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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Cambiamento (scheda di sintesi) #psicosociologia

Questo post è una sfida. Mi sottopongo alla prova scritta proposta agli studenti e alle studentesse che frequentano il corso di Psicosociologia dei gruppi e delle organizzazioni. Di seguito le due domande in cui si articola la prova. La consegna: a ciascuna domanda rispondere non superando i 2.000 caratteri (spazi inclusi).
La voce considerata è Cambiamento, scritta da Jacques Rhéaume per il Dizionario di psicosociologia.

Nella voce del Dizionario indicata quali sono le questioni fondamentali affrontate?

Tutto scorre (ma il fiume rimane lo stesso)?

Nella storia del pensiero il cambiamento viene rappresentato in tensione fra trasformazione e permanenza, alterazione e conservazione dell’identità, dinamica che innerva la realtà e movimento superficiale, mutevolezza dell’esperienza che si contrappone alla struttura profonda del reale.

Sei idee di cambiamento

Come viene pensato il cambiamento?

  • effetto della dinamica scongelamento, modificazione, ricongelamento che modifica il campo di forze.
  • provocato da riconfigurazioni interne ai sistemi e nei loro rapporti con l’ambiente.
  • esito di azioni pianificate (intenzionali e programmabili) per conseguire obiettivi desiderati.
  • processo di sviluppo, di crescita, di realizzazione (anche attraverso tensioni e crisi) del potenziale personale, di gruppo, organizzativo.
  • determinato da conflitti di potere che ristrutturano gli assetti istituzionali, sociali ed economici.
  • ostacolato o favorito da inconscio e immaginario.

Orientamenti culturali diversi hanno collegato:

  • la prospettiva sistemica e il cambiamento pianificato, segnalando la capacità dei soggetti di intervenire con progetti di trasformazione dei contesti;
  • la dinamica del cambiamento con il cambiamento come realizzazione, proponendo gruppi di formazione e di riflessione;
  • l’intreccio fra l’approcci critici e dialettici con l’obiettivo di promuovere cambiamenti emancipativi.

La prospettiva psicosociologica

Per produrre cambiamenti sociali e istituzionali, capaci di rispondere a problemi, è necessario:

  • promuovere le teorie e ricerche che abbiano come oggetto la complessità della realtà;
  • considerare l’interdipendenza fra cambiamenti personali e sociali;
  • promuovere autonomia, riconoscimento, partecipazione, convivenza;
  • intervenire in contesti di azione intermedi: gruppi, organizzazioni, comunità;
  • intervenire come agenti di cambiamento (consulenti-ricercatori-facilitatori) capaci di sostenere progetti di azione, capaci cioé di analizzare la domanda, leggere i problemi, costruire accordi, condividere obiettivi e piani di lavoro, sperimentare e valutare per l’apprendere;
  • promuovere approcci e riflessioni critiche;
  • riconoscere il ruolo delle forze inconsce e della dialettica fra libertà dei soggetti e costrizioni che ne vincolano l’azione.

Nella voce indicata – in relazione all’esperienza di ricerca in corso – quali aspetti, spunti o indicazioni trova utili?

Se penso all’esperienza del corso

Cancellando l’idea di cambiamento dall’operatività si viene spiazzati dall’irrequietezza dei soggetti, dagli scarti dei gruppi, dalle traiettorie delle organizzazioni, dalla complessità del contesto, dalla propria curiosità e dagli imprevisti. Le attese inconsapevoli di linearità bloccano il pensiero e fanno del cambiamento una fastidiosa e stressante sorpresa.

Il cambiamento è l’incontro con ciò che è ignoto e diverso, con la prefigurazione di non saper reggere accadimenti sentiti come complessi o addirittura non immaginabili nei loro contorni, dinamiche, sviluppi. Il cambiamento (mi) spaventa.

Il cambiamento, per quanto desiderabile e desiderato deve fare i conti con i vincoli, i limiti strutturali, le legittime richieste di altri attori compresenti, con le energie e le fatiche, con l’interesse e la disponibilità di chi vi è coinvolto. Il cambiamento incontra sempre delle limitazioni.

Il cambiamento può essere ingannevole miraggio, comoda difesa, allontamento, fuga da questioni che richiedono approfondimenti, tempo, pazienza, lavoro. Cambiare (come l’essere stravaganti) può essere terribilmente comodo.

Cambiare il modo di cambiare? Se non c’è spazio per apprendere dalle esperienze, per riconsiderarle criticamente, per consolidarle e ripensarle, il cambiamento è estemporaneo. Cambiare è apprendere dalle esperienze proprie e di altri.

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