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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Pensieri al volo

Un paio di settimane fa sono stato al (non)convegno Pane, web e salame 2011.
A tema l’informatizzazione della società: gli effetti delle innovazioni tecnologiche web2.0 e dintorni
Mi ero appuntato alcuni pensieri, collegando gli interventi che ho ascoltato alle mie esperienze di lavoro.

  • Le reti e i social network sono un modo per stare in contatto e sviluppare relazioni (di natura differente?), reti di collaborazione, economiche, di scambio, di apprendimento… (cfr. – fra le altre – l’esordiente Appunti di lavoro)
    L’università non ne può fare a meno: servirebbe un blog per tenere collegate le persone che la frequentano e l’hanno frequentata. Certo non mancano le occasioni da Fb ai gruppi tematici su Linkedin. Quello che servirebbe forse è qualcosa di meno transitorio e autorganizzato. Qualcosa di orientato, destrutturato quanto basta per consentire molteplici opportunità, co-organizzato quanto basta per essere fruibile.
  • Ascoltando le riflessioni sulle nuove forme di marketing, sulle tecnologie, sui consumi, sull’economia ho avvertito l’esigenza che venissero resi disponibili e fatti interagire prospettive, sensibilità, riflessioni di area psico-socio-antrolologico. Volendo dirla brutalmente mancavano pensieri, dubbi, ipotesi che tenessero conto dei soggetti, dei gruppi, delle organizzazioni, delle culture. Un sacco di idee, ma anche qualche punto cieco. Moltissima apertura, ma anche un mondo tra informatici ed economisti (aperto però ad altri contributi. Che mancavano).
  • Ripensando al corso di Psicosociologia dei gruppi e delle organizzazioni 2011, da qualche settimana concluso in Bicocca (per la verità sono ancora in corso le restituzioni delle ricerche alle organizzazioni che si sono rese disponibili), credo che due ‘contatti’ potrebbero essere d’aiuto per le persone che studiano psicologia dei consumi, delle organizzazioni, del lavoro e della comunicazione. Un ‘contatto’ con quadri e riflessioni di marca economica e uno con quadri e costrutti di marca giuridica: potrebbero utilmente prestarsi due esami? Magari qualcosa come ‘istituzioni di economia’ e diritto del lavoro?
  • Nel mentre del convegno, in una esuberante cacofonia di contributi (notando che la metà delle persone erano connesse con l’iPad) ho pensato di scaricare la posta. Incidentalmente(?) mi sono arrivate alcune mail scritte in modo sconclusionato (a partire dall’oggetto). E ho pensato che dobbiamo fare i conti con il nostro non essere nativi dell’IT e con la varietà di rappresentazioni e comportamenti reali che si sviluppano mondo virtuale (aggettivo che mi pare descriva sempre meno la realtà degli ecosistemi digitali). Di qui il titolo di un microworkshop settembrino: Scrivere email (evitando di far/si male;-) che ha in questi giorni ricevuto l’ok. Fra qualche giorno pubblicherò la locandina e si apriranno le iscrizioni…

;-)

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4 comments on “Pensieri al volo

  1. annaomodei
    19 July 2011

    I commenti m’intimidiscono….
    Penso agli spazi nelle mail per non perdersi e per non perdere le informazioni.

    Lancio a Eleonora l’invito per partecipare all’incontro di Appunti di Lavoro (a casa di Matteo).

    Un saluto
    Anna

  2. mainograz
    19 July 2011

    Ciao Eleonora e Matteo,
    una battuta al volo.

    Eleonora segnala la separazione in paragrafi dei concetti che immette nelle mail.
    Mi ritrovo.
    Lo faccio anch’io.
    Questa mattina, sbrigando la corrispondenza (si sarebbe detto nell’novecento) ho però notato che non si tratta solo di rendere più leggibile la mail.
    Anche.

    Ma gli spazi sono pause relazionali.
    I concetti non solo vengono accorpati e distinti per essere sottolineati.
    Uno spazio tra un’idea e l’altra è anche una pausa.
    Forse è un modo per dare a chi legge il tempo di pensarci, di formulare dentro di sé una reazione.
    Chissà.

    Tornerò su pane, salame, dolci e ricette (anche se di cibo e cucina mi intendo poco;-)
    Buona giornata
    Graziano
    ;-)

  3. matteoloschiavo
    18 July 2011

    Più che pane e salame, il web 2.0 mi sembra la ricetta di un dolce.

    Io sono ancora meno nativo digitale di Eleonora. Ho cominciato ad usare un computer per scrivere la tesi e quando nel 92 facendo l’Erasmus mi sono innamorato della mia attuale compagna, per anni vivendo a distanza ci siamo scritti lettere e fatto telefonate dalle cabine telefoniche.

    Se il web 2.0 fosse pane e salame sarebbe molto più semplice. CI sarebbe da scegliere il salame che si preferisce, aprire un panino in due o farlo a fette e farcirlo con la quantità desiderata di insaccato.

    Invece per quel che mi sembra, quando uso wordpress (appuntidilavoro.wordpress.com) o facebook o linkedin è come se mi trovassi di fronte ad una ricetta di un dolce. E pure di un dolce complicato. A differenza della cucina, la pasticceria richiede il rispetto di regole, tempi, quantità, modalità di cottura ben precisi. Altrimenti il dolce non viene.

    Se fosse pane e salame poi ci sarebbe più tolleranza. Magari anche un bel bicchiere di rosso.
    Invece dopo che è comparso un link ad un video porno sulla mia pagina di facebook, mi sono trovato immediatamente una mail di una persona che stimo molto, che è stato anche mio formatore in passato, che mi ha immediatamente tolto l’amicizia, senza neanche chiedermi e chiedersi come mai ci fosse quel link.

    Ho avuto per un attimo il pensiero di togliermi da facebook.
    Poi mi sono detto che anche queste modalità violente fanno parte della rete.
    E penso che chissà ci sarà qualche altro modo o occasione di reincontrarsi per spiegare l’accaduto.

    Magari fosse pane e salame!

  4. eleonora
    14 July 2011

    interessante un seminario sulle mail.
    Una mail è un fatto pubblico o privato? Dipende dai contesti?
    La mail è un territorio ambivalente. Apparentemente meno pubblico di un blog, infatti molta gente scrive volentieri la propria opinione via mail, ma si imbarazza se deve farlo su un blog, più simile al “parlare in pubblico”.
    Eppure la mail è infingarda, perché solo apparentemente riservata. Basta un “inoltra”, ed è fatta: ciò che avevi pensato per uno va, in bene e in male, in mano ad altri.
    Scrivere una lettera non è come scrivere una mail… non del tutto. Una lettera puoi lasciarla decantare, chiede tempo. Con la mail basta un clic, e via, non si torna indietro. Questo può essere deleterio.
    Che dire delle mail troppo lunghe? Un incubo. Ti trovi a leggerle un rigo si e quatto no.

    Queste le regole che mi sono data nel tempo:
    – non superare le 2000 battute
    – vai spesso a capo e separa i concetti per paragrafi
    – se senti che la cosa ti emoziona scrivi e salva in bozze, poi riprendila il giorno dopo: metà della roba che hai scritto è da tagliare
    – rileggiti: sono inutili la maggior parte dei pronomi, degli avverbi, e dei punti esclamativi che hai usato nella prima stesura
    – verba volant, scripta manent
    – non scrivere mai nulla che non potresti sostenere a voce guardando la persona negli occhi
    ciao
    Eleonora

    ps: da piccola giocavo con il commodore e con i videogiochi: sono nativa digitale?

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