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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Come fare sintesi: indicazioni pratiche (#prendifiatolab)

 

Fare sintesi 1 cornice nera

Questo post riprende e sviluppa alcune questioni affrontate in Come scrivere un abstract, in particolare tratta come costruire i brevi testi richiesti per partecipare a bandi di finanziamento, utili per dar forma a report leggibili, fondamentali come base per costruire pagine web. L’idea è quella di dare indicazioni pratiche, seguendo due approcci operativi.

1. Lavorare sulle idee chiave

Questo primo approccio parte dall’essenziale, dal poco che abbiamo a disposizione: alcune intuizioni, alcune ipotesi ancora da precisare, qualche spunto da sviluppare. Il materiale si presenta scarno (cosa che potrebbe rivelarsi un vantaggio).

Procedimento

  • Identificare il tema focale su cui si vuol lavorare. Cercare un titolo che sintetizzi l’idea chiave, il concetto fondamentale. Ad esempio: “Novità nelle gestione di servizi scolastici complementari”. Più il titolo del progetto coglie l’idea ed esprime il quid da sviluppare, più sarà facile lavorarci (e rimanere stringati).
  • Stendere una lista di idee senza preoccuparsi dell’ordine, che verrà costruito in un secondo momento.
  • Provare a sviluppare le idee, producendo alcune, poche e semplici frasi esplicative che ne illustrino i significato.
  • Produrre (o utilizzare) uno schema generale di riferimento. A volte il migliore è il più classico e banale degli schemi: chi, per chi, con chi, cosa, come, con quali metodi e con quali strumenti, dove, quando, perché…
  • Riordinare gli spunti annotati seguendo lo schema di riferimento.

Difficoltà

Accade che si presentino due ordini di difficoltà:

  • sembrano mancare le idee, non si presentano spunti brillanti…
  • le idee sono confuse e disordinate, intricate…

Suggerimenti

  • Usare post-it per fissare e poi organizzare le idee e gli spunti. Se la regola imposte che su ogni post-it venga scritto un concetto, la stessa regola comanda di non mettere limite, ma di esplorare diverse composizioni per dare forma ai pensieri.
  • Provare a costruire domande. Ad esempio: Come si è evoluto il servizio? A quali problemi si intende rispondere? Quali sono gli elementi di novità che verranno sviluppati? Quali vantaggi si produrranno? Più domande ci si pone, maggiori idee chiave scaturiscono.

2. Lavorare sui materiali disponibili o reperiti

Questo secondo approccio parte dall’abbondanza: prefigurazioni che vanno ripresentandosi, intuizioni e appunti messi da parte, documenti raccolti in occasioni diverse o frutto di ricerche mirate. Di fatto ci si ritrova con cartelle che contengono materiali, con folder in cui si sono – di volta in volta – infilati file o annotati link. Le idee non mancano, ma sono eccedenti e affastellate.

Procedimento

Anche qui, di nuovo, il punto di innesco è identificare un titolo, non importa se provvisorio, abborracciato, irrisolto: un punto di partenza è essenziale. Poi, nel corso della scrittura, si ritornerà più volte sul titolo per precisarlo, aggiustarlo, limarlo, cambiare una o l’altra parola o l’ordine delle parole.

Trovato il titolo, si entra nella complessità dei materiali, e qui tre le azioni consigliate:

  • Cercare l’essenziale, isolando le frasi iniziali, individuando le frasi registro, sottolineando i periodi ad alto tasso di contenuto
  • Scartare, togliendo di mezzo le parti esplicative, che approfondiscono ma che non aggiungono elementi essenziali (avendo cura di afferrare elementi distintivi che vale la pena non escludere del tutto).
  • Parafrasare, riscrivendo le frasi identificate come maggiormente informative.

Difficoltà

Quando si vuole sintetizzare, l’abbondanza ci è nemica. Accade che le ricerche producano ridondanza di informazioni. L’eccesso di materiali richiede che ci si orienti, che si faccia una cernita, che si decida cosa esaminare e cosa scartare. Una difficoltà insidiosa è dunque l’insicurezza che ci spinge ad accumulare.

L’eccesso non aiuta e non interrompere la ricerca affannosa di ulteriori e ultimativi spunti, è un ostacolo spesso sottovalutato: più si cerca, più si trova, più tempo è richiesto per valutare i materiali, per estrarre informazioni utili. Conviene stroncare sul nascere la ricerca compulsiva disordinata (e tenerne conto per i feedback che ci dà sulla percezione di scarso controllo). Semmai è saggio considerare la possibilità di un secondo round di ricerca, più mirato a raccogliere elementi nelle aree che risultano non sufficientemente articolate.

Suggerimenti

  • Scegliere (senza indulgenza) dopo avere dato una scorsa generale ai documenti reperiti.
  • Prediligere i documenti che hanno un indice (negli altri ci si perde, e forse si è perso anche chi li ha prodotti).
  • Citare le fonti consultate: non si fa brutta figura, al contrario. E in più si è corretti (almeno quanto vorremmo che gli altri lo fossero con il nostro lavoro e i materiali che produciamo).

3. In ogni caso…

Non vorrei dare un’impressione sbagliata. Sintetizzare non è (soltanto) una questione di metodo. Certo, nei due approcci presentati lo sviluppo di processi ordinati è un modo concreto per padroneggiare un’attività elaborativa e compositiva complessa. Ma il lavoro di sintesi è possibile a condizione che vi sia fermento di esperienze e di intenzionalità. Scrivere è un lavoro (faticoso) di organizzazione, riorganizzazione e creazione.

4. Per approfondire

Stoner

 

One comment on “Come fare sintesi: indicazioni pratiche (#prendifiatolab)

  1. Pingback: Abbiamo bisogno di abstract (#WIS14 – #prendifiatolab) | Mainograz

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