore aggiunto:

  • è uno strumento informativo che mette in luce l’efficacia economica dell’impresa,
  • dà una rappresentazione economica delle performance e dei risultati sociali dell’organizzazione,
  • rende possibili valutazioni sociali sulla base di dati economici,
  • ma  non esaurisce le possibili analisi economiche. La riclassificazione secondo lo schema del valore aggiunto può rappresentare un’area di integrazione tra il bilancio sociale ed il bilancio economico, un passo concreto in direzione di bilanci economici, sociali ed ambientali integrati.

Quattro bilanci economici in un quadro sinottico

Abbiamo predisposto la riclassificazione secondo lo schema del valore aggiunto delle quattro cooperative sociali di tipo B coinvolte. Nello schema sottostante non riproduciamo l’analisi puntuale dei risultati. Portiamo all’attenzione del lettore solo su alcuni elementi significativi. I dati presentati sono in percentuale.

Comparando le riclassificazioni a valore aggiunto…

Le due tabelle sinottiche mostrano la riclassificazione del conto economico – delle quattro cooperative sociali di tipo B oggetto di indagine – secondo lo schema del valore aggiunto. La quinta colonna presenta una sorta di profilo di riferimento ricavato dalla media dei valori delle cooperative sociali prese in esame, ed utilizzato qui come valore di benchmark.

Quali gli elementi positivi nel bilancio della cooperativa sociale B Nova?

  • Un primo elemento positivo concerne i ricavi da committenti pubblici mediante convenzione (art. 5 legge 381/91). Si presentavano con un’incidenza inferiore al 50% rispetto alle entrate del periodo. Ciò avrebbe dovuto determinare una richiesta sostenibili di percorsi di integrazione al lavoro per persone in condizione di difficoltà (mentre i capisquadra consiglieri della cooperativa sociale B Nova denunciavano un forte, quasi insostenibile, sovraccarico operativo e relazionale: non riuscivano a seguire le persone, a parlare con i servizi, a rispettare i capitolati…).
  • Un secondo elemento positivo riguarda il mix dei ricavi da convenzioni, gare e clienti privati. Confrontando la percentuale dei ricavi da clienti privati (34%) con quelle delle altre cooperative si evidenzia un buon risultato, che testimonia la capacità della cooperativa di muoversi sul mercato, differenziando le modalità di acquisizione di commesse. Va tuttavia considerato che la maggior parte del fatturato da clienti privati era determinato da un solo cliente, e ciò indicava il rischio di dipendenza da monocommessa.

Quali invece le criticità che si evidenziano per la cooperativa sociale B Nova osservando la riclassificazione a valore aggiunto?

Passiamo brevemente in rassegna i principali valori che presentano scostamenti di rilievo.

  • La percentuale dei costi-consumo di produzione e gestione si attestava al 46% del valore della produzione dell’anno: performance di ben dodici punti superiore alla media. Da cosa veniva determinato un risultato che appariva anomalo e preoccupante? Considerano i costi-consumo di produzione e gestione derivanti da esternalizzazioni a terzi di attività, sommando i risultati degli affidamenti ad imprese del mondo profit (7%) e al circuito nonprofit (8%), essi erano pari al 15% del valore della produzione del periodo. All’esterno venivano affidati i lavori più complessi: i capisquadra erano impegnati a sostenere il carico relazionale ed operativo determinato dal numero di persone in inserimento. Internalizzare commesse professionalmente gratificanti, ma soprattutto economicamente remunerative, comportava la capacità di attrarre competenze professionali aggiuntive o di liberare le energie presenti. La cooperativa probabilmente grazie all’immagine ed al capitale reputazionale costruito negli anni sviluppava rapporti in grado di produrre reddito e lavoro di qualità, ma mostrava una tale affaticamento da dovere affidare a terzi la realizzazione di queste commesse.
  • Il valore aggiunto globale netto ulteriormente sottolinea lo stato di crisi della cooperativa B Nova: la ricchezza distribuibile è pari al 52% del valore della produzione del periodo: il dato è il più basso comparato con quelle delle altre cooperative sociali B (inferiore di 11 punti percentuali alla media di benchmarking).

Nel prossimo post viene analizzata la distribuzione della ricchezza prodotta (la distribuzione del valore aggiunto) per leggere ulteriori segnali di criticità. L’esame delle performance economiche non esaurisce il campo delle valutazioni: insieme all’esame di quello che accade è essenziale ragionare sulle cause che determinano situazioni critiche…
.

Qui i post precedente e il post successivo:
Dati economici e avvicendamenti 1/3
Dati economici e avvicendamenti 3/3

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