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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Vedi alla voce Autorità (#psicosociologia)

Autorità

Il corso di Psicosociologia dei Gruppi e delle Organizzazioni (in svolgimento nell’ambito della Laurea magistrale in Psicologia dei processi sociali, decisionali e dei comportamenti economici – Dipartimento di Psicologia – Università degli Studi di Milano Bicocca) prevede una prova scritta intermedia. Sulla piattaforma di ateneo, nello spazio virtuale riservato alle persone che partecipano al corso, sono riportate le voci del dizionario a proposito delle quali verranno poste le seguenti tre domande:

  • Nella voce del Dizionario indicata quali sono questioni fondamentali vengono affrontate?
  • Nella voce indicata – in relazione all’esperienza di ricerca in corso – quali aspetti, spunti o indicazioni trova utili?
  • Nella voce indicata, quali aspetti caratterizzano l’intervento psicosociologico?

Per ciascuna risposta ci sarà a disposizione la metà di un foglio A4.

La voce è Autorità di Jacques Ardoino. Ho pensato di rileggere la voce e di provare a rispondere alle domande, per (ri)saggiare l’impostazione dell’esame.
In effetti la voce è oscura, non completamente risolta nella sua struttura argomentativa. Ma così è. Accade di incontrare testi non risolti, scritti con l’intento di chiarire, finiscono preda della complessità dei concetti che si volevano chiarire. Forse questo è un primo segnale da cogliere: il costrutto di autorità è – solo all’apparenza – autoevidente. Facendosi più vicini emergono sconnessioni, aspetti da discutere e approfondire, da districare, in relazione a un concetto che – questo mi sembra lo si possa affermare – è centrale nella nostra cultura e nel funzionamento di istituzioni e organizzazioni (si pensi solo all’introduzione di Authority regolativa di aspetti critici, collocate in posizione terza. Un esempio per tutti l’ANAC – Autorità Nazionale Anticorruzione).

Quali questioni vengono affrontate nella voce Autorità?

Per stare nello spazio assegnato segnalerei le seguenti idee:

  • nell’etimologia di autorità è contenuta un duplice significato: aumentare, far crescere e dare origine, creare: “Secondo l’etimologia, (auctoritas, da auctor derivato da augere: aumentare, far crescere), l’autorità è prerogativa dell’autore, di cui che crea, che genera” (Ardoino, p. 53).
  • Chi riveste un ruolo di autorità esercita un potere regolato, legittimato e riconosciuto, e il diritto di decidere, di comandare, di essere obbedito e rispettato (p. 55), rimanda a un ordine (norma) e deve essere esercitato nell’ambito di limiti espliciti.
  • l’esercizio dell’autorità presuppone una relazione di subordinazione/dipendenza esposta a esiti differenti: di controllo/sottomissione, ma anche di permesso/abilitazione.
  • le autorità che incontriamo sono molto diverse: la voce accenna al ruolo delle figure genitoriali, alle figure degli insegnanti e dei terapeuti. Ma potremmo anche citare manager, funzionari pubblici, figure che rivestono cariche politico-istituzionali. Autorità apicali e autorità intermedie: quali somiglianze e quali differenze?
  • Ardoino, a pagina 54, fa riferimento ad un tentativo di superare il costrutto di autorità, tentativo sperimentato da ricercatori americani che hanno immaginato di poterlo sostituire con due dimensioni indagabili: Performance e Manutenzione/Cura. Ardoino affronta velocemente il nodo, forse solo per segnalare che la posizione dissonante della ricerca sperimentale che non concorda sulla circoscrivibilità del costrutto di Autorità e sulla possibilità di farne oggetto di analisi. Quello che traggo da questo rapido passaggio è una visione meno contrapposta: in fondo si potrebbe pensare che una figura di autorità è tale se assicura performance adeguate e se si prende cura del sistema organizzativo di cui è responsabile.

In relazione all’esperienza del corso quali aspetti, spunti o indicazioni trovo utili?

Ho leggermente modificato la prospettiva con la quale considero la domanda per adattarla alla mia condizione di docente incaricato di condurre il corso. In generale però si potrebbe dire che ci sono tre aspetti che possono essere considerate le riflessioni proposte nella voce Autorità:

  • in relazione all’esercizio dei ruoli di autorità nei gruppi di ricerca (quali autorità sono presenti, come esercitano il loro ruolo?);
  • in relazione alle autorità che si incontrano (anche di sfuggita) nelle organizzazioni oggetto di indagine conoscitiva (come osservarle, quali elementi considerare, come avvicinare la questione…);
  • e in relazione all’autorità incaricata di condurre il corso (cioè io).

È chiaro – lo si può ben comprendere – che questo terzo aspetto è quello che mi sollecita maggiormente (o almeno immediatamente). I punti rapidamente esaminati nel paragrafo precedente possono essere altrettante focalizzazioni per considerare gli esercizi di autorità che vanno svolgendosi nell’ambito del corso?

Dalla voce Autorità, quali elementi caratterizzanti l’approccio psicosociologico?

Il tema dell’autorità sta a cuore alle figure che si riconoscono nell’approccio psicosociologico, non solo perché alcuni esponenti che per prime hanno animato questo campo di ricerca e di intervento hanno avuto modo di conoscere l’esperienza della seconda guerra mondiale e il periodo successivo, non solo perché si sono mosse nel solco delle ricerche della psicologia sociale, e non solo per la loro partecipazione al movimento della contestazione giovanile, ma anche perché la questione dell’autorità riguarda la vita delle organizzazioni e delle istituzioni, è un tema centrale nel loro funzionamento generativo o distorto [le storie personali in effetti nella voce Autorità non vengono richiamate, sono una mia plausibile supposizione].

La voce, a differenza ad esempio di quella che la precede – Autonomia –, è piuttosto breve e non si conclude con elementi sulla prospettiva di intervento psicosociologica. Ma dalle considerazioni svolte dall’estensore, qualche elemento può venire ricavato, almeno in forma di domanda. E dunque se le indicazioni su che tipo di autorità è un consulente che interviene in una prospettiva psicosociologica sono assenti, si possono tuttavia dedurre spunti. Ecco quali (secondo me):

  • un/a consulente interviene considerando la domanda che gli viene posta e il mandato che riceve (o richiede);
  • la sua azione ricerca una legittimità, non si muove cioè sulla scorta di imposizioni o di manipolazioni;
  • la competenza che mette a disposizioni di gruppi e organizzazioni – certamente non assoluta – ha una qualche rilevanza in relazione ai problemi che vengono posti;
  • la sua azione mira a costruire e ad alimentare fiducia e a mettere in moto evoluzioni per superare le criticità espresse e identificate.

Chi interviene in qualità di consulente assume un ruolo di autorità laterale che opera sulla base di un riconoscimento, concorda uno spazio di azione, riceve e offre un credito di fiducia, mira all’autonomia dei soggetti e dei gruppi coinvolti. E forse può aiutare individui, team e unità operative, gruppi trasversali, le autorità stesse presenti nelle organizzazionio a riconsiderare l’esercizio di autorità.

Riferimenti

Hogg M. A., Vaugham G. M., “Obbedienza all’autorità”, in Psicologia sociale. Teoria e applicazioni, Pearson, 2012 (2010), po. 134-140.
Muraro L., Autorità, Rosenberg & Sellier, 2013.
Myers D. G., “Conformismo e obbedienza”, in Psicologia sociale, McGraw-Hill, 2009 (2008), pp. 194-233.

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