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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Michela Carli, ospite della settimana 43/2012

Michela Carli

Non per dire, ma sono quasi due mesi che sono sposata, e per come va il mondo oggi, mi pare un bel traguardo! Mi ha chiesto di sposarlo il giorno di Pasqua. Eravamo a pranzo dai miei, quando ha esordito dicendo: «Io, comunque, faccio sul serio con vostra figlia…» L’abbiamo guardato come se ci stesse prendendo in giro. E io, onestamente, ho pensato che non si rendeva conto di essere nell’epoca sbagliata. Poi mi ha dato l’anello, ma non sono mica riuscita a vederlo subito: me l’ha praticamente strappato dalle mani mia sorella che urlava dalla felicità e prima di arrivare a me ha fatto il giro del tavolo. Infine mia mamma si è alzata, se n’è andata ed è tornata sfoggiando il suo anello di fidanzamento. Anche in ufficio qualche collega se l’è rimesso al dito dopo il mio annuncio. Praticamente un’epidemia. Un’amica, saputo che ci saremmo sposati, ha chiesto se fossimo pazzi a sposarci di nuovo. Ma io non mi sono mai sposata prima d’ora, quindi il pazzo al limite è il mio consorte che è recidivo nelle sue scelte. Ad ogni modo, per evitare di incappare in errori magari per la seconda volta, abbiamo pensato di fare un corso prematrimoniale. Che di sicuro non potevamo fare in parrocchia, essendo almeno per lui la seconda volta. Abbiamo optato per un consultorio famigliare: la psicologa al posto del prete a me personalmente fa meno impressione. Poi devo dire che la terapia mi piace davvero un sacco, che la farei eternamente, così, per hobby. In tali circostanze fra l’altro l’ho trovata molto valida perché finalmente ho potuto dire tutto ciò che pensavo nella consapevolezza che la donna seduta dall’altra parte della scrivania mi avrebbe appoggiata. Quanto al mio uomo, allora futuro marito, se avesse retto a quella terapia d’urto, sarebbe certo stato pronto anche al matrimonio. Ecco dunque che il primo settembre 2012 ci siamo sposati sul serio. In quella giornata surreale mi sono trovata a sopportare cose che mai riuscirei in altre occasioni se non a fronte di lauto compenso: due ore dal parrucchiere e un altro paio d’ore in posa per le foto, sono solo una minima parte delle assurdità vissute in quella giornata. Il fotografo, per altro bravissimo, era inizialmente turbato dalla naturale sincronia con la quale chiudevo gli occhi (a volte anche uno solo) nel momento preciso in cui scattava la foto. Per correttezza l’avevo avvisato prima che sono un soggetto difficile. Fra l’altro, da quel che mi dicono, non solo da quel punto di vista. Ma parlando del parrucchiere, che pazientemente mi ha costruito dei riccioli artificiali, devo ammettere che ammiro il fatto che non si sia scoraggiato di fronte al quantitativo inverosimile di acqua che stava cadendo dal cielo e che, com’è ovvio che sia, anche una sola goccia a contatto con quella cofana ricciuta avrebbe potuto distruggere nel giro di pochi secondi un lavoro lungo due ore! La pioggia l’avevo messa in preventivo, giusto per non aver sorprese. Infatti pochi giorni prima ero andata a comprarmi pure l’ombrellino bianco. E poiché al momento della cerimonia non pioveva più, ho preteso di fare comunque le foto con l’ombrello perché proprio mi pesava aver fatto l’acquisto inutilmente. Della cerimonia dico solo che al mio maritino non entrava la fede: ho avuto il sospetto che fosse ingrassato di proposito… Ma insistendo un po’ (un po’ tanto anche) sono riuscita ad incastrarlo. Insomma: “… e vissero tutti felici e contenti. Almeno le prime sette settimane”.

Michela Carli è già stata ospite su Mainograz il 06 maggio 2012 e il 13 marzo 2011.

6 comments on “Michela Carli, ospite della settimana 43/2012

  1. Giuseppe
    20 October 2014

    Che bella storia! Emozionante davvero, sembra quasi una favola. Mentre leggevo mi ha lasciato perplesso però qualche frase: “ho pensato che non si rendeva conto di essere nell’epoca sbagliata”. Perché dovrebbe essere un’epoca sbagliata? C’è una particolare epoca per sposarsi? Ma soprattutto quando scrivi: ” il mio consorte che è recidivo nelle sue scelte”. Sembra consideri uno sbaglio quello che ha fatto! Infatti recidivo significa ricadere più volte nello stesso errore o comunque in una situazione negativa.Se così consideri questa scelta: che nobile pensiero nei confronti di tuo marito e del matrimonio. Auguri comunque!
    Ciao Giuseppe

  2. Cristina
    7 January 2013

    “Sono riuscita ad incastralo” direi che è la frase più adatta! La fede casualmente forse non voleva entrare di proposito. Forzare non va mai bene… Auguri!!!

  3. ovittorio
    22 October 2012

    L’astuto fotografo, saggio di pazienze e spose vorticose, ti ha incastrato gli occhi sull’impegno dell’orecchino -forellino in cui si deposita lo sguardo che vede il vento soffiar via i capelli, senza portarseli con sè, ma sospingendoti nell’avanti, nel dovunque!

    vittorio

  4. laurapapetti
    22 October 2012

    Un gran bel racconto…per non parlare della foto (davvero ben fatta). Complimenti!

  5. EleMar
    22 October 2012

    Davvero un bell’ “appunto” di vita, Michela!
    Grazie perché mi hai fatto rivivere, riattraversare direi, molte emozioni che furono anche mie.
    Sì, “furono” perché la mia storia ha avuto – proprio di recente – un epilogo ben diverso. Si vede, parafrasandoti, che sono nell’epoca giusta. Ma che peccato, però!
    Mille auguri a te e complimenti per il pezzo!

  6. Anonymous
    21 October 2012

    Bel racconto e complimenti per la scelta..!!!

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