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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Biglietto da visita

A proposito di scritture organizzative, nel duplice senso che ‘organizzano’ e che sono proprie delle organizzazioni, vorrei considerare brevemente il biglietto da visita.

Perché i biglietto da visita è importante?
Ci presenta, é una scrittura organizzativa che lascia una traccia di noi.
Il biglietto da visita è un (minimale) strumento. Ci introduce, ci consente di entrare e (forse) di rimanere in contatto (e quindi prova ad organizzare, per la sua parte, una relazione).
Una volta mi è capitato di partecipare ad un momento formativo. Man mano che le persone arrivavano venivano fatte gentilmente accomodare intorno ad un grande tavolo. Ad un certo punto, uno dei convenuti ha rotto il ghiaccio e ha cominciato a distribuire il proprio biglietto da visita. A quel punto, con molta naturalezza anche le altre persone hanno preso a distribuire i loro. Naturalmente, gran rincorsa per trovare i miei, cacciati in un astuccio, dentro una busta, in fondo allo zaino (e meno male che ne avevo qualcuno).
Ma va da sé che non è vitale avere il biglietto da visita, talvolta è superfluo e in alcuni ambienti o situazioni inappropriato. Qualche volta è meglio non mettere mano al proprio biglietto da visita. Ad esempio ad un colloquio di lavoro, non mi sembrerebbe saggio che mentre ci si saluta, lasciare al selezionatore il proprio biglietto da visita (e se proprio non si può fare a meno, evitare almeno la pacca sulla spalla).

Lo spazio è minimo, informazioni essenziali
E come i cibi semplici, i piatti tradizionali della cucina povera, dove conta la qualità della materia prima e conta la maestria nel cucinare, nell’accostare i sapori e i profumi, nell’amalgamare i gusti, le caratteristiche, le forme e i colori… Anche per il biglietto da visita alla fine gli ingredienti non sono moltissimi.
E – nell’essenzialità – ogni informazione svetta e richiama l’attenzione. Ogni particolare comunica, ci fa correre il rischio di sovracomunicare, ci colloca, ci evidenzia (anche in negativo, oppure no).

Una scrittura sottovalutata?
A volte i biglietti da visita invece sembra scritture minori, trascurate, certo ci sono le informazioni importanti, ma non complete. Non quelle utili per l’occasione. Due esempi.
Svetta il nome della società, mancano i nomi delle persone; c’è il numero di telefono ‘istituzionale’, manca quello dell’interno e il cellulare, c’è la mail info@nomesocietà.qualcosa, ma mancano la mail delle persone. Chissà perché? Che senso avrà questa scelta? Me lo chiedo, e mi chiedo cosa si chiedono le persone che lo ricevono e che si vedono scrivere a penna nomi, cognomi, cellulari e indirizzi e-mail. Penseranno che la società vuole risparmiare? Mah…
Mi è capitato di andare ad una fiera sulla green economy, energie rinnovabili e relative tecnologie. Raccoglievo informazioni e quando mi venivano chiesti i dati per un successivo contatto (di fatto mi dicevano: “ci lasci il suo biglietto, la contatteremo”), consegnavo il mio biglietto da visita e… rimanevo di sasso. Sei, sette, otto persone hanno preso il biglietto e se lo sono rigirato fra le mani. “Ma questa società che cosa fa?”. Mi hanno chiesto una dopo l’altra. Ok il logo, il nome della società, il mio e i relativi recapiti. “Ma la società per cui lavora… di cosa si occupa?”. Boh…

Uno o più biglietti da visita, diversi, a seconda delle occasioni?
Non è che adesso ci si deve mettere a produrre dieci versioni di biglietti da visita.
Anche se considerando che i programmi di posta elettronica consentono svariate firme, e ammettendo che queste firme assomigliano molto a profili o biglietti da visita, l’idea di diversi biglietti da visita per occasioni differenti non è poi così balzana.
Da qui il passo a considerare le forme e i formati è brevissimo, anche la carta, la grammatura, la qualità… A questo punto è più facile dare il senso della vastità delle possibili scelte rimandando al caso delle partecipazioni matrimoniali (chi ha fatto l’esperienza della scelta sa di cosa parlo) e chiudere così l’argomento.
Va da sé che certamente ci sarà una monografia, e che il tema ‘biglietti da visita’ sarà iperstudiato nelle scuole di grafica, oggetto di un corso ad hoc.

Quali gli elementi base, quali gli elementi aggiuntivi?
Se il biglietto da visita viene usato solo con persone che già ci conoscono, conoscono il nostro lavoro, la società per la quale lavoriamo e le sue aree di intervento, si può anche concepire un biglietto da visita molto leggero.
Ma in taluni casi è ammissibile un biglietto da visita leggermente più ricco di informazioni. Insomma partita iva e codice fiscale sì o no? IBAN: eresia delle eresie o chiaro messaggio che rimarca che siamo nel campo delle transazioni economiche e non in piena nobiltà ottocentesca?

New look, sometimes
E di tanto in tanto i biglietti da visita (come altri strumenti comunicativi) vanno aggiornati, per segnalare le novità, per farli più adeguati alle esigenze d’uso, per segnalare evoluzioni e nuovi appealing, per trasmettere l’investimento sugli oggetti di cui sono veicolatori. Quando si ritrovano i propri biglietti da visita di qualche anno fa è una stretta al cuore (quasi come ritrovare il proprio vestito della cresima).

Che fine fanno i biglietti da visita?
Un gadget, un regalo natalizio – forse gradito e per alcuni utile – potrebbe essere un raccoglitore di biglietti da visita (naturalmente senza trasformare la copertina in biglietto da visita ingigantito).

Ah, dimenticavo…
‘Biglietto da visita’ è una metafora spesso usata per indicare la supposta funzione di strumenti comunicativi come le brochure, le carte dei servizi, i bilanci sociali…

2 comments on “Biglietto da visita

  1. Jesus
    4 June 2013

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  2. Pingback: Biglietti da visita, di nuovo « Mainograz

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