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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Like a peer review approach

Questi appunti nascono da uno scambio di idee con un collega che lavora in un consorzio di comuni. Oggetto della ‘divagazione’ (in attesa di avviare l’incontro di lavoro) le modalità che i sistemi organizzativi di raccordo e di rappresentanza – i sistemi consortili ad esempio – possono adottare per sostenere le organizzazioni che ne fanno parte e promuoverne lo sviluppo di competenze interne e maggiori autonomie.

I sistemi organizzativi di secondo livello che intendono favorire lo sviluppo delle organizzazioni da essi raccordati possono mutuare dagli approcci peer review alcune accortezze e una certa sensibilità di fondo.
Peer review significa revisione fra pari. ‘Revisione’ in senso molto ampio: nel senso di osservarsi e ascoltarsi reciprocamente, di consentire mutui scambi e di promuovere ritorni vicendevoli. In genere si ricercano confronti e valutazioni fra pari quando si opera su questioni scarsamente conosciute, innovative, non ancora istituzionalizzate, in situazioni in cui non esistono autorità o esperti in grado di dirimere nodi o asseverare conoscenze con la forza di un sapere affermato o sovraordinato.

Quali le accortezze dunque?
In generale è preferibile mettere a disposizioni supporti che si distinguono per la bassa intenzionalità di sanzionamento e l’alta autorità di orientamento. Se vengono messi a disposizione consulenti, questi possono operare come se fossero controllori con un mandato ispettivo o piuttosto come portatori di conoscenze e competenze che vengono rese disponibili.
L’attenzione a proporsi come facilitatori esprime, prima ancora che un’attitudine professionale, l’atteggiamento del consorzio o dell’organizzazione di secondo livello inviante. Essere pronti ad affiancare, a comprendere le difficoltà che le organizzazioni incontrano tuttavia non implica che i consulenti debbano derogare a posizioni di indipendenza e di rigore.
Una terza sensibilità riguarda il formulare richieste incrementali: le performance sollecitate possono essere ottenute progressivamente. Lo sviluppo della qualità, in questa prospettiva, passa attraverso il rafforzamento delle capacità dei sistemi (e delle persone che vi lavorano).

Perché assumere un’attitudine paritetica, di confronto, di reciprocità?
Per ragioni persuasivo-manipolative?
Per non urtare la suscettibilità dei partecipanti al gruppo di lavoro? Un certo savoir-faire, una certa diplomazia, più che manipolativa, potrebbe essere opportuna se si vogliono determinare precondizioni di interazione. Non pare utile introdurre dissimmetrie che rimarcano incolmabili divari di sapere (divari più spesso presupposti che verificabili). La consapevolezza delle competenze che i consulenti inviati dal sistema di raccordo mettono in campo non li autorizza in ogni caso a svalutare le conoscenze che le organizzazioni che fanno parte del sistema associante possono avere, non avere, o non sapere di avere.
Per ragioni relazionali?
Riconoscere l’altro è già accogliere e valorizzare gli apporti e le conoscenze che possono venire messe a disposizione. I saperi delle organizzazioni che fanno parte del raccordo contano, possono cogliere aspetti rilevanti, intercettare questioni sfuggenti o sottovalutate, rispetto alle quali la più parte del sistema è sguarnito. Solo relazioni che aprono confronti e li valorizzano possono cogliere apporti debolmente legittimati e a prima vista poco percepibili.
Per promuovere corresponsabilità, reciprocità, cooperazione?
L’idea è che proporre approcci di supporto improntati alla revisione fra pari o alla valutazione mutuale induca una comune responsabilità in parte attribuibile a condizioni di vincolo incrociato, in parte ai vantaggi in termini di feedback che si possono ottenere a fronte di investimenti relativamente modesti in termini di ‘estrazione’ di nuove conoscenze.
Per promuovere il sodalizio associativo?
I consorzi, le associazioni fra organizzazioni, le reti nascono da ipotesi di reciproco supporto, alla ricerca di una sorte comune migliore. Proteggere il sodalizio, il raccordo, la capacità di sviluppare aiuto e di radicare la collaborazione nel collettivo, offrendo servizi di qualità, non impositivi (il sistema gerarchico è in funzione altrove), preservare spazi di affiancamento e di confronto sembrano iscritte nel codice costitutivo. Si potrebbe perfino sostenere che i sistemi consortili dovrebbero per configurazione mirare a produrre autorità funzionali e devolventi, in grado cioè di rimettere potere e sapere a disposizione dei partecipanti.
Introdurre modalità orientate alla peer review anche quando vengono chiamati in causa figure esperte e competenti, non è (solo) saggia prudenza esistenziale, ma un approccio relazionale volto a favorire la disponibilità e a potenziare la capacità di collaborare fra le parti coinvolte.

Condizioni di ‘verifica reciproca tra pari’

  • Per poter parlare di ‘verifica reciproca tra pari’ è necessario che si verifichino alcune condizioni:
  • Ci deve essere un oggetto di verifica sufficientemente circoscritto. Non si può parlare di revisione o valutazione fra pari se il confronto avviene su temi molto ampi, generici, sfumati;
  • La verifica deve avvenire su base mutuale, di scambio, di aiuto, di permeabilità, di vicendevole ricerca di conoscenza;
  • L’espressione ‘tra pari’ (forse sarebbe meglio paritaria) prova a veicolare l’idea che vi siano piani, segmenti di esperienza, che presentano elementi di somiglianza. Ed è su questi piani che ci si riconosce portatori di esperienze, saperi, difficoltà che – se pure differenti – producono comunanze: elementi di somiglianza che avvicinano e possono costituire una base per leggere e comprendere le caratteristiche dei soggetti che entrano in relazione;
  • Le ragioni per dare corso a processi di confronto paritetici possono essere differenti: esigenze di confronto, di verifica, di consulenza, di validazione e riconoscimento, altro che abbia le caratteristiche del dare e del ricevere reciproco.

Quali le principali applicazioni della peer review?
Intanto il più noto ambito di revisione tra pari è quello delle pubblicazioni scientifiche e di ricerca. Ma non è l’unico ambito. Anche in medicina e in diverse professioni si riconosce il valore della supervisione fra componenti di un medesimo gruppo professionale (della ‘altervisione’?). Nulla vieta che modalità di scambievole valutazione vengano sperimentate e applicate anche in altri campi.

Quali le ragioni della diffusione di un approccio che sembra prediligere apertura e orizzontalità?
Assicurare la validazione, la legittimazione biunivoca di produzioni scientifiche, resoconti, articoli o di procedure, prassi o pratiche in assenza di standard condivisi o di esperienze consolidate considerabili riferimenti. L’ipotesi di fondo è che per affrontare questioni complesse e poco conosciute risulta efficace promuovere il confronto e lo scambio tra una pluralità di sguardi in qualche misura esperti, se non della questione specifica (perché così innovativa da non disporre di saperi istituzionalizzati), almeno di problemi, contesti, azioni che hanno affinità con l’oggetto di analisi e attenzione. Detentori di esperienze, capaci di riflessioni, sufficientemente in grado di districarsi, ma non ancora in grado di produrre paradigmi generali. Un sorta di mutuo soccorso, di cooperazione che avviene con gradi di simmetria, esperienze comuni o simili, intenzionali collaborazioni scambievoli.

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This entry was posted on 14 November 2010 by in Organizzare, Psicosociologia, Qualità and tagged , , , .

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