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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Unizombie 3/7 – Le tecnologie nella mente del docente

Questo è il terzo post della serie Unizombie 1-7.
Nel primo abbiamo introdotto l’argomento del racconto in sette puntate, provando ad agganciarlo ai temi della costruzione e della socializzazione della conoscenza. Con l’obiettivo di tratteggiare il contesto delle vicende, nel secondo post Nicola Locatelli ha presentato gli aspetti fondamentali del corso di Psicosociologia dei gruppi e delle organizzazioni tenutosi tra marzo e maggio 2012 nella Facoltà di Psicologia dell’Università Bicocca di Milano. Consideriamo il corso una ‘organizzazione temporanea’ e – a partire da questo post – riferiamo come sono state usate le tecnologie digitali per il lavoro in gruppo, la ricerca e la comunicazione, esplorandone gli usi.

In particolare, in questo terzo post – in quando docente incaricato del corso – provo a esplicitare le mie rappresentazioni sulle tecnologie digitali per la formazione e l’apprendimento nell’ambito del corso e le scelte conseguenti che ho operato.
Questo post immette dunque nella discussione il mio punto di vista e le azioni che ho introdotto nel sistema formativo, verso il quale ho una non delegabile responsabilità.

Le ipotesi di lavoro del docente

Ripensandoci avevo un’idea sufficientemente definita delle tecnologie che avrei proposto e utilizzato. Una idea che però si è rivelata piuttosto ‘semplice’.

  • Avrei usato le classiche slides per le presentazioni: sempre richieste, sempre attese, mai evitabili (ormai sono un must, un rito al quale non ci si può sottrarre).
  • Avrei usato le email per comunicare con le figure identificate per coordinare dei gruppi che si sarebbero formati (con l’obiettivo di raccordare e supportare le attività di ricerca).
  • Se ce ne fosse stato bisogno, mi sarei appoggiato al mio o a altri blog per scorrere o segnalare qualche post (questa sarebbe stata una sperimentazione).
  • Forse avrei mostrato qualche filmato, lo avrei deciso in corso d’opera in relazione all’andamento del corso (cosa poi effettivamente accaduta).

In ogni caso, la tecnologia portante per comunicare e tenere i contatti sarebbe stata la posta elettronica [il mezzo più diffuso in ogni organizzazione, no?].

Le ipotesi tecnologiche che guidavano le mie aspettative – e le proposte di apprendimento e ricerca che avrei rivolto agli studenti – si fondavano sulle mie esperienze di lavoro, su come era andato il corso negli anni precedenti e sulle mie esigenze pratiche che meritano di essere esplicitate:

  • In un corso, la presentazione di informazioni e l’esposizione di concetti necessitano di un supporto visivo: ecco spiegato PowerPoint.
  • Avrei avuto la necessità di assicurare la conduzione del corso e dei progetti di ricerca (che poi sono stati nove, tanti quanti i gruppi che si sono formati), in più qualcuno avrebbe potuto avere bisogno di contattarmi direttamente: ecco spiegata la posta elettronica.
  • Ci volevano strumenti già in uso d’uso e la posta elettronica mi pareva assolutamente plausibile lo fosse, certamente per me, e ciò mi portava ad assumere che fosse uno strumento di pronto uso anche per gli studenti, per comunicare fra di loro e con me.
  • Avrei evitato la bacheca che il portale dell’ateneo mette a disposizione dei docenti: induce un effetto ‘richiesta-risposta’: “Carica i lucidi che hai proiettato, dimmi cosa devo studiare, lasciamoci reciprocamente in pace!“. Di contro, volendo ricercare, sollecitare, e favorire la collaborazione fra gli studenti (lavoro di ricerca in gruppo) e volendo consentire un contatto diretto (nel lavoro di ricerca c’è sempre un momento in cui il confronto serve), puntavo a favorire l’uso della posta elettronica.
  • Ipotizzavo che le tecnologie digitali fossero alla portata di tutti/e, sufficientemente dotate di un senso intrinseco, tanto da non richiedere alcun accordo previo sulle modalità di utilizzarle. Presumevo inoltre tutte le persone fossere egualmente competenti. Ora è stato per lo più così, ma in modo meno lineare di quanto avevo assunto.

Come sono andate le cose?

I due quadri sinottici e i relativi commenti esplicativi vorrebbero provare a fornire una visione analitica. I post che seguiranno entreranno nel vivo del lavoro condotto dagli student* che hanno preso parte al corso e daranno conto delle concrete risignificazioni determinate dalle soluzioni d’uso delle tecnologie digitali.

Tecnologie per la conduzione didattica del corso

1. Attività di docenza tradizionale

LA MIA IPOTESI
COSA NON AVREI USATO…
COSA E’ ACCADUTO…
PowerPoint Prezi (presentazioni a zoom) PowerPoint è un classico e una certezza: facile da usare e da condividere, è ormai uno standard acquisito.Avevo già incontrato Prezi, ma non essendo in grado di usarlo in modo professionale, ho scartato l’ipotesi di presentare quadri e informazioni con questo nuovo software.
Scroll di post da blog    Le proiezioni di testi da blog non funzionano: non si prestano a fruizioni collettive. Il testo, se non è strutturato a dovere (per punti e sottopunti) non è facile da seguire, le persone non se lo aspettano e lo scroll finisce per essere un disturbo.
YouTube per proiettare YouTube per caricare I filmati sono utili, se brevi e commentabili: servono delle clip di pochi minuti (meglio se tra i 3 e i 5 al massimo.Non ho previsto di realizzare filmati e di doverli condividere.
  Moodle (piattaforma per elearning) Ho scartato l’ipotesi di utilizzare Moodle, un programma per la formazione a distanza che conosco da fruitore, ma non da gestore, in ogni caso mi sembrava di immettere una ulteriore variabile.Non sono a conoscenza se l’Ateneo o la Facoltà ne fanno normalmente uso.
Dropbox Non consideravo di avere la necessità di inviare informazioni pesanti e non prevedevo l’utilità costituire un archivio comune.

2. Coordinamento corso, scambio e raccordo con le figure di coordinamento

LA MIA IPOTESI
COSA NON AVREI USATO…
COSA E’ ACCADUTO…
Posta elettronica        L’email è stata usata in modi diversi rispetto alle mie aspettative. Non veniva aperta da tutti gli studenti tutti i giorni. Per contro la mia ipotesi era che le email venissero addirittura controllate più volte al giorno (ipotesi sbagliata).
  Bacheca del portale di Facoltà Non avrei usato la bacheca personale messa a disposizione dal sito dell’ateneo. La bacheca consente di usare le email e la sola pubblicazione dei materiali finendo per rinforzare una relazione impersonale uno-uno (docente-studente), effetto che intendevo intenzionalmente evitare per sollecitare la collaborazione tra studenti e i ruoli di coordinamento dei gruppi.
  Skype Non avrei usato Skype: avvertivo l’ipotesi come poco confacente alle ‘distanze’ che caratterizzano le relazioni tra docenti e studenti.Ho contemplato la possibilità d’uso per i/le student* nonfrequentanti che dovessero avere particolari necessità. Nessuno però ha utilizzato la possibilità offerta (le email sono stato il mezzo in assoluto più utilizzato, i modi d’utilizzo i più vari).
Cellulare   Il mio cellulare di lavoro è in calce alle email. Pressoché nessuno lo ha usato.
SMS   Con l’andare del corso con alcuni coordinat* e con alcuni student* ci siamo scambiati SMS per confermare appuntamenti o sollecitare la lettura delle email.
  Facebook Non avrei usato social network. Facebook mi sembrava invadente, fuori contesto e quindi improponibile.
  Twitter Ho scartato l’ipotesi di sperimentare l’uso di Twitter: non conoscendolo a sufficienza mi sembrava di appesantire le attività con una variabile aggiuntiva.

Tecnologie digitali e partecipazione degli studenti

Trascuro di dare conto delle tecnologie usate per tenere i contatti con una quindicina di studenti non frequentati che mi hanno contattato via email e mostrato aspettative riguardo ad un uso più puntuale della bacheca: maggiori informazioni senza dovere interagire con me.
Di contro, nell’ambito del corso sono accadute tante cose interessanti. Le informazioni analitiche seguiranno nei successivi post e nel post conclusivo (Unizombie 7).

STUDENTI, TECNOLOGIE DIGITALI E PARTECIPAZIONE LA MIA IPOTESI
COSA NON AVREBBERO USATO…
COSA E’ ACCADUTO…
Lavoro in gruppo Gli studenti avrebbero usato le email (ovvio, no?) Social network.
Wiki software.  Dropbox.
Facebook (gruppi chiusi).
Google Docs.   Dropbox.
Attività di ricerca Survey Monkey o analoghi programmi per la realizzazione di survey).
Registratore digitale.
SPSS o altri programmi per elaborazioni statistiche.     Fotografie.      Registrazioni video. Soluzioni diverse a seconda dei gruppi: SPSS, fotografie e riprese video.
Presentazione intermedie e finali PowerPoint per le slides. Video (decisamente impegnativo e demandig). Un gruppo ha usato Prezi.
Un gruppo ha presentato i risultati della ricerca proiettando un video realizzato per l’occasione.

Quando ho capito che le cose andavano secondo le mie prefigurazioni?

Dopo le prime cinque lezioni abbiamo riservato un momento ad punto della situazione in plenaria per consentire ai gruppi di confrontarsi sull’avanzamento dei lavori di ricerca. Diversi gli obiettivi: avere il polso della situazione, sperimentare una prima prova di presentazione dell’avanzamento lavori, promuovere la condivisione di difficoltà e soluzioni adottate e rendermi conto delle competenze e della conduzione delle ricerche per attivare eventuali interventi di supporto.

Alcuni gruppi avevano introdotto l’uso dei gruppi chiusi di Facebook, in parte perché i componenti provenivano da città diverse, cosa che non facilitava i contatti se non in occasione delle lezioni, e in parte per consentire alle attività lavorative di coesistere con la frequenze universitarie. Una volta segnalato l’uso, i gruppi chiusi di Facebook sono immediatamente sono diventati lo strumento di lavoro interno ai gruppi.

Un campanello di allarme

Nelle stesse settimane mi è occorsa una esperienza apparentemente marginale. Verso l’inizio di aprile, mentre ero impegnato nella realizzazione del corso, e anche le altre attività professionali proseguivano, nel lavoro di cura redazionale dell’osservatorio Fai un salto abbiamo deciso di aprire una pagina in Facebook per promuovere il blog dell’osservatorio.
Ho pensato di cercare tra i miei contatti qualcuno che mi aiutasse a promuovere la pagina. E ho pensato di chiedere alla sorella di una collega, una giovane studentessa universitaria (coetanea degli studenti del corso di Psicosociologia, ma frequentante un altro Ateneo), una studentessa in passato aveva collaborato in una ricerca-intervento, aiutandoci nella trascrizione delle interviste. Ho cercato il suo indirizzo email per scriverle e non l’ho trovato in rubrica. Ho scritto allora alla collega chiedendo che mi mandasse l’indirizzo email della sorella per poterle chiedere di promuovere la pagina Facebook dell’osservatorio Fai un salto. La collega mi ha risposto: «Se vuoi parlare con mia sorella cercala in Facebook, lei ha solo un indirizzo di posta elettronica, quello dell’università e lo guarda di tanto in tanto». «Come ha solo l’indirizzo di posta dell’università? Come comunica solo attraverso Facebook?» Mi sono chiesto.
In ogni caso le ho chiesto l’amicizia in Facebook, le ho mandato un messaggio, le ho chiesto di rilanciarci e la cosa ha avuto successo: i contatti sono subito aumentati…
Cosa c’entra questo episodio che avvenuto in un altro contesto rispetto a quello universitario, che però ha coinvolto una persona che studia in università? Quasi nulla, se non che, nella conduzione del corso di Psicosociologia avevo l’impressione che la comunicazione via email non fosse sufficientemente rapida.
Di contro ho usato Facebook e nel giro di un giorno la promozione dava i suoi frutti.
Due ambiti diversi, certo, ma ho avuto il sospetto che il canale di connessione e di comunicazione per me fosse la posta, mentre per (una buona parte degli studenti) fosse Facebook.

Queste le domande che mi sono venute in mente:
– Facebook è un social network dagli usi plurimi che consente una comunicazione più diretta e immediata?
– Fuori dal contesto istituzionale le cose sono davvero più semplici e tendenzialmente fluide?

La storia non finisce qui…

Non mi resta che anticiparvi il prossimo post (Unizombie 4) nel quale Stefano Ferrinda accennerà alle tecnologie che sono state utilizzate per il lavoro in gruppo.

Post precedenti

Unizombie 1/7 – Comportamenti digitali e formazione
Unizombie 2/7 – Tecnologie digitali a Psicosociologia 2012

3 comments on “Unizombie 3/7 – Le tecnologie nella mente del docente

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