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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Masterizzarsi

Call
Non è la prima volta che gli studenti chiedono indicazioni a proposito dei master.
Provo a esprimere qualche pensiero.
E chiedo agli affezionati visitatori del blog di contribuire con le loro esperienze (sapendo che ce ne è più d’uno/a che ha validi e documentati punti di vista: Silvia, Fiorella, Luca, Paolo, Sara, Matteo, Franca, Cinzia, Laura, Paolo, Giovanna… in rigoroso ordine alfabetico).

Possibili scaffali
Quello che ho capito dei master è che possono essere un’opportunità ma anche una perdita di tempo (in alcuni casi un cocktail delle due cose). Mi avventuro in una classificazione per facilitarmi il compito di esprimere qualche ipotesi al riguardo.

  1. Ci sono i master post-universitari. Master costruiti per chi termina il ciclo triennale o quinquennale di studi ordinari. Qui ulteriormente dividerei in due sotto gruppi: a) master per proseguire nel percorso accademico; b) master per chi punta ad inserirsi nel mondo del lavoro.
  2. Ci sono i master infra-professionali, quelli che si intraprendono nel mezzo del cammino, quando ci si trova spersi nel bosco (senza necessariamente essere in viaggio verso la casa della nonna, o anche sì).

Prendiamo i master del primo sottotipo quelli volti a sostenere l’intenzione di proseguire il percorso accademico. E’ ovvio che convenga sceglierli con cura. Se servono ad aumentare le chances di stare in università è bene che siano davvero dispositivi di avvicinamento (e non sistemi di dispersione di energie e desideri). In Italia o all’estero? A parte la disponibilità di risorse personali (variabile alquanto dirimente, nonostante eventuali borse di studio) conviene cercare quelli seri, facendosi consigliare dai docenti in Italia, quegli stessi docenti che poi li dovranno riconoscere come un elemento differenziale per l’ingresso o meglio il contatto con la galassia accademica. [Aiuto, non ho molto altro da aggiungere, salvo chiedermi che ruolo gioca la selettività…].

Passiamo ai master del secondo sottotipo, quelli ponte verso il lavoro. Qui, per quello che ho capito non solo conta il prestigio dei docenti, ma contano i contatti con i mondi del lavoro che l’organizzazione del master assicura, conta la qualità delle opportunità di sviluppare progetti di stage che alternino e colleghino attività sul campo. Insomma anche i partner del mondo del lavoro e la loro serietà sono un elemento da vagliare, in particolare il grado di reciprocità che le aziende manifestano, cioè se sono in grado di riconoscere che, mentre offrono un’opportunità, ricevono a loro volta una e più opportunità. [E non è detto che a imprese roboanti corrispondano avventure indimenticabili.]

Quanto ai master ‘infra-professionali’ mi chiedo se, volendo schematizzare, anche qui non ci sono due orientamenti generali. Master che fanno prevalere la professionalizzazione, l’aggiornamento, l’immissione di saperi e tecniche, rispetto a master sabbatici che curano le dimensioni di riflessione, di scambio, di sviluppo ed elaborazione individuale e di gruppo. [Anche qui, servono contributi e idee per dar corpo alle considerazioni abbozzate.]

Idealtipically
Ricapitolando, viene più facile dire che ci sono tre idealtipi di master:

  • Master ‘rostro’. Sono i master per arrembare l’università. Ma l’università, come nei racconti di Salgari, sembra essere una flotta di navi stregate, non è detto che i rostri assicurino prese salde e piattaforme per andare all’assalto.
  • Master ‘ponte’. Sono master che servono per superare faglie, discontinuità, sprofondi, o anche solo per guadare dalla sponda studio (e lavoro) alla sponda lavoro (e studio!). Qui gli elementi distintivi mi sembrano essere: la qualità del confronto fra esperienze di chi partecipa e di chi viene a portare sintesi e pensieri, il coraggio delle connessioni disciplinari (meglio se non troppo disciplinate), la varietù delle riflessioni non teorico-astratte, l’intensità degli stimoli e del supporto nel costruire nuove conoscenze, e – finalmente – le concrete opportunità di tirocini che facciano fare buone esperienze di lavoro in contesti impegnativi e accoglienti. [Paolo F. potrebbe offrirci un sacco di buone idee e di spunti per approfondire].
  • Master ‘campo di lavoro’. Metà ‘vacanza’ per tirare il fiato; metà occasione per fare il punto sul proprio percorso professionale, mettere ordine (ma non è facile), riorganizzarsi (ma anche qui c’è da lavorarci); metà opportunità di incontrare nuove persone e allargare il giro dei contatti; metà spazio per aggiornarsi entrando in contatto con cose nuove o seminuove. [Lo so che quattro metà non fanno un intero, ma molte cose che facciamo moltiplicano gli effetti. In bene e in male, ahinoi.]

Quali sono gli aspetti da considerare?
Per cercare e scegliere il master… In primo luogo conviene esaminare il proprio progetto personale/professionale, mettendolo distanza quel tanto che serve per considerarlo con un filo di scetticismo cosmico.
E poi non ci sono solo i master annuali, lunghi, impegnativi, esclusivi. Ci sono anche percorsi più brevi, compatibili con il lavoro e la famiglia e i soldi, che chiedono di investire un certo numero di fine settimana… La varietà è maggiore di quella che si potrebbe immaginare.

Cosa si può fare?
Raccogliere informazioni direttamente da chi li organizza, mettendo da parte i timori reverenziali, mettendo semmai in campo le risorse di savoir-faire sociale (educazione) delle quali i più non difettano, per andare al sodo (ribaltando il comune senso delle cose): prima di farsi selezionare è bene selezionare!

Sintetically
Ci sono master che esci con qualche strumento, qualche domanda, e qualche competenza.
Ci sono master che fissano come punto di attacco le incompetenze di chi vi prende parte, ce ne sono altri che partono dal riconoscere quello che ciascuno porta (ho partecipato a un percorso formativo e il docente, in apertura, ci ha detto che ci avrebbe azzerati, per poterci allineare. Sic!).
Ci sono master che esci che sei un cd e anche un disco di vinile: partito, ripartito e anche con i solchi.

Ma sui master ri/chiedo aiuto a chi è più masterizzato/masterizzante di me.
Commenti – as usual – welcome. (chi si sta orientando coglierà al volo;-)

One comment on “Masterizzarsi

  1. Paolo
    17 July 2010

    Ciao Graziano,
    leggo solo ora questo (interessantissimo) testo sui Master. Si, avrei qualche opinione da esporre, ma sarò onesto: sono in ferie fino al 26 luglio…e staccare per bene la spina è una necessità, pena il rischio di non mangiare il panettone…
    Prometto che al mio ritorno (se ancora sarà possibile) parteciperò al dibattito! Un caro saluto! Paolo F.

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This entry was posted on 9 July 2010 by in Quanto basta and tagged , , , .

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