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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

L’essenza del suffisso -ario

Questo post è una costruzione tutta da verificare: un tentativo per raccapezzarsi nel mare delle parole. Si tratta presumibilmente di un problema per sociolinguisti [ah, se qualcuno rispondesse all’appello implicito contenuto in questo messaggio e venisse in soccorso…].

La sintassi del suffisso –ario

Nell’italiano abbiamo diverse parole che terminano con il suffisso –ario:

  • destinatario (chi è destinato a ricevere un oggetto o una comunicazione);
  • fiduciario (chi deve agire nell’interesse del fiduciante, mirando a procurare il massimo vantaggio);
  • mandatario (chi riceve un mandato da un mandante, e quindi l’obbligo e la responsabilità di esercitarlo per conto del mandante stesso);
  • proprietario (chi detiene la proprietà di un bene, si tratta di una disponibilità la ampia immaginabile, in ogni caso non assoluta);
  • locatario (chi ha un bene in affitto, l’affittuario che ha ricevuto dal locatore il bene in locazione, e come tale si impegna nella conduzione del bene).
  • accomandatario (socio di una società, nella quale assume compiti di direzione e gestione con la responsabilità illimitata delle obbligazioni sociali);
  • concessionario (titolare di una concessione in esclusiva, che lo impegna a svolgere specifiche attività).
  • feudatario (chi riceve da un soggetto sovraordinato una giurisdizione o un diritto su un bene in grado di fornire una rendita, in cambio di vassallaggio, denaro o servizi militari).

In sintesi il suffisso –ario mi sembra segnali l’affidamento di un bene, compito o mandato, e comporta l’attribuzione di una responsabilità nell’interesse dell’affidante. Quale che sia il prefisso che determina il campo di responsabilità il suffisso –ario segnala un’attribuzione, un investimento definito e la presenza di  vincoli: l’esercizio di una potestà affidata.

Ma c’è un terzo tra il principale e l’agente: il compito attribuito all’agente impegna verso il principale, verso l’oggetto del compito e i soggetti coinvolti. C’è uno ‘spirito terziario‘ che agisce… e in azione non vi è la sola relazione tra chi affida e chi riceve a una qualche condizione vantaggiosa, ma qualcun altro è coinvolto da questa devoluzione di poteri…

Chi è l’avvicendatario (tra l’avvicendante e l’avvicendato)?

Avvicendatario è una parola che sembra non esistere: componibile (lo abbiamo fatto), ma non (ancora) disponibile. L’abbiamo introdotta (scoperta? usata per caso?) cercando di descrivere la complessità dei processi di avvicendamento tra figure di autorità intermedie e apicali.

L’idea è che insieme a chi viene avvicendato (magari in modo non così passivo come il participio passato suggerisce) vi è anche qualcuno che promuove il cambiamento, lo avvia con maggiore o minore titolarità (non necessariamente un soggetto, frequentemente un gruppo o una organizzazione): l’avvicendante (l’innescatore di processi).
E vi è anche qualcuno che viene chiamato in causa ad accompagnare, gestire, favorire, condurre in porto il passaggio di consegne, di responsabilità, di potere (ma com’è che l’avvicendatario diviene avvicendatore? E per quali ragioni, con quali vantaggi?)

Non ci sono solo senior che accompagnano l’ingresso degli junior, non ci sono solo padri che trasmettono l’eredità ( l’azienda, il comando) ai figli. Non ci sono solo passaggi lineari uscente-entrante, successore-succeduto.
Ci servono termini per ampliare la platea dei soggetti in gioco e descrivere in modo più articolato la complessità delle dinamiche successorie o di transizione nei ruoli d’autorità.

Ha senso tutto questo?

.

PS
Ringrazio Nino Legnante per gli spunti;-)

7 comments on “L’essenza del suffisso -ario

  1. mainograz
    2 March 2012

    Urge un ricettario;-)

  2. vittorio
    2 March 2012

    alla fin fine, gli -ario descrivono la contenibilità e la caratterizzazione. Mi dispiace un po’ per il sondaggio…avrei preferito un questionario….

    v

  3. mainograz
    2 March 2012

    Che dire di rosario e cronicario?
    Vanno insieme o contrastano?
    E antiquario con acquario?
    Caro Vittorio, sono contento di sentirti attivo… tienti forte, ci sarà un altro post, questa volta con sondaggio;-)

  4. vittorio
    2 March 2012

    Oh, e poi ci sono vocabolario, dizionario, dromedario. Tutti utili per tenerti compagnia nel deserto!

    v

  5. vittorio
    29 February 2012

    mi è rotolata vicino una pallina…ho pensato allo scarabeo stercorario, che trasporta le sue uova dentro sfere di cacca, prodigandosi nel superare ostacoli e buchette e dossi e avvallamenti, amorevolmente devoto a questo contenitore, circondato dai sorrisetti maligni di cavallette e cicale, ignorato dall’ansimare sudaticcio delle formiche.
    Seguendo i significati, ecco che il suffisso -ario viene descritto come indicante ‘attinenza’…quell’insetto ha a che fare con lo sterco….questa sua caratteristica lo qualifica e lo individua, fra le tante specie di animaletti volanti con elitre indurite e colorate. E poi mi è comparsa la Sedia Stercoraria (e me la ricordavo pure!)…fino ad un certo punto della Storia, il Papa appena nominato doveva sedersi su questi ‘che-adesso-chiameremmo-water’, il cui scopo era ricordare che l’alto soglio pontificio aveva comunque sempre attinenza con l’umanità del corpo papale stesso. E cosa c’è di più umano delle deiezioni corporee! La seduta del Papa diventava simbolicamente l’affermazione della sua fallibilità, pur in un contesto di supremazia, rispetto al potere di stabilire (e mantenere) ciò che è vero.
    E zompettando di blog in blog, mi rimane nella mente il post di Diletta, che è andata in tv a parlare di uomini e donne, la cui vita ed esistenza sociale, sono imperniate proprio sui bisogni del corpo, su quell’umanità essenziale, che con cura limitiamo e recintiamo, definendo confini di accesso e bordi troppo alti per uscire. Come se questa attinenza con il corpo ci facesse paura. Ci facesse scoprire troppo di botto la nostra esistenza. Transitoria.
    v

  6. mainograz
    28 February 2012

    Arbitrario: frutto di arbitrio, che conduce a condizioni di arbitrio. Forse i termini che nascono da aggettivi non svolgono la funzione mediativa che ho descritto. Non lo so. Ci penso.

    Abecedario: libro per imparare l’a, b, c, cioè supporto per imparare a leggere. In questo caso invece la funzione di facilitazione sembra essere presente.

    Grazie Angelo!
    A presto
    Graziano:-)

  7. pollyangngelo
    26 February 2012

    arbitrario
    abecedario

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