Mainograz

Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Martina Cecini, ospite della settimana 44/2012

2000 km da Nampula a Maputo (Monzambico)

Inchope – La luna tra mezzanotte e le tre

Da quando è stato costruito il ponte sul fiume Zambezi ed è migliorata la strada principale che collega il Mozambico da Sud a Nord (circa 3000 km), hanno iniziato a circolare regolarmente vari pullman privati che partono da Pemba ed  arrivano fino a Maputo e viceversa e fanno il viaggio diretto tra queste due città. Il viaggio costa meno della metà del viaggio in aereo e allora ci si pensa un poco, si cominciano a fare due conti e si decide che, per tanti buoni motivi, si può affrontare un viaggio che durerà circa 30 ore.

Un certo timore ti assale perché il rischio di incidenti è elevato e tu non sei poi tanto agile e nemmeno molto giovane… sessantasei anni. Il pullman che ho scelto (partendo dal suggerimento di un missionario che l`aveva già sperimentato) è di proprietà di una ditta di persone provenienti dall’India, l’autista e l’aiutante sono Tanzaniani. Il pullman ha scritto davanti “Expresso –Maputo”.

Partiamo da Nampula alle 11 con il ritardo di un’ora perché il pullman arriva da Pemba ed ha già fatto 400 e più km. È un pullman Scania ma i posti a sedere da due li hanno fatti diventare tre… rimango sorpresa della misura ridotta. All’uscita dalla città, dopo aver fatto il pieno, i proprietari lasciano l’autista e l’aiutante da soli ma dopo neanche duecento metri il pullman si ferma e, come per incanto lascia entrare almeno dieci persone che vanno a una città vicina contrattando i prezzi che verranno intascati dai due e questo per tutto il viaggio, entrano persone, escono persone e il pullman da espresso diventa… accelerato.

Ma si recupera con una velocità da capogiro tra una fermata e l’altra, e per fortuna l’autista è veramente bravo, velocissimo e prudente allo stesso tempo. Cerco di contenere l’ansia iniziale non guardando la strada ma poi mi rassicuro vivendo un poco più serenamente il tutto.

Conosco la strada avendola percorsa lo scorso anno in auto e questo aiuta non poco. A ogni fermata tutti ti vogliono vendere qualcosa. A un certo punto vedo salire tre uomini in una località dove non ci sono persone. Mi chiedo come facessero l’autista ed il suo aiutante a capire che dovevano fermarsi a prendere quei tre. Uno si siede nel posto in mezzo vicino a me e cominciamo a chiacchierare. Scopro che il luogo dove ci siamo fermati si chiama Colombia e lì  ci sono i cercatori d’oro chiamati “garimpeiros”. Mi mostra un piccolo recipiente, che tira dalla tasca del giubbotto, contenente oro grezzo e vorrebbe vendermelo. Da due anni a questa parte fa la spola tra Pretoria (Sud Africa) e nord del Mozambico per commerciare oro però misteriosamente si ferma a Nicoadala, per incontrare un amico. Proseguirà il giorno dopo il viaggio per Maputo dove sarà ospite dal nonno. Mi racconta altre cose interessanti. A un certo punto compero dei mandarini buonissimi che condivido con i miei vicini. Subito dopo un pezzo di strada di circa 40 km ancora in rifacimento bruttissima.

Dimenticavo di dire che da quando siamo partiti siamo in compagnia di alcuni video musicali molto interessanti e con un volume altissimo. Tutto il viaggio a suon di musiche diverse, africane, brasiliane… un repertorio interessante e a volte macabro. Alcuni films molto violenti… Qualche musica pare rimandi a un sincretismo tra religione tradizionale e cristiana, modernità; un miscuglio interessante.

Ad un certo punto tra una fermata e l’altra una litigata solenne tra l’aiutante e qualcuno che non è d’accordo sul prezzo e viene sbattuto giù dal pullman in un luogo isolato e di notte. Qualcuno brontola dicendo che non possiamo fermarci continuamente, altri difendono quelle persone che rimangono in un luogo isolato di notte. Passiamo di notte la Gorongosa, una grande riserva, con un buon tratto di trada pieno di grosse buche. Anche qui ammiro la bravura e la pazienza dell’autista.

Arriviamo a Inchope a mezzanotte. Siamo a metà strada. Abbiamo fatto 1000 km e ne mancano altri 1000 circa. Chiedo all’autista quando si riposa un poco. Mi dice che non capisce il portoghese. Infatti con l’aiutante parla in swahili. Ci avvisano subito dopo, che ci fermeremo 3 ore e che possiamo affittare una camera per dormire, si può fare una doccia, si possono fare compere. Molti chiacchierano, qualcuno dorme, altri mangiano. Alcuni commentano dicendo che l’autista se la sta spassando con qualche ragazza…

Decido di rimanere fuori a godermi la notte. Il cielo è stellato e la luna è bella. Rientro sul pullman alle 3 in punto da buona europea e, poco dopo mi addormento. Mi sveglio alle 4 mentre l’autista sta ripartendo, è sempre lo stesso autista! Mi chiedo farà lui tutte e trenta le ore?

Si riparte a velocità supersonica tanto che arriviamo al “Rio Save” alle 7 circa. Per fortuna la strada è buona e si mangiano chilometri a volontà. Il Rio Save divide la parte sud del Mozambico dalla parte centro nord. La strada è migliore e più curata. In alcuni tratti si costeggia il mare e si vedono vari villaggi turistici. Si continua a fermarsi per far scendere e salire persone con i loro bagagli e con le compere che riempiono il pullman nella parte tra i passeggeri e l’autista. Qui si vende e si compera un po’ di tutto.

Mi colpisce una signora mozambicana anziana che ha i figli sposati sparsi un po’ a Nampula e a Maputo. Ha visitato quelli di Nampula ed ora torna a Maputo nella sua casa. Una signora che compera e porta sul pullman pesi notevoli pensando ai figli che troverà. Mi ricorda mamma Orsola e papà Giovanni sempre carichi di cose buone da  portare ai figli. Ci sono delle somiglianze che ti fanno pensare. Cerco di affidare tutte queste persone al buon Dio e chiedo che arriviamo sani e salvi alle nostre case. Alla TVM alcune sere prima di partire avevo saputo di un grave incidente con molti morti proprio su questa strada per cui non mancava una certa apprensione per me e per i miei compagni e compagne di viaggio.

Rimane un ultimo tratto di strada che mi pare non finisca mai perchè incomincio a sentire la stanchezza e un certo nervosismo serpeggia tra noi ed anche perchè è un tratto più trafficato. Siamo alle porte di Maputo e le persone continuano a fermare il pullman per scendere. A un certo punto una signora picchia l’aiutante perchè ha scaricato alcuni bagagli e poi siamo ripartiti senza aspettare che lei scendesse. Chiama la polizia e l’aiutante scappa più avanti. Lo recuperiamo dopo alcune centinaia di metri. Alcuni di noi difendono l’aiutante perchè la signora poteva venire avanti prima… Finalmente arriviamo al punto concordato ma anche lì nuova sorpresa: ci dicono che dobbiamo scendere in un altro luogo distante circa mezzo chilometro più avanti. Per fortuna chi mi aspetta riesce a capire dove sono e mi raggiunge. E gli altri come se la caveranno? Niente paura, si caricheranno le valige in testa e prenderanno altri piccoli pullman per arrivare al loro destino. Ma che confusione.

Si va a casa in fretta e si racconta. Contenti di essere arrivati bene grazie a Dio. .

Martina Cecini missionaria laica, vive in Mozambico ed è stata ospite su Mainograz il 27 settembre 2010, il 23 gennaio 2011, l’11 luglio 2011.

PS

Introduzione per Graziano

Un aneddoto: Thomas Carlyle, dopo aver scritto con grande impegno il primo volume dell’ opera che l’avrebbe reso famoso, “La Rivoluzione francese”, diede il manoscritto a John Stuart Mill per avere la sua opinione. Alcuni giorni dopo Mill, tutto costernato, si presentò a Carlyle e gli disse che la domestica, inavvertitamente, aveva gettato il manoscritto nel fuoco. Per Carlyle fu una vera disgrazia. Non aveva un soldo, e senza appunti era veramente difficile per lui ricominciare il lavoro. Ma, vedendo la costernazione di Mill, disse alla moglie:  “Mill è terribilmente abbattuto. Cerchiamo di non fargli capire quanto sia grave il danno che abbiamo ricevuto”. E scrisse sul suo diario: “È come se il mio maestro invisibile avesse strappato la mia copia e avesse detto: “No, ragazzo mio, devi scrivere meglio”. E ricominciò.

Mia riflessione pensando ai tuoi post sulla scrittura e soprattutto agli ultimi:
–       Scrivo di getto, rileggo al massimo due o tre volte… forse un po’ di più.
–       Mi piace scrivere.
–       Mi hai chiesto di scrivere sul mio viaggio.
–       Mi sento piuttosto inadeguata ma scrivo lo stesso.
–       Sarà opportuno che tu apponga le modifiche che ritieni necessarie.
–       La grammatica… (correggi).
–       Taglia a volontà.

One comment on “Martina Cecini, ospite della settimana 44/2012

  1. ovittorio
    30 October 2012

    che ritmo questa storia! giusto quella pausa a vedere le stelle e poi rombando e saltellando fra le buche, videoclip, voci, acquisti, passi di corsa….grazie Martina!
    vittorio

Dai, lascia un commento ;-)

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This entry was posted on 28 October 2012 by in Ospiti.

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