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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Un solo bilancio sociale per tutte le occasioni?

È possibile redigere un bilancio sociale che parli a tutti, indistintamente?

Per come è posta la domanda potrebbe condurci fuori strada. Il rischio che si corre, nel voler farsi comprendere da tutti, è di non riuscire a parlare a nessuno. Forse quello che è possibile fare è cercare di produrre un documento chiaro e comprensibile, considerando che le comunicazioni rendicontative sono – in genere – indirizzate a destinatari particolari (anche se non sempre ne siamo consapevoli).

Ma se si ricerca una comunicazione ad ampio spettro, un documento intelligibile e compatto è preferibile rispetto a un documento complesso e difficile, tecnico, eccessivamente ricco di dati, molto analitico, prolisso. In questo secondo caso è facile perdersi e non trovare l’uscita dal labirinto. E ciò perché non tutti i destinatari hanno lo stesso grado di interesse e le medesime conoscenze, la stessa padronanza dei temi affrontati, il medesimo tempo da dedicare alla lettura… tutte condizioni che fanno crescere la comprensione e inseriscono in un contesto comunicativo facilitante. A volte poi si confondono i destinatari ideali con i destinatari reali. Accade che il documento si rivolga a qualcuno che davvero non c’è. E lo si avverte: i dati presentati finiscono per restituire informazioni a qualcuno che non ha posto alcuna richiesta.

Dal punto di vista dalla fruizione comunicativa, dopo la fase della novità e quella della diffusione, l’impressione è che il bilancio sociale tenda ora ad evolvere lungo tre direttrici: l’occasionalità, la diversificazione e la modularità.

Si diversificano le occasioni e gli strumenti di rendicontazione, le rendicontazioni si fanno ‘comunicazioni di restituzione’, ipertestuali e virtuali. Sempre più internet, sempre più occasioni per raccontare esperienze, azioni, capacità di intervento, lettura e risposta a problemi definiti. Sempre più attenzioni alle occasioni per rendersi comprensibili nelle molteplici situazioni di interazione con e fra interlocutori diversi. Il bilancio sociale sta cambiando e più che l’esito finale di un lavoro, preparato per mesi dietro le quinte, sembra presentarsi come un processo progressivo di presentazione del lavoro dell’organizzazione, a mezzo di dati e di informazioni circostanziate. Diversi i documenti che vengono prodotti dall’insieme-organizzazione o dai sottoinsieme-servizi. Dati, descrizioni e commenti che, raccolti e riordinati più che da un disegno strutturato da un’intenzione rendicontativa, possono periodicamente essere riassemblati a comporre un documento di sintesi.

Se per bilancio sociale intendiamo il processo continuo di ricerca di dialogo sorretto da contenuti appropriati allora – più che parlare a tutti – si cercherà di parlare di volta in volta a ciascuno. Con un duplice vantaggio:

  • più agilità nel confezionare informazioni salienti e modulari;
  • pertinenza e maggiore valorizzazione delle informazioni, evitando di differirle in attesa di un contenitore comunicativo strutturato che richiede  sempre un lavoro intenso e tempi non brevi.

Se per bilancio sociale intendiamo la sintesi ragionata volta a presentare complessivamente intenzioni, scelte, attività e risultati riguardanti un periodo definito e l’azione dell’intera organizzativa, allora il bilancio sociale mirerà alla semplicità ricercando un buon livello di comprensibilità e dimensioni contenute.

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This entry was posted on 26 April 2010 by in Bilancio sociale.

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