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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Auguri, auguri, auguri (auguri da parte mia)

auguri albero copia 2

Immagine presa in prestito da persone conosciute tempo fa :-)

Per qualche tempo ho collaborato con una organizzazione che progetta, produce e commercializza raccordi e giunti per macchine oleodinamiche. Una grande impresa, leader di settore, con sedi in diverse regioni italiane e all’estero. Lo scorso anno, proprio nel periodo natalizio mi sono imbattuto in un felice avvitamento collettivo che vi voglio raccontare.

La settimana prima di Natale, per email, cominciarono gli scambi di auguri.

La presidente scrisse all’intero consiglio di amministrazione raccomandandosi di fare gli auguri a dirigenti e loro collaboratori e collaboratrici. Scrisse anche al vicepresidente, sollecitandolo affinché porgesse gli auguri all’intero consiglio di amministrazione e alla compagine degli azionisti. E scrisse al responsabile dei servizi informatici affinché – sotto la supervisione dell’ufficio comunicazione – non mancasse di diffondere un’email di auguri a tutti i dipendenti e fornitori delle filiali italiane ed europee. Il vicepresidente, da par suo chiese uno slancio creativo verso le sedi sudamericane e verso i siti produttivi dell’estremo oriente; inoltrò i suoi auguri al direttore marketing suggerendo un rilancio ai clienti. Nessuno escluso.

Scattarono i manager che scrissero ai responsabili loro sottoposti affinché esprimessero gli auguri dei vertici aziendali e loro personali a tutto il personale, di ogni ordine e grado.

Il direttore generale a sua volta, scrisse una mail personale a ciascun componente del suo staff chiedendo di porgere gli auguri da parte sua a tutti i consulenti che collaboravano nelle diverse aree. Nel frattempo un gruppo di impiegati della direzione si organizzarono e scrissero collegialmente una email al direttore generale chiedendo di rivolgere i loro auguri e quelli dei colleghi delle direzioni decentrate al presidente, all’intero consiglio e ai dirigenti di area.

I sindacati ricevettero gli auguri. A loro volta formularono un augurio unitario al direttore del personale e per suo tramite all’alta direzione aziendale, senza dimenticare di mettere in copia-conoscenza le organizzazioni sindacali territoriali e provinciali. Il direttore del personale non mancò di chiedere ai suoi uffici di rivolgere alla rappresentanza sindacale i suoi più sinceri auspici di buone feste da estendere ai dipendenti tutti. I dipendenti, per parte loro scrissero, chi individualmente, chi come gruppo di lavoro, chi come reparto, email di auguri, di qua e di là, secondo la loro libera discrezione. E inoltrano al direttore del personale la richiesta a rivolgere gli auguri ai vertici aziendali.

Colleghi e colleghe d’ufficio scrissero sulle bacheche di Facebook auguri indirizzati ai colleghi e alle colleghe di altri uffici, esplicitamente (o implicitamente) auspicando rilanci, condivisioni e apprezzamenti. Per giorni vennero cinguettati auguri rivolti ad amici di amici di amici, a colleghi di colleghi di colleghi, a capi di capi di capi (gli hashtag si moltiplicarono). Insomma rimbalzi e rilanci di auguri, icone di natività e immagini animate, rime edificanti e struggenti (sul fugace svoltare del tempo), riferimenti alle condizioni dell’umanità, auspici desiderabili per il nuovo anno passarono di mano in mano, di computer in computer, ininterrottamente, per giorni.

Le sedi decentrate si rivolsero alle sedi di raccordo affinché inviassero contemporaneamente gli auguri collettivi di operatives e back-officers ai corrispondenti colleghi e colleghe della sede centrale e delle altre sedi decentrate. E via ritorni, rilanci, duplicazioni, rimbalzi. E al culmine un cozzar d’auguri fra chi stava agli snodi della comunicazione e chi dalle diverse regioni organizzative inviava e riceveva reciproci medi(t)ati auguri.

E chi copiava immagini, chi tagliava, chi incollava, chi inoltrava, chi coinvolgeva, chi pregava di allegare, chi di rilanciare, chi di estendere e chi di amplificare, chi invitava a riformulare, chi raccomandava creatività, chi completezza, chi garbo, chi gentilezza, chi di riportare e chi di ri-veicolare, chi si sporgeva, chi per puntiglio chiosava, chi soccombeva, chi distrattamente concorreva. Chi obtorto collo riceveva.
La settimana che portò al Natale passò in un battibaleno. L’organizzazione (e chi ne era irretito, dall’apice al pedice) si ritrovò impegnata in un vorticante passa parola di augurio, in un brusio digitale, in un rimbalzar d’auguri per il Natale incipiente e il di lì a poco Nuovissimo Anno incalzante.

PS

Si tratta di una storia vera?
Certo.
E come ne sono venuto a conoscenza in modo così dettagliato?
Per un banale errore di settaggio della posta elettronica ho cominciato a ricevere la corrispondenza che intercorreva nei giorni di Natale (e non fui l’unico). E prima che potessi ottenere che venisse fermato il flusso degli scambi, si fece l’anno nuovo e mi ritrovai con una provvista di auguri, complice una macchina che per giorni mi sembrò agire in coerenza con quel temporaneo stato di confusione aziendale.

PPS

L’incidente mi interroga sul significato antropologico che hanno gli auguri nei gruppi di lavoro, nelle organizzazioni, nelle comunità, tra le persone che si conoscono di vista, che si incontrano occasionalmente, tra chi non ha legami stretti, particolari simpatie o stima reciproca.
Forse gli auguri sono indipendenti dai legami personali: un rituale sociale che in un qualche modo qualcosa significa. Anche per chi decide di non farli…
Che cosa, esattamente?

Buon Natale, Felice Anno!
Buoni giorni e tanta vita:-)

2 comments on “Auguri, auguri, auguri (auguri da parte mia)

  1. Sandro Ramani
    24 December 2015

    Tanti auguri Graziano! Un abbraccio Sandro

    • Mainograz
      25 December 2015

      Grazie Sandro!
      Buonissime cose per il 2016 (tutto è in movimento:-)

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