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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Martina Bignami, ospite della settimana di Pasqua 2011

Martina Bignami

Manca una settimana a Pasqua, festività che di solito diventa occasione, come il Natale, per riunirsi con la famiglia intorno a una tavola imbandita.
Il menù, si sa, è dettato dalla tradizione, e se dovessimo elencarne i piatti tipici difficilmente non menzioneremmo l’agnello.
Il sacrificio dell’agnello è un rito che risale a molto tempo fa: per le popolazioni nomadi dell’epoca premosaica, sacrificare uno dei propri animali da pascolo (i quali spesso costituivano la fonte di sussistenza della famiglia) era una vera e propria rinuncia, un dono fatto a Dio, un simbolo del loro legame. Passando dalla Pasqua ebraica a quella cristiana, l’agnello diventa simbolo di Cristo immolato per l’uomo.
Cos’è rimasto oggi di questo simbolo? Direi che col tempo si è svuotato, che è rimasto solo il significante, e l’agnello pasquale non è ormai che un piatto della nostra tradizione gastronomica, nulla più.
E’ impossibile fare un parallelo con l’antica usanza, poiché al giorno d’oggi, per soddisfare il mercato, milioni di agnellini ogni anno vengono fatti nascere forzatamente in vista delle feste; tenuti spesso in spazi angusti e bui per farli ingrassare meglio, quando raggiungono il mese di vita, ancora dipendenti dal latte materno, vengono stipati a bordo di TIR e trasportati anche per molti chilometri fino al macello (tanta strada perché molti di essi arrivano dai paesi dell’Est, per via dei bassi costi). Che senso ha?

Nessuno, mi verrebbe da dire: si mangia l’agnello per abitudine, perché se lo aspettano tutti i commensali: i nonni, il coniuge, i vari parenti, perché la festa di Pasqua non sembrerebbe la stessa se non si rispettasse il classico menù.
Eppure, poiché a Pasqua si celebra la resurrezione, la vita nuova, mi sembra davvero assurdo farlo compiendo un massacro di innocenti; più vicina ai suoi principi ispiratori di vita, pace e fratellanza potrebbe essere la scelta di sostituire il menù tradizionale con qualcosa di più allegro e fantasioso. Le alternative sono davvero infinite, e la Pasqua sarà tale anche senza una tavola imbandita a base di agnello; meglio risparmiarlo e “sacrificarci” noi scegliendo altro.
Molte associazioni di protezione animali ogni anno distribuiscono proposte di menù alternativi; nel web inoltre si possono trovare parecchi spunti originali…come questi:
http://www.veganblog.it/2011/04/06/gazpacho-di-barbabietole/
http://www.veganblog.it/2010/03/28/ciambella-derbette-selvatiche/

Concludendo, credo che il senso della Pasqua sia il rispetto della vita, qualsiasi vita, ed è questo l’augurio che faccio per questa Pasqua.

Martina Bignami
25 anni, laureata in Psicologia.
Amo gli animali, l’ambiente, Dolomiti Superski e le tisane.
A volte mi sento un po’ Amelie.

2 comments on “Martina Bignami, ospite della settimana di Pasqua 2011

  1. Martina Cecini
    22 April 2011

    Carissima Martina,
    é simpatico scriversi tra persone con lo stesso nome. Viva le Martine.
    Da subito volevo rispondere al tuo contributo ma per un motivo o l’altro non ci sono riuscita. Sto vivendo il Triduo Pasquale a Maputo (capitale de Mozambico) Africa dove mi trovo temporaneamente in attesa di ritornare a Nampula dove abito.
    Questo mi da occasione di vivere con meno affanno e piú calma il clima della Settimana Santa.
    Un clima particolare dove ci si ritrova in questo “mistero” che in Africa é piú palpabile.
    Sono tornata da poco dai riti del Venerdí Santo e fa sempre molto effetto partecipare assieme a tanta gente al bacio della Croce.
    Un gesto semplice e di grande significato.
    Nella lunga processione di persone mi
    sorprendo nel vedere il rettore dell’Universitá Pedagogica Statale.
    Un mozambicano che ha studiato Fisica Nucleare e che ci spiegava
    ultimamente alla televisione
    la situazione del Giappone.
    Un tipo giovane e che si sentiva perfettamente a suo agio nel clima
    di questa celebrazione.
    Chiedo scusa di questa piccola divagazione.
    Sono d’accordo con te che la festa
    di Pasqua é una festa di vita
    ma il passaggio per arrivare alla
    vita é, che lo vogliamo o meno,
    doloroso, drammatico; é la Passione
    e Morte del Signore per giungere
    alla Risurrezione.
    Cosa c’entra l’agnello e il pranzo
    pasquale con l’agnello.
    Sappiamo che il simbolo dell’agnello
    viene dall’Antico Testamento e dalla
    liberazione del popolo d’Israele dall’Egitto.
    Gesú, nella Nuova Alleanza, é il
    nuovo Agnello che si offre per noi,
    per donarci la Vita Piena.
    Per me é davvero secondario che si mangi
    o meno l’agnello a Pasqua.
    Invece é davvero essenziale che
    tutti noi possiamo accogliere questa
    VITA CHE CI É OFFERTA PER AVERE
    DAVVERO LA VITA CHE NON HA FINE.
    BUONA PASQUA.
    Martina

  2. Laura
    18 April 2011

    Le riflessioni di Martina mi hanno fatto pensare alla passione di nostro Signore che ogni anno si legge in Chiesa per la Domenica delle Palme.
    E’ da ieri che mi torna in mente il passaggio in cui si ricorda “Inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo”.
    Cristo è stato trattato come gli agnellini.
    Mi unisco all’augurio di Martina affinchè ciascuno di noi abbia la forza e il coraggio di rispettare la vita in tutte le sue forme.
    Quest’anno niente agnello.
    Auguri di Buona Pasqua di Resurrezione!

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