Mainograz

Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Riti e rituali (scheda di sintesi e di ricerca) #psicosociologia

screenshot 2

1. Scheda di sintesi

1.1. Conflitto (non solo) etimologico

Stando alla voce del Dizionario di psicosociologia, la radice etimologica di rito rimanda a ordine del cosmo, per contro il Dizionario etimologico online ne identifica il nucleo semantico nel termine scorrere. Scorrere, procedere secondo un ordine superiore… Si potrebbe provare a ricomporre il conflitto affermando che i riti (le cerimonie e le liturgie che ne rendono possibile la manifestazione) e i rituali (intesi come sequenze più diffuse nel quotidiano) consentono il cambiamento conservando l’ordine istituito. Forse proprio nella capacità di affermare la coesistenza di permanenza e trasformazione risiede la forza del rito.

1.2. Per ‘afferrare’ l’oggetto di cui si parla

…proponiamo una definizione iniziale dei riti: che siano fortemente istituzionalizzati o informali, che regolino situazioni di comune adesione a valori o siano regolatori di conflitti interpersonali, i riti sono sempre l’insieme dei comportamenti individuali o collettivi, relativamente codificati, con un supporto corporeo (verbale, gestuale, di postura), di carattere più o meno ripetitivo, di forte carica simbolica per gli attori e di solito per i testimoni, fondati su un’adesione mentale eventualmente non consapevole, di valori relativi a scelte sociali importanti, la cui attesa efficacia non appartiene a una logica semplicemente empirica che si esaurirebbe nella strumentalità tecnica del legame causa-effetto.
p. 10
Rivière C., I riti profani, Armando, 2006 (1995).

Dominique Picard, autore della voce “Riti, Rituali” nel Dizionario di psicosociologia, identifica tre elementi che si ripresentano nei rituali:

  • la forma: sequenze di comportamenti che tendono a ripetersi secondo un ordine;
  • il senso simbolico e affettivo che il rituale esprime;
  • la funzione: riti e rituali producono effetti significativi per – e su – chi vi è coinvolto (partecipante o testimone).

Aggiungo un quarto elemento:

  • la pragmatica, i riti e i rituali si svolgono secondo sequenze di azioni: sono un fare che assume rilevanza nel farsi (Seligman et al., 2011).

1.3. L’evoluzione di classificazioni e distinzioni

Lo studio dei riti e dei rituali ha prodotto diverse classificazioni, attraverso le quali viene fatto uno sforzo per identificare e circoscrivere l’oggetto di studio. Dominique Picard propone la distinzione tra tre correnti complementari:

  • in una prospettiva sociologica, nella dialettica tra sacro e profano i riti identificano regole e condotte da tenere rispetto al sacro (comportamenti da rispettare e da evitare);
  • in una prospettiva etologica i riti sarebbero comportamenti convenzionali carichi di significati simbolici con funzioni comunicative: includere chi conosce ed escludere chi non conosce il codice, contenere l’aggressività di chi decodifica i messaggi, rafforzare la coesione del gruppo;
  • in una prospettiva psicoanalitica sul piano individuale possono essere atti compulsivi per contenere l’ansia, mentre sul piano collettivo possono essere tentativi per controllare le pulsioni.

Dominique Picard nota che se gli ambiti di elezione per lo studio dei riti e dei rituali erano state le pratiche religiose, più recentemente la sociologia ha spostato l’attenzione verso la presenza di riti e rituali nelle dimensioni sociali, politiche, organizzative e quotidiane, attribuendo ai riti funzioni fondative e normative, di riduzione dell’incertezza e di integrazione sociale e culturale, mediante l’interiorizzazione di credenze e la costruzione di un immaginario condiviso.

1.4. Rituali di cortesia e di deferenza

  • Da una prospettiva sociologica, richiamandosi ai lavori di Goffman, i rituali hanno come finalità di consentire ai soggetti in interazione di preservare la faccia, di vedere riconosciuta e valorizzata l’immagine sociale pubblica (la sacralità dell’identità).
  • In una prospettiva psicoanalitica i rituali sarebbero prescrizioni che riguardano il linguaggio, le posture, i gesti e le forme di interazione, che mirano a preservare l’ordine sociale controllando le pulsioni aggressive o libidiche.
  • In una prospettiva etologica i rituali sono comunicazioni vincolate che assicurare il rispetto degli spazi di individui e gruppi, contenendo eventuali conflitti.

Per Dominique Picard, i rituali di cortesia studiati dalla sociologia, dalla psicoanalisi, dalla etologia, dalla etnografia, dalla psicologia richiamano diverse e non contrastanti intenzionalità.

A livello strutturale, appaiono come comportamenti codificati, che consistono in una catena di comportamenti fissi. A livello funzionale, ricoprono sia una funzione semiotica facilitando la comunicazione, sia una funzione psicologica di regolazione delle pulsioni, sia una funzione “interazionale” permettendo il contatto interpersonale. Infine i riti rivestono un significato simbolico di affermazione e difesa dei valori di una cultura e dell’ordine sociale ad essa connesso: consentono di circoscrivere un gruppo (formato da coloro che li praticano) e di distinguerlo così da altri gruppi sociali.
p. 263
Picard D., “Riti, Rituali”, in Barus-Michel J., Enriquez E., Lévy A. (a cura di), Dizionario di psicosociologia, Cortina, Milano, 2005 (2002), pp. 258-264.

2. Rituali profani: una scheda (preliminare) per osservare le organizzazioni

Aver riconosciuto che riti e comportamenti rituali non riguardano solo la sfera religiosa ha consentito di considerare i riti e i rituali nelle pratiche pubbliche (sociali, organizzative, interpersonali) e private (nelle diverse pratiche relazionali e individuali).
Anche le organizzazioni si servono di riti e rituali diversi, e con scopi differenti. Nella tabella che segue presento un’ipotesi da verificare con osservazioni e descrizioni sul campo. Si tratterebbe di identificare esempi di riti, di descriverli, di provare a coglierne il significato che essi assumono, per chi vi partecipa e per chi li promuove (o li consente).

Tipologia Scopi Esempi
Riti di passaggio
  • Apprendere regole e valori culturali
  • Riconoscimento da parte del gruppo
  • Ingressi
  • Avvicendamenti
  • Avanzamenti e degradazioni
  • Uscite
Riti di integrazione
  • Comunicare e tramettere norme e valori culturali
  • Celebrazione di ricorrenze
  • Festeggiamenti
  • Convention e convegni
  • Celebrazione di ricorrenze
  • Festeggiamenti
  • Convention e convegni
Riti di consolidamento
  • Confermare rinforzare l’appartenenza al gruppo.
  • Confermare la capacità dell’organizzazione di promuovere opportunità per chi fa parte dell’organizzazione.
  • Segnare i confini organizzativi.
  • Attività di formazione (indoor e outdoor)
  • Pubblicazioni (“Dicono di noi”)
  • Intitolazioni
Riti di innalzamento
  • Valorizzare gli apporti individuali.
  • Valorizzare i membri del gruppo.
  • Attestare la forza del gruppo.
  • Riconoscere che l’azione dell’individuo non pregiudica l’azione di gruppo.
  • Contenere l’individualismo.
  • Costruire una comunità, riforzare la dimensione collettiva.
  • Premi, attestati, riconoscimenti, promozioni
  • Menzioni su riviste
  • Esposizione di premi

Consapevole del dibattito sul rito e sulle categorizzazioni via via introdotte per precisarne i significati, sulle funzioni che vengono attribuite alle azioni rituali (o che esse hanno per chi le compie), mi chiedo come posso dunque considerare riti e rituali?

Come molti sostengono, una categoria troppo ampia diventa inutile. Noi pensiamo, tuttavia, che molte diverse forme di comportamento e azione possano essere utilmente comprese come ritualistiche proprio perché il termine “rito” inquadra l’azione in maniera molto precisa. È la categorizzazione che rende l’azione rituale, non l’azione stessa: fare la comunione, stringersi la mano possono essere comprese come azioni rituali o meno, almeno ai margini.
p. 16
Seligman A. B, Weller R.P., Puett M.J., Simon B., Rito e modernità. I limiti della sincerità, Armando, 2011 (2008).

In prossimo post proverò a tornare sulla questione e a proporre anche alcune definizioni per distinguere tra rito, rituale, cerimonia, e liturgia. Anche l’evoluzione delle attribuzioni di significato e le diverse concezioni di costrutto meriterebbe un approfondimento…

3. Riferimenti 

Bacigalupo A., Rituali e simboli da Durkheim a Goffman, Paper sviluppato nell’ambito del XXII ciclo del Dottorato in Sociologia Applicata e Metodologia della Ricerca Sociale, Università degli Studi di Milano – Bicocca, 2006.
Briggs A., Burke P., Storia sociale dei media, da Gutemberg a Internet, Il Mulino, 2002.
Deal T. E., Kennedy A. A., Cultura d’impresa. Riti e rituali nella vita aziendale, Itaca, 1994 (1982).
Kertzer D. I., Riti e simboli del potere, Laterza, 1989 (1988).
Pettigrew A.M., “Cultura organizzativa: una famiglia di concetti”, in Gagliardi P., Le imprese come culture. Nuove prospettive di analisi organizzativa, Isedi, 1995, pp. 51-66.
Picard D., “Riti, Rituali”, in Barus-Michel J., Enriquez E., Lévy A. (a cura di), Dizionario di psicosociologia, Cortina, Milano, 2005 (2002), pp. 258-264.
Rheingold H, Perché la rete ci rende intelligenti, Cortina, 2013 (2012).
Rivière C., I riti profani, Armando, 2006 (1995).
Rito in Wikipedia
Scarduelli P., “Introduzione”, in Scarduelli P., Antropologia del rito. Interpretazioni e spiegazioni, Bollati Boringhieri, 2000, pp. 9-66.
Seligman A. B, Weller R.P., Puett M.J., Simon B., Rito e modernità. I limiti della sincerità, Armando, 2011 (2008).
Siehl C., Bowen D.E., Pearson C.M., “Service encounters as rites of integration: An information processing model”, in Organization Science, 1992,
Trice H. M., Beyer J. M., “Riti e cerimoniali: strumenti di studio delle culture organizzative”, in Gagliardi P., Le imprese come culture. Nuove prospettive di analisi organizzativa, Isedi, 1995, pp. 207-253.
Valeri V., “Rito”, in Enciclopedia Einaudi, Einaudi,1981, volume 12, pp. 210-243.

.

screenshot

Dai, lascia un commento ;-)

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Responsabilità 231/2001. Una sfida per la cooperazione sociale

La fatica di scrivere (ebook a 0,99)

Writing Social Lab 2.0 (free ebook)

Le scritture di restituzione (ebook a 1,99)

Formare alla responsabilità sociale (free ebook)

Avvicendamenti (in libreria)

La carta dei servizi (in libreria)

Archives

Mainograz

348 0117845

Mainograz non raccoglie cookies di profilazione

Mainograz è il blog professionale di Graziano Maino, consulente di organizzazioni e network, professionista indipendente (legge 4/2013).

Scopo di questo blog è esprimere il mio punto di vista su questioni che reputo interessanti e discuterne con chi ha piacere di farlo.

Non raccolgo informazioni di profilazione sulle persone che visitano il blog Mainograz.

Tutte le statistiche sulla fruizione del blog Mainograz (ad esempio sulle pagine visitate e sugli argomenti ricercati) mi vengono fornite in forma anonima e aggregata da Wordpress.com.

Anche i commenti possono essere espressi senza dichiarare la propria identità. Mi riservo solo di verificare il contenuto del primo commento, che se accolto, consente poi di commentare liberamente.

Visitors

  • 208,137 visite da dicembre 2009
%d bloggers like this: