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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Scritture verticali dimenticate

scritture verticali dimenticate
Vi sarà capitato di entrare in un ufficio, vedere appesi messaggi e percepire all’istante di essere coinvolti, indirettamente, come pubblico, in una conversazione che si svolge tra le persone che lavorano in quello spazio. Vi sarà capitato di osservare promemoria operativi o citazioni di massime, prese di posizione sul mondo e affermazioni di presenze dominanti in forma di cartelli, post-it, locandine, fotocopie, appunti fissati con una puntina…
Le organizzazioni non producono – e non espongono –  solo scritture informative (aperti dal al, chiusi dalle ore alle ore, portare i seguenti documenti), di orientamento (per di qua o per di là), o che vietano (spegnere i cellulari). Le organizzazioni producono anche scritture che affermano l’organizzazione stessa, i suoi riferimenti, i suoi fondamenti (nome, brand, slogan), o la sua estetica (quadri, disegni), o scritture che illustrano performance e produzioni (manifesti di convegni, di pubblicità, di prodotti).
Scritture intime (più o meno consentite), scritture funzionali (rivolte a chi riceve servizi), scritture identitarie o affermative (per chi fa parte e per chi entra in contatto con il sistema organizzativo).
Quali altre scritture, e per quali fini, con quali effetti?
Qualche giorno fa, in attesa di un momento formativo, sono stato fatto accomodare nella sala riunioni.
Accompagnato nella sala, ho cominciato a prepararmi per la sessione di formazione. Ho acceso il computer e il video proiettore, ho buttato un occhio alla lavagna a fogli mobili nell’angolo per verificare la possibilità di usarla.
La lavagna a fogli mobili riportava la scritta riprodotta nella foto.
Prima di andarmene ho chiesto la genesi degli appunti e il permesso di rilanciarli. Si tratta del risultato di un lavoro di coordinamento. Appunti di una discussione che ha fissato uno schema essenziale di valutazione.
Dimensioni/variabili
  • Possibilità di proporre cambiamenti organizzativi nel mio servizio
  • Capacità di far emergere prodotti condivisi
  • Capacità di modulare le proprie caratteristiche personali e professionali nel contesto/situazione
  • Quanti/quali obiettivi di servizio siamo stati in grado di raggiungere
  • Capacità di attivare/promuovere progetti innovativi
Dimensioni o variabili per cosa? Per una prossima valutazione? Per una valutazione periodica? L’oggetto a tema è il funzionamento del gruppo? Non solo. Vengono segnalate anche aspetti individuali. Si passa dalla possibilità di essere propositivi nel ripensare il funzionamento del proprio servizio: da cosa dipende? dal gruppo stesso, da chi vi fa parte, dall’organizzazione? Ci si interroga sulla capacità (collettiva si sarebbe portati a pensare) di fare rendere visibili prodotti (oggetti? servizi? risultati?) condivisi. Poi lo sguardo si posa sul singolo componente del gruppo, sulla sua capacità di stare e di regolarsi nel contesto (nel sistema di relazioni). L’attenzione si sposta sugli obiettivi: definibili, numerabili, misurabili, più o meno raggiunti. E fissa poi la propensione a innescare innovazioni, tornando così alla prima domanda che metteva a tema in cambiamenti nell’operatività.
Cinque domande per riconsiderare vincoli, proattività, misura, risultati, novità.
Per un attimo mi sono chiesto se gli appunti fossero per me.
Ovviamente no.
O forse sì, nel senso che non era un testo rivolto a un preciso lettore. Un testo soprapensiero, rivolto a chi ci avrebbe inciampato…
Tra le possibili scritture verticali che le organizzazioni producono vi sono anche quelle riflessive, frutto di lavori a più mani, (incidentalmente?) dimenticate.
Non è facile dire perché restino appese. Forse, esaurito il compito di ricapitolare, una volta trascritte o fotografate, vengono abbandonate. Forse sono messaggi volutamente offerti alla attenzione dei colleghi. Forse sono tracce, appunti per gli incontri successivi. Forse, come è capitato a me, sono inconsapevoli messaggi di benvenuto, segnavia per ospiti che cercano di non perdersi nelle complessità delle organizzazioni, esposti per mettere a proprio agio che si troverà a lavorare in quello spazio.
Come un vaso di caramelle a centro tavola.

A proposito di scritture organizzative verticali

Divieti murali (2/4)
Scritture murali, scritture effimere?

3 comments on “Scritture verticali dimenticate

  1. Paolo Ferrario
    1 December 2015

    Reblogged this on POLITICHE SOCIALI e SERVIZI and commented:
    Le organizzazioni producono anche scritture che affermano l’organizzazione stessa, i suoi riferimenti, i suoi fondamenti (nome, brand, slogan), o la sua estetica (quadri, disegni), o scritture che illustrano performance e produzioni (manifesti di convegni, di pubblicità, di prodotti).
    Scritture intime (più o meno consentite), scritture funzionali (rivolte a chi riceve servizi), scritture identitarie o affermative (per chi fa parte e per chi entra in contatto con il sistema organizzativo).
    Quali altre scritture, e per quali fini, con quali effetti?

    • Mainograz
      1 December 2015

      Grazie Paolo!
      Sempre bello seguirti, buttare un occhio ai tuoi rilanci, farci un pensiero e… essere rilanciato.
      A presto,
      Graziano :-)

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This entry was posted on 28 November 2015 by in Se scrivere è organizzare... and tagged , .

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