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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Produttore di risposte sbagliate [lavori eutopici 1]

Intensità

Produttore di risposte sbagliate

Spesso mi chiedono in cosa consista il mio lavoro. Per molti infatti è inimmaginabile come mi guadagni da vivere. Ma soprattutto mi rendo conto di come siano incomprensibili le spiegazioni che – a domanda – fornisco.
Ci ri/provo esemplificando una particolare attività che nel mio lavoro ha uno spazio complementare (è rimane una opportunità professionale).
Una delle attività professionali che negli anni ho messo a punto è la produzione di risposte sbagliate per questionari di valutazione dell’apprendimento.
Infatti vi sono organizzazioni che necessitano supporto nella produzione di test e questionari efficaci per verificare l’apprendimento. Il maggiore problema che viene evidenziato è la costruzione di risposte sbagliate. In genere, infatti, la difficoltà non è (primariamente) costruire domande pertinenti e le relative risposte corrette, quanto definire il corredo di risposte sbagliate.

La competenza richiesta è duplice:

  • produrre risposte sbagliate a gradi diversi (incrementalmente implausibili, come a stretto rigore terminologico andrebbero classificate),
  • predisporre test e questionari di apprendimento che non deprimano le persone che sono chiamate a compilarli, pena una diminuzione delle performance lavorative e una retroazione negativa sull’apprendimento stesso.

Due i vincoli da tenere presente nella produzione di risposte sbagliate:

  • complici le tecnologie digitali, vanno viralmente diffondendosi test a scelta multipla che – secondo il canone più diffuso – richiedono domande sbagliate climatiche (incrementalmente plausibili):
    • una marcatamente errata,
    • una errata e confondente,
    • una parzialmente corretta,
    • una corretta.
  • se i questionari sono mal posti, inquisitivi, tristi o noiosi, le persone faticano a recuperare quanto hanno appreso o – peggio – cancellano inconsapevolmente ciò che hanno imparato, con effetti perversi, controproducenti, ed economicamente negativi. Le persone seguono corsi, aggiornamenti, sessioni formative… e poi il questionario che viene loro proposto per valutare cosa e quanto hanno acquisito provoca dimenticanze, disapprendimenti e smarrimenti emotivi [e non sia mai!].

In questo consiste parte del mio lavoro: produrre risposte sbagliate e diffondere felicità e consolidare le conoscenze sviluppate.
Forse, a questo punto, vorrete farvi un’idea sulla produzione di risposte sbagliate, esaminandone alcune… Eccole.

A proposito di avvicendamenti…

1.     Di norma con l’espressione “avvicendamento nelle posizioni intermedie e apicali in una organizzazione” si intende:

  1. Un’azione ricorsiva volta a far ruotare i dirigenti in posizioni operative per consentire loro di fare esperienze pratiche significative.
  2. La rottamazione di dirigenti o figure di coordinamento che hanno perso motivazione al lavoro o che sono diventati obsoleti per le esigenze produttive dell’organizzazione.
  3. In relazione ai contesti d’uso con il termine avvicendamento si può intendere sia il processo di passaggio di responsabilità tra figure di autorità o anche l’esito di tale processo.
  4. Un percorso che termina con l’estromissione della persona che viene sottoposta ad avvicendamento da parte dei suoi pari grado.

2.     Quali forme di avvicendamento si trovano ad affrontare le organizzazioni?

  1. Le uniche vere forme di avvicendamento sono quelle tra capi supremi e loro successori.
  2. Le sole organizzazioni che affrontano avvicendamenti sono le imprese famigliari che prima o poi si trovano ad affrontare il passaggio di consegne tra padri e figli: il passaggio ereditario del ruolo di guida è l’unica forma di avvicendamento.
  3. Le forme di avvicendamento sono molte e diverse: tra pari grado per sostituzioni temporanee o permanenti, tra persone che lasciano ruoli di responsabilità ed altre che subentrano.
  4. Le vere forme di avvicendamento sono quelle verticali, quando cioè qualcuno che è una posizione di responsabilità se ne va a lascia il posto a qualcuno che prende il suo posto.

3.     È possibile affermare che gli avvicendamenti sono:

  1. Un fatto che riguarda esclusivamente i singoli soggetti coinvolti.
  2. Situazioni che insistono sui gruppi di lavoro che subiscono gli effetti dei ricambi dei capi.
  3. Processi organizzativi diffusi, sovente complessi, poco considerati e accompagnati.
  4. Fatti inevitabili, di cui è inutile se non imbarazzante parlare.

4.     In che modo è possibile cercare di conoscere e di studiare i fenomeni organizzativi riconducibili ad avvicendamenti?

  1. Sarebbe utile e risolutivo un’indagine quantitativa ad ampio spettro (questionari a tutte le organizzazioni): altri metodi colgono solo situazioni particolari.
  2. Gli avvicendamenti organizzativi possono essere studiati solo vivendoli.
  3. Gli avvicendamenti lasciano dietro di sé tracce e residui: solo interviste ex-post possono cogliere la complessità dei fenomeni.
  4. Combinando metodi quantitativi e qualitativi, analisi documentali e culturali, approcci etnografici con approcci sperimentali: il fenomeno è così ampio e la varietà di metodi può aiutare nella comprensione.

5.    Per quali ragioni ha senso considerare le esperienze e le modalità di passaggio di consegne che si sviluppano in organizzazioni politiche o religiose?

  1. Nelle organizzazioni politiche e religiose è presente una quantità statisticamente rilevante di persone sagge.
  2. Le organizzazioni politiche e religiose sono organizzazioni valoriali e il mondo ha bisogno di valori saldi.
  3. Seppure in modo diverso, le organizzazioni politiche e le organizzazioni religiose affrontano la questione degli avvicendamenti, ed è possibile che abbiano sviluppato ipotesi ed esperienze da considerare.
  4. Le organizzazioni politiche e quelle religiose fanno così tanti errori che è opportuno osservarle per evitare di ripeterli.

6.     Salvo situazioni molto particolari, in generale è opportuno che i processi di avvicendamento siano:

  1. Lasciati all’autoconfigurazione degli eventi: “quello che sarà, sarà… la natura trova sempre la via migliore.
  2. Segnalati per mostrarne il senso e accompagnati affinché si sviluppino efficacemente.
  3. Sottaciuti per non suscitare invidie e risentimenti.
  4. Resi espliciti ex-post con puntuali spiegazioni delle scelte adottate e dei passaggi intrapresi.

7.     I processi di transizione e di passaggio di responsabilità operative, di coordinamento o apicali sono:

  1. Sempre repentini: ci si rende conto che sono avvenuti solo dopo, a volte molto tempo dopo.
  2. Sempre nascosti: non si vedono salvo non vengano segnalati dall’esterno o da altre organizzazioni.
  3. Sempre complessi e non facili da gestire: vi sono coinvolte persone e gruppi, dimensioni emotive, professionali, interpersonali e sociali.
  4. Sempre traumatici: le persone ci stanno male, molto male, per questo è necessario caldeggiare il più possibile l’intervento del responsabile delle risorse umane, o del direttore del personale, o ancora meglio dello psicologo.

8.     Nelle organizzazioni pubbliche:

  1. Non ha senso parlare di avvicendamenti: ci sono i concorsi per entrare o per cambiare di collocazione professionale, di conseguenza non ci sono avvicendamenti ma solo sostituzioni.
  2. Ha senso parlare di avvicendamenti solo per le persone che vanno in maternità, nel qual caso si può correttamente parlare di avvicendamenti temporanei.
  3. Proprio a partire da vincoli normativi e prassi organizzative ha senso ragionare di avvicendamenti nelle organizzazioni pubbliche per accompagnare processi che sono in parte risultano tracciati e rispondenti alla complessità organizzativa.
  4. Pensare di poter intervenire sugli avvicendamenti è inutile: decide tutto la politica.

9.     Nelle organizzazioni produttive (imprese, multinazionali, cooperative sociali, aziende pubbliche di servizi…) gli avvicendamenti sono:

  1. Fenomeni all’ordine del giorno che contribuisce a determinare la vitalità e l’efficacia produttiva di queste organizzazioni.
  2. Fenomeni occasionali, abbastanza rari, anche perché ci sono organizzazioni dove non cambia mai nulla.
  3. Occasioni di festa: le persone se ne vanno e lasciano posto ad altri.
  4. Parte della vita delle organizzazioni, passaggi in genere delicati, spesso trascurati, che contribuiscono a rendere più complessa l’operatività e le relazioni fra le persone.

10.  Per accompagnare avvicendamenti relativamente poco traumatici, sostenibili per vi è coinvolto, e non disorientanti per il funzionamento organizzativo, è opportuno:

  1. Lasciare che le cose vadano per il loro verso: tutto prima o poi si aggiusta.
  2. Costruire progetti di avvicendamento il più possibile aderenti alla realtà organizzativa.
  3. Organizzare adunanze interne nelle quali discutere e votare i nuovi assetti organizzativi.
  4. Estrarre a sorte tra le persone migliori, che dovranno essere i capi più audaci e combattivi.

5 comments on “Produttore di risposte sbagliate [lavori eutopici 1]

  1. Fulvio Bella
    26 November 2013

    Ha ragione “autore”. Appena ho letto questa definizione “produttore di risposte sbagliate”, m è venuta subito voglia di trasformarlo nel protagonista di un racconto.

    • Mainograz
      26 November 2013

      Lo incontrerai in un tuo viaggio?
      Ti accompagnerà per un pezzo, a piedi o in pullman?
      Sarà un commuter milanese?
      O ti troverai costretto a condividere gli scomodi sedili di un treno Freccia Bianca?
      Chissà;-)

  2. Claudio Castegnaro
    21 November 2013

    L’importante è che non ti chiedano di fare il singor Malaussène!

    • Anonymous
      21 November 2013

      Ciao Claudio.
      Sì, ti chiedono alcuni clienti anche di fare il capro espiatorio.
      Ma non lo sanno (mentre tu sì, e se non lo sai succedono cose sgradevoli).
      Di questo lavoro eutopico parlerò in un prossimo post.
      Un caro saluto,
      Graziano:-)

  3. autore
    20 November 2013

    il produttore di risposte sbagliate sembra un personaggio di un libro di douglas adams! ^^

Dai, lascia un commento ;-)

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