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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

A proposito di responsabilità sociale

Come altre cicliche parole focalizzanti l’attenzione, ‘responsabilità’ si presenta come termine esplicito ed evidente, investito di consenso sociale al punto da presumere di essere grosso modo d’accordo nell’intendere il significato dell’espressione ‘responsabilità sociale d’impresa’.

In effetti si possono considerare due approcci, fra loro distinguibili e integrabili:

  • la responsabilità è disciplina;
  • la responsabilità è dibattito e ricerca.

Il primo è forse un atteggiamento più orientato a definire con una certa precisione quali siano le coordinate per essere (dirsi?) responsabili in campo economico e come agire per essere (ritenuti?) responsabili in quanto individui e in quanto organizzazioni. Potremmo immaginare questa prospettiva come più attenta a dare indicazioni e al loro adempimento.

Il secondo approccio sembra più preoccupato di identificare, attraverso il confronto, i confini mobili che individuano le dimensioni di responsabilità. Si ha l’impressione che con questa prospettiva venga adottato un orientamento più sperimentale e critico, interessato a definire continuamente cosa sia da annettere al campo della responsabilità.

Proviamo a considerare le implicazioni del lavoro che mira a definire matrici, panieri, linee guida, modelli. A cosa possono servire queste mappe che competono per affermarsi? Come considerare questo lavoro, che a uno sguardo esterno può apparire orientato a disciplinare ma dall’interno è laborioso, insaturo, alla continua ricerca di nuovi ordini?

Un rischio potrebbe essere quello di tenere i files della responsabilità sempre aperti, l’attenzione allertata dagli aspetti innovativi a scapito di questioni conosciute e apparentemente risolte. Un’ipotesi che ci sembra interessante sviluppare riguarda l’esigenza di distribuire gli sforzi che le organizzazioni fanno fra la verifica del rispetto delle indicazioni normative (cogenti o volontarie, modelli e panieri consolidati) e l’esplorazioni di nuove proposte di assunzione di responsabilità collettiva e organizzativa.

Due atteggiamenti che, se connessi fra loro, possono avere valore nella costituzione di pratiche responsabili sia perché rinforzano l’attenzione verso questioni fondamentali, sia perché non atrofizzano incertezze e ricerche di innovazione che possono esprimersi anche nel campo della responsabilità. Inoltre l’intreccio fra conosciuto e ignoto consente di verificare la tenuta dei sistemi adottati e offre basi per esplorare dimensioni non ancora praticate.

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This entry was posted on 7 April 2010 by in Responsabilità in pratica.

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