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#231 > è possibile un percorso di formazione-intervento di gruppo?

 

Formazione231 di gruppo

Recentemente mi è stato chiesto se è possibile immaginare di introdurre il Modello 231 attraverso un percorso formativo di gruppo rivolto a cooperative sociali. I motivi della richiesta, avanzata da un consorzio di cooperative sociali, sono più d’uno:

  • conformarsi alle indicazioni che provengono dalle linee guida ANAC del gennaio 2016 e dal nuovo codice degli appalti (d. lgs. 50/2016) consentendo alle cooperative di aggiornare i propri sistemi di gestione attraverso un upgrade simultaneo;
  • contenere i costi del processo di introduzione del Modello 231 attraverso la realizzazione di momenti formativi comuni;
  • offrire alle cooperative una opportunità per far lavorare insieme dirigenti, figure amministrative, figure di coordinamento e nuove leve, con l’obiettivo di consolidare la conoscenza reciproca e la capacità di collaborare interna al sistema consortile;
  • giungere alla introduzione di Modelli 231 specifici per le singole cooperative contenenti elementi comuni tali da facilitare la collaborazione, la manutenzione, l’aggiornamento (raccordando e di nuovo contentendo i costi di operatività).

Alla luce di queste motivazioni provo a illustrare la struttura del percorso, i suoi contenuti, le caratteristiche operative e i vincoli che non è opportuno cercare di forzare (pena l’inefficacia del lavoro), anche con l’obiettivo di contribuire alla discussione sulle modalità di introduzione degli adempimenti 231/2001 che si fanno sempre più impellenti e non evitabili, per le cooperative che vogliano rimanere sul mercato.

Sommario
– Fasi per rendere efficacemente funzionante il Modello 231
– Formazione-intervento: alternanza di formazione e consulenza
– Impegni e requisiti per affrontare un percorso comune
– Contenuti del percorso di formazione-intervento
– Specificità e opportunità 231 (microscheda)
Tempo di lettura 8 minuti

Fasi per rendere efficacemente funzionante il Modello 231

Per introdurre, adottare in modo formale e rendere operativo il Modello 231, nel rispetto di quanto richiesto dal decreto legislativo 231/2001 possiamo immaginare cinque macrofasi:

  1. Fase di introduzione alle tematiche 231. Attraverso attività di formazione e/o consulenza si tratta di avvicinare le tematiche proposte dal d. lgs. 231/2001 riguardo alla responsabilità amministrativa d’impresa, collegandole alle particolarità della cooperazione sociale A, B e consortile, di facilitare la acquisizione interna di informazioni e competenze tali da rendere l’adozione del Modello 231 un’azione efficace nel prevenire i reati.
  2. Fase di costruzione del Modello 231 e delle sue componenti: introduzione normativa, analisi dei rischi, identificazione dei presidi generali e specifici, elaborazione del codice di comportamento, del regolamento di disciplinare, delle linee di operatività dell’Organismo di Vigilanza, definizione del piano di implementazione, diffusione e miglioramento. Componenti da calibrare sulle specifiche caratteristiche della singola organizzazione mediante attività di formazione/consulenza rivolta alle diverse aziende/cooperative.
  3. Fase di adozione del Modello organizzativo 231 e nomina dell’Organismo di vigilanza. Si tratta di un passaggio non scontato – non solo nelle cooperative sociali – ma in ogni organizzazione. Un nuovo e specifico sistema gestionale viene attivato ciò comporta la consapevolezza del passaggio: da questo punto di vista l’adozione formale in CdA e poi in assemblea non è una formalità anche in vista dell’efficacia di prevenzione e contrasto al rischio di commissione di reati. In questa fase inoltre viene decisa la composizione dell’Organismo di Vigilanza, e di nuovo si tratta di un cambiamento che le organizzazioni devono metabolizzare affinché si dispieghi l’efficacia del Modello 231.
  4. Fase di avvio dell’attività operativa dell’Organismo di Vigilanza. Di norma nei periodi iniziali l’attività dell’OdV è più intensa per consentire una verifica complessiva di rispondenza del modello e per supportare la ricezione di indicazioni e prescrizioni nell’ambito organizzativo. In questa fase l’Organismo di Vigilanza definisce anche il proprio regolamento operativo. Va da sé che parliamo di ‘fase’ in senso esplicativo, in effetti si tratta dell’avvio di una attività specifica per la quale l’OdV definirà un piano di azione mirato, e attività che si protrarrà nel tempo e dovrà essere modulata in ragione delle molteplici variabili che si presenteranno.
  5. Fase di implementazione, diffusione, formazione, mantenimento e miglioramento del Modello 231. Si tratta di avviare il lavoro di radicamento del Modello 231 nella struttura operativa e di diffusione dello spirito di attenzione alla prevenzione dei reati nell’ambito dei comportamenti organizzativi. Per questo la sensibilizzazione, l’informazione, l’aggiornamento sono attività da attivare attraverso percorsi specifici nelle singole cooperative. Insieme a questo lavoro di divulgazione è necessario prevedere, con il supporto dell’OdV e della figure referente interna per il Modello 231, un’attività di verifica della adeguatezza del Modello in ragione dei cambiamenti normativi (nuovi reati richiamati nell’ambito del d. lgs. 231/2001) e dei cambiamenti organizzativi (nuovi servizi, riorganizzazioni interne, nuove collaborazioni, attività sperimentali).

Formazione-intervento: alternanza di formazione e consulenza

La formazione-intervento progettata propone l’alternanza di momenti formativi di gruppo e attività specifiche individuali da realizzarsi nelle diverse cooperative coinvolte, coinvolgendo gli organi di governo e le figure con responsabilità di direzione, amministrative e di coordinamento.
Il percorso prevede un momento preliminare informativo rivolto alle cooperative interessate alla formazione-intervento, con l’obiettivo di presentare a grandi linee i contenuti del d. lgs. 231/2001, le fasi e le modalità di lavoro, raccogliere domande, richieste, suggerimenti e feedback, di esplicitare le condizioni di partecipazione in relazione all’obiettivo di giungere alla adozione del Modello organizzativo 231 e alla nomina dell’Organismo di vigilanza.

Il percorso formativo prevede momenti di attività comuni per illustrare i contenuti del decreto e gli strumenti richiesti per ottemperare alle disposizioni normative. Nell’ambito dei momenti formativi verranno riservati passaggi di lavoro individuale, di gruppo e in plenaria con l’obiettivo di personalizzare documenti e materiali presentati, avviare l’elaborazioni e la contestualizzazione, predisporre le attività da svolgere poi nelle singole cooperative.

Il percorso prevede poi momenti di lavoro nelle singole cooperative, per informare e formare il gruppo dirigente e le figure che ricoprono ruoli di resposabilità apicale o operativa, per mettere a punto il Modello 231 in relazione ai servizi e alle attività specifiche svolte dalla singola cooperativa, ed anche in relazione alle criticità eventualmente affrontate. Un ulteriore obiettivo è un primo passaggio per sensibilizzare le compagini sociali presentando elementi introduttivi della normativa e del Modello 231 in adozione. In questa fase gli organi di governo affrontano anche la questione della composizione e della nomina dell’Organismo di Vigilanza.

Il percorso di formazione-intervento – se le cooperative e le persone che partecipano svolgono le attività richieste – può dunque consentire alle cooperative coinvolte di predisporre il Modello organizzativo 231 in ottemperanza a quanto richiesto dal decreto legislativo 231/2001 e dalle recenti linee guida ANAC 32/2016, a condizione che la partecipazione sia attiva e l’organo di governo sia direttamente coinvolto.

Impegni e requisiti per affrontare un percorso comune

Se è possibile immaginare un percorso di formazione-intervento che alterni momenti condivisi a momenti riservati alle singole organizzazioni, è necessario anche indicare i limiti che non è saggio forzare e gli impegni richiesti per una partecipazione che si riveli fruttuosa e non dispersiva. Per questo il percorso prevede un momento di presentazione e illustrazione del percorso, al seguito del quale le cooperative decidono se partecipare o meno, e con quali obiettivi. Ecco alcuni impegni richiesti alle cooperative da formalizzare mediante delibera del Consiglio di Amministrazione:

  • intenzioni e obiettivi espliciti, formalizzando mediante delbera di CdA l’intenzione di giungere alla adozione del Modello 231 o la volontà di limitarsi ad effettuare un percorso formativo interno;
  • mandato esplicito e formalizzato alle persone che parteciperanno al percorso formativo e alle attività consulenziali;
  • identificazione del/la referente interno 231 che seguirà (anche per la sola fase di predisposizione) la costruzione del Modello e l’espletamento delle attività richieste;
  • impegno alla partecipazione attiva da parte delle figure delegate a seguire il percorso e la messa a punto degli strumenti richiesti dal Modello 231;
  • a seguito del ciclo informativo e formativo (come richiesto dal decreto legislativo) rivolto a persone che fanno parte dell’organo di governo, del gruppo dirigente, e delle figure che svolgono attività di coordinamento e amministrativi, alle cooperative che si sono impegnate ad adottare il Modello 231 verrà richiesto di deliberare un budget di previsione, da calibrare sulla scorta delle loro caratteristiche.

In relazione al lavoro svolto dalle persone in formazione e all’interno di ciascuna cooperativa, i CdA e le assemblee delle cooperative coinvolte potranno adottare il Modello organizzativo 231 e nominare l’Organismo di Vigilanza, adempiendo così alle disposizioni del decreto legislativo 231/2001.

Contenuti del percorso di formazione-intervento

Riprendo per punti i contenuti del percorso di formazione intervento. Essi vengono affrontati in due momenti distinti: meditante passaggi esplicativi nell’ambito della formazione comune e mediante passaggi di approfondimento nell’ambito della consulenza rivolta alle singole organizzazioni che partecipano al percorso di formazione-intervento.

Introduzione al d. lgs. 231/2001

  • Responsabilità amministrativa delle organizzazioni
  • Contenuti e prescrizioni del d. lgs. 231/2001 e delle successive integrazioni
  • Sanzioni previste dal d. lgs. 231/2001
  • Requisiti e funzione esimente del Modello organizzativo richiesto dal d.lgs. 231/2001

Analisi dei reati e dei rischi per l’organizzazione

  • Esame complessivo dei reati previsti dal d. lgs. 231/2001
  • Identificazioni dei reati pertinenti in ragione del loro possibile impatto per l’ organizzazione e  le sue attività.

Parte generale del Modello 231

  • Articolazione delle responsabilità funzionali
  • Misure generali e trasversali di prevenzione, gestione e controllo

Parti specifiche del Modello 231 (Modello delle 5R)

  • Elenco dei reati valutati potenzialmente critici per l’organizzazione (Reati)
  • Identificazione degli specifici rischi attraverso l’esame del contesto esterno e interno (Rischi)
  • Misure di prevenzione, gestione e controllo in relazione ai reati pertinenti (Risposte)
  • identificazione delle figure responsabili delle diverse misure (Responsabilità)
  • Adeguamento e potenziamento delle msiure di prevenzione, gestione e controllo (Revisione)

Definizione dei regolamenti fondamentali

  • Codice etico e di comportamento: indicazioni generali, prescrizioni positive, divieti
  • Regolamento disciplinare e sanzionatorio
  • Organismo di Vigilanza: attività e modalità di comunicazione con i vertici dell’organizzazione

Piano di adozione e applicazione del Modello 231

  • Comunicazioni agli interlocutori
  • Attività formativa interna
  • Aggiornamento e miglioramento triennale del Modello 231

Specificità e opportunità 231 (microscheda)

Dopo essere entrati nel vivo della proposta formativa, per concludere riservo alcuni brevi cenni di contestualizzazione al decreto legislativo 231/2001 e alle ragioni che motivano l’impegno per la sua introduzione.

Il decreto legislativo 231/2001 (e successive modifiche e integrazioni) ha introdotto la responsabilità amministrativa in sede penale per imprese, cooperative e associazioni. Qualora venga commesso un reato da personale interno – nell’interesse o a vantaggio dell’organizzazione – l’organizzazione stessa può andare incontro a significative sanzioni. Per cautelarsi dal rischio che vengano commessi reati e dalle conseguenze in sede penale per l’organizzazione, il decreto legislativo richiede l’introduzione un sistema interno per la gestione della responsabilità e la correttezza dei comportamenti . Si tratta per la cooperativa di dotarsi di Modello organizzativo 231 e di nominare un Organismo di Vigilanza così da attrezzarsi per prevenire il rischio che vengano commessi reati resi possibili o avallati dalla cooperativa per interesse o vantaggio, minimizzando l’eventuale impatto – nel caso di una forzatura fraudolenta del Modello 231 – per chi ne dovesse ricevere gli effetti negativi e per la cooperativa stessa.

Naturalmente le opportunità che possono scaturire dall’adeguamento alle prescrizioni di legge,  dall’introduzione del Modello 231 e dalla nomina dell’OdV, superano la funzione di prevezione e gli effetti esimenti. Di seguito alcune buone ragioni che ho ritrovato predisponendo, attivando e accompagnando il funzionamento del Modello 231:

  • prevenire comportamenti illeciti tutelando così l’impresa cooperativa e i suoi interlocutori;
  • richiamare il gruppo dirigente, le figure con ruoli di coordinamento e funzionali, e pi in generle l’intera compagine sociale alla corresponsabilità e alla collaborazione interna;
  • consolidare la cooperazione con altre imprese cooperative con le quali si sviluppino interazioni strategiche e commerciali;
  • ottemperare alle indicazioni stabilite da normativa regionali specifiche, dalle Linea guida ANAC 32/22016 e dal nuovo Codice degli appalti (d. lgs. 50/2016);
  • promuovere la legalità nel sistema cooperativo e nel mercato e nei rapporti con la pubblica amministrazione.

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