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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Michela Carli, ospite della settimana 19/2012

Alcuni mesi fa Michela Carli ha deciso di scrivere un libro sulla sua famiglia, perciò ultimamente passa almeno un paio di pomeriggi alla settimana con i suoi genitori per farsi raccontare la storia della loro vita.
Giovedì 6 maggio 1976 la famiglia di Michela attraversa un momento drammatico della sua storia, come il resto dei friulani, vittime dello spaventoso terremoto che li colpì.

Mia madre ricorda così il terremoto del Friuli (6 maggio 1976):

«A un anno circa dal nostro matrimonio è nata la prima figlia, Laura. Lei è sempre stata tranquilla a differenza tua che non ti si riusciva a domare. Quella volta si diceva che eri così per via del terremoto, perché quando è successo io ero all’ottavo mese di gravidanza.

Era il 6 maggio del 1976, ore 21.00. Eravamo in salotto, io e il papà stavamo guardando un film western alla televisione, mentre Laura era scesa in cantina a prendere una birra per il papà. Quando la terra ha iniziato a tremare l’abbiamo raggiunta in corridoio e ci siamo abbracciati tutti e tre, e così siamo rimasti per quei lunghissimi 50 secondi, la durata della scossa, mentre la luce se ne andava e Laura gridava: “La mia maestra, la mia maestra!”.

Quando la scossa è cessata siamo scesi a vedere come stavano i nonni. Il papà ha acceso l’autoradio e abbiamo sentito i radioamatori raccontare di un disastro incredibile. Ma non ci siamo resi conto subito  dell’entità della catastrofe, tant’è che poco dopo siamo andati a dormire.

Il giorno seguente abbiamo compreso effettivamente ciò che era successo e quale fosse la dimensione del disastro. A quel punto siamo stati presi dal panico e abbiamo deciso di passare la notte nel furgone, mentre i nonni si erano trasferiti a dormire al piano terra. Mi ricordo mio padre che ad ogni scossa scendeva in mutande, con i pantaloni in mano e l’irrinunciabile cappello in testa!

A dire il vero a me la paura è passata quasi subito: il fatto di essere incinta mi faceva sentire più forte, come se non potesse capitarmi nulla di male. Per questo motivo dopo pochi giorni sono tornata a dormire in casa. Anche perché per me, all’ottavo mese di gravidanza, era troppo scomodo dormire nel furgone.

In settembre c’è stata la seconda scossa di terremoto e soprattutto il papà è entrato nel panico totale: ha comperato la roulotte e lì dormivamo tutti e quattro.

Anche gli zii vennero a dormire qui, nel garage, perché il loro appartamento si trovava al primo piano e avevano paura.

Pure a settembre comunque sono tornata presto a dormire in casa con te che avevi appena tre mesi di vita. Tua sorella ci ha raggiunte pochi giorni dopo, mentre il papà è rimasto nella roulotte fino ad inverno inoltrato, finché non gli si sono gelati i baffi!»

Lo spettacolo che si è presentato ai primi soccorritori è stato agghiacciante.
Le auto e le ambulanze dei soccorritori che stanno percorrendo la Pontebbana verso i paesi colpiti s’imbattono in una fitta cortina di polvere che fa comprendere da subito la gravità dell’accaduto. Altri, accorsi in aiuto, fuori dell’abitato di Gemona incontrano i primi sopravvissuti che si trascinano a stento, sotto shock, laceri e inebetiti. Qualcuno sta tentando di portare i feriti nei più vicini ospedali. Quelli che sono riusciti a sfuggire ai crolli, sconvolti, si sono raggruppati negli slarghi e nelle campagne circostanti e hanno acceso dei fuochi aspettando che la notte passi. Altri si sono rifugiati nelle auto. Si levano nella notte le grida, i pianti, i lamenti di coloro che sono rimasti seppelliti sotto le macerie. Tanti stanno cercando di spostare i calcinacci per cercare di salvarli. Quello che si presenta agli occhi di tutti al levarsi del sole è un paesaggio di morte e distruzione. Paesi completamente rasi al suolo, moltissime case inagibili, continuano gl’incendi ed i crolli sotto la spinta delle scosse di assestamento. Ora, cordoni di militari e agenti cercano di tenere lontani gli abitanti. Si scava febbrilmente per cercare di salvare le migliaia di persone sepolte vive. Circa 200 bambini hanno perso i genitori e sono raccolti dalla Croce Rossa. Saltate le linee elettriche e telefoniche, scoppiate le fognature. La notte del 6 maggio è stata la prima di molte notti all’aperto per i friulani. Le scosse dureranno fino al settembre successivo.

Il bilancio del terremoto del 1976 in Friuli Venezia Giulia

Area colpita: 5.725 km quadrati K
137 i comuni colpiti:
45 comuni “disastrati” come Gemona, Venzone, Buia, Taipana e Osoppo.
– 40 “gravemente danneggiati” .
– 52 “danneggiati”, tutti fra Udine e Pordenone, più tre comuni della
provincia di Gorizia.

Popolazione coinvolta: 600.000 persone
Numero dei morti: 1.000 circa
Numero dei bambini non nati: 20
Bambini che hanno perso i genitori: circa 200
Senzatetto: 70.000
Danni alle industrie: 5.000 disoccupati

(Notizie tratte dalle pagine di  http://it.wikipedia.org  e http://www.pagine70.com)

Il rumore del terremoto

Qui potete ascoltare la registrazione sonora della prima scossa del terremoto del Friuli. Un ragazzo di Tricesimo, Mario Garlatti, stava riversando un brano dei Pink Floyd dal giradischi al registratore a cassette; il microfono, rimasto aperto, ha registrato una drammatica sequenza: il braccio del giradischi che salta, il rumore provocato dalla scossa e il terrore nella casa.

.

Michela Carli da più di un anno è in viaggio nel passato. Passa molto tempo in compagnia dei suoi avi, anche quelli che non ha mai conosciuto. Vive a tratti in un’epoca che non le appartiene, per poi tornare al presente, più forte e più ricca di valori.
Durante il viaggio le capita di incontrare se stessa ancora nel ventre della madre, la sera del 6 maggio 1976.

One comment on “Michela Carli, ospite della settimana 19/2012

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