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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Giancarlo Ottaviani, ospite della settimana 41/2010

Giancarlo Ottaviani

Sviluppo economico: siamo sul treno giusto?

Negli ultimi mesi, spinti dal fatto di vivere una delle crisi economiche più profonde di sempre, ci si è messi a ragionare sui modi per uscirne e in quali “paradigmi” economici sia meglio cercare le strade dello “sviluppo”: capitalismo, economia sociale di mercato, socialismo… Occorre a mio avviso innanzitutto avere chiari i concetti di sviluppo e di crescita, quindi come cercare di raggiungere gli scopi che ci proponiamo tenendo conto dei limiti innanzitutto sociali e ambientali che ci sono.

La crescita economica è quasi sempre intesa come un fatto quantitativo (la percentuale di aumento del reddito o del prodotto pro-capite) mentre i benefici della crescita, che consistono in un innalzamento delle condizioni di vita della popolazione, sono quelli che più correttamente possiamo indicare con il termine di sviluppo.

L’evidenza statistica ha dimostrato che spesso larghe fasce di popolazione, in molti paesi (non solo poveri), non riescono tuttora a cogliere i frutti della crescita. La povertà persiste e si fa ancora più grave e drammatica quando il tenore di vita medio si innalza.

L’economista indiano Amartya Sen, nobel nel 1998, afferma che i concetti di sviluppo e di benessere debbano andare al di là del semplice possesso di beni o alla disponibilità di servizi guardando piuttosto a ciò che essi permettono agli individui di fare. I beni, così come il reddito, sono un mezzo per ottenere benessere ma non sono, di per sé, indice di benessere. E’ alle realizzazioni e dei traguardi importanti della vita umana che occorre guardare per giudicare il benessere degli individui e lo sviluppo dei paesi.

La crescita economica deve avvenire inoltre entro i limiti delle possibilità ecologiche degli ecosistemi e della loro capacità di soddisfare i bisogni delle generazioni future. Infatti tutti gli esseri umani, al di là della loro struttura sociale, politica ed economica, hanno bisogno di materiali naturali biologici per soddisfare i loro bisogni: l’alimentazione, l’abitazione, l’energia, i medicinali ed in generale per raggiungere un buon livello di qualità della vita. Poiché lo sviluppo economico dipende dallo stock di risorse naturali della terra, mantenerne la riproducibilità rappresenta la chiave per la sostenibilità.

Ne deriva che lo sviluppo sostenibile non è semplicemente protezione ambientale, ma anche un concetto nuovo di crescita economica, che garantisca giustizia ed opportunità per tutti e non solo per pochi privilegiati, senza distruggere le risorse naturale del pianeta e le sue capacità di carico. E’ un processo in cui le politiche dei vari settori economici sono fatte in modo da creare uno sviluppo che sia economicamente, socialmente ed ecologicamente sostenibile.

Effetto serra, scomparsa delle foreste, riduzione della biodiversità, desertificazione, contaminazione dei suoli, dell’atmosfera e degli oceani con sostanze tossiche: sono tutti elementi di una crisi che mette in pericolo gli equilibri del nostro pianeta. Questa crisi è in larga misura responsabilità dell’uomo. E’ prodotta dalle attività economiche che dovrebbero dare risposte ai bisogni umani ma sono diventate invece, per effetto della logica del mercato, una minaccia per gli equilibri ecologici e la vita delle generazioni future. Abbiamo la responsabilità collettiva di proteggere la terra usando in modo equo e sostenibile le risorse disponibili.

In sostanza in questo approccio si deve porre l’accento sull’uso razionale e responsabile delle risorse da parte di tutti, sul riciclaggio delle risorse rinnovabili e sulla riduzione al massimo degli sprechi. I meccanismi e le priorità dell’economia vanno ripensati in questa prospettiva, puntando all’eliminazione della povertà e al miglioramento della qualità della vita: ecco i settori dove Governi e Imprese dovrebbero destinare le proprie risorse.

Ritengo inoltre che la ricchezza che ci rende effettivamente sereni e felici è quella delle relazioni personali. La pienezza della nostra vita è spesso data dalla quantità e dalla qualità dei rapporti che abbiamo con gli altri, in un ambiente genuino, godibile, sobrio, sereno, e in un contesto socioeconomico, dove il mercato, ad esempio, torna ad avere la sua funzione di riunione popolare e dove la preoccupazione economica quasi scompare. Non è forse più auspicabile uno scenario del genere che vivere in una società dove tutto è sacrificato al Dio della crescita economica con tutti i disastri che ne derivano?

Se ipotizziamo lo sviluppo come la meta di un nostro viaggio in treno e gli strumenti sociali ed economici che ce lo devono far raggiungere sono il treno stesso, forse la domanda da porsi non è se il treno sia veloce o lento, puntuale o meno, ma se stiamo andando verso la meta giusta o abbiamo sbagliato direzione… nel secondo caso non basta lamentarsi, occorre scendere alla prima stazione.

Giancarlo Ottaviani
Laurea in Economia presso l’Università Cattolica di Milano. Specializzato in Microfinanza e in Finanza per lo Sviluppo. Impiegato bancario.
Consigliere Comunale a Brugherio, membro delle Commissioni Urbanistica e Lavori Pubblici. Impegni legati al commercio equo, alle missioni, ai migranti e alla Caritas. Donatore Avis e socio di Banca Etica.
Nel tempo libero (assai poco): libri, viaggi e cinema.

One comment on “Giancarlo Ottaviani, ospite della settimana 41/2010

  1. Martina Cecini
    11 October 2010

    Mi sento in piena sintonia con quello
    che viene detto in questo post.
    Grazie a Giancarlo Ottaviani per avere
    esplicitato bene un pensiero che è
    anche mio.
    Viva la qualità della vita e delle
    relazioni!
    Martina
    Compagnia Missionaria S. Cuore.
    Missionaria in Mozambico
    Lavoro alla Caritas di Nampula
    e questo post mi ispira nel mio
    servizio.
    Grazie ancora.

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