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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Anomia e regole (1/2: scheda di sintesi) #psicosociologia

Anomia

Introduzione

Questo post ha un duplice scopo: didattico e provocatorio.

Didattico: identificare i concetti essenziali proposti dalla voce Anomia scritta da Jean-Claude Filloux per il Dizionario di Psicosociologia, proseguendo così il contributo nell’identificare temi utili ai gruppi di ricerca attivati nel corso di Psicosociologia. Utili sia nella preparazione della prova scritta intermedia e sia nell’esame di temi e questioni considerabili nei lavori di analisi organizzativa.

Provocatorio: segnalare alcune caratteristiche dei processi di autonormazione nelle organizzazioni, che colgo attraverso mio lavoro di consulente. A proposito delle regole che le organizzazioni si danno (sono indotte a darsi) sottolineo quattro aspetti: si tratta di processi eterodiretti, che hanno una componente rituale sottaciuta, si tratta di processi volti a contenere i rischi e che presentano inattesi effetti sull’equilibrio dei poteri interni.

 

1. Scheda di sintesi

1.1. Anomia in sintesi

Se la domanda fosse: “Quali questioni fondamentali vengono affrontate nella voce Anomia?” proverei a rispondere così…

Un costrutto problematico

Il termine Anomia nella storia è stato interpretato in modi diversi: sia come condizione di caos, anarchia, disordine, illegalità, ingiustizia, sia come spazio di opportunità e autodeterminazione (di libertà?) che si apre grazie al venir meno dei vincoli. La ‘a’ di a-nomos può essere dunque variamente considerata: come assenza di regole, come non applicazione, potrebbe indicare trasgressione o anche una condizione di irrilevanza. Il concetto appare problematico anche rispetto al dominio d’uso: con il termine anomia ci si riferisce dimensioni soggettive, sociali, politiche, culturali.

Anomie dicotomiche?

Considerando il pensiero di Durkheim vengono introdotte due polarità:

  • Anomia sociale: dis-integrazione dell’ordine socio-economico e perdita di integrazione e consenso sociale.
  • Anomia individuale: perdita della capacità di regolare l’equilibrio personale.

Quando si saldano situazioni di anomia sociale e anomia individuale

Cosa accade alle persone che perdono riferimenti sociali e psicologici? Si manifestano disarticolazioni nel mondo esterno e nel mondo interiore che impediscono ai soggetti di fare fronte all’esistenza. Considerando il pensiero di ricercatori statunitensi che lavorarono subito dopo il secondo conflitto mondiale, l’attenzione si sposta verso i soggetti: il sentimento di anomia si presenta quando vengono meno relazioni interpersonali significative, crollano i sistemi di credenza e di ordine fissati a livello sociale, prevale la sensazione di abbandono, ci si sente isolati ed esposti a gravi minacce. [Se ci riportiamo al presente, il pensiero va ai sucidi di imprenditori che si sono susseguiti nel corso dell’attuale crisi].

Questa anomia viene scomposta in cinque elementi:

  • il sentimento avvertito dall’individuo che le autorità sono indifferenti ai suoi bisogni;
  • la percezione del mondo sociale come imprevedibile e disordinato;
  • il rigetto di qualsiasi visione di un qualsivoglia progetto;
  • il sentimento di un’assenza di valori sociali che si riflette in un’assenza di significato della vita stessa;
  • l’impressione che chi ti è più vicino non offra alcun sostegno.

L’anomia è interpretata […] come una variabile intermedia tra disfunzioni sociali e reazioni di adattamento individuale.

(Filloux, 2005, p. 19)

Ma cosa provoca anomia nella società?

Considerando il pensiero di Merton, l’anomia si manifesta quando si determinano contraddizioni fra i fini sociali dichiarati e le concrete possibilità di perseguirli, si tratterebbe di una sorta di doppio legame: per essere adeguato devi raggiungere mete di successo, se non ti impegni ti collochi al di fuori dell’ordine, se ti impegni sei destinato a fallire e ad essere collocato fuori dai sistemi sociali o a scegliere la via della devianza sociale. In questa prospettiva il caos anomico è provocato non tanto dal venire meno delle regole quando dal conflitto fra regole, fra sistemi di credenze, di valori, di culture e dalle risposte sovversive che si determinano.

Anomia: assenza, possibilità, eccesso

Anomia è un concetto che può riferirsi all’assenza di legge esterna (divina o sociale) o interna (dimensioni psicologiche individuali), può riferirsi all’intera società, o a sue articolazioni, a gruppi o a individui.
Le norme, le regole possono essere vincoli o opportunità: comprimere spazi di azione o delimitare un campo di possibilità. Nella seconda prospettiva, condizioni anomiche non sono necessariamente distruttive in quanto aprono a evoluzioni di autonomia, spontaneità e creatività.
Quando si verificano stati di ipernomia (di controllo soffocante), di eteronomia (quando gli attori sociali sono privati della possibilità di contribuire a determinare le regole sociali) e quando si verificano conflitti fra norme non conciliabili si ripresentano le condizioni negative proprie dell’anomia intesa come caos e disordine.

 

1.2. Che farsene del costrutto?

Se la domanda fosse: “In relazione all’esperienza del ricerca in corso quali gli spunti utili ricavabili dalla voce Anomia?”, forse organizzerei le mie riflessioni considerando ‘quattro sfere di utilità’: in relazione al lavoro di gruppo e in relazione alla ‘organizzazione-corso’, in rapporto alla situazione organizzativa oggetto di indagine e in rapporto al contesto più ampio.

Se penso ai gruppi di ricerca…

  • Quali regole i gruppi hanno istituito?
  • Regole esplicite e implicite?
  • Quali regole funzionano e quali ne ostacolano il funzionamento?
  • È possibile cambiare le regole e come?
  • Chi contribuisce a far valere le regole e chi le mette in discussione?

Se penso corso come a una organizzazione temporanea…

  • Quali regole vigono nel corso, come vengono pro/poste?
  • Come vengono considerate le ‘regole’, quali rappresentazioni da chi fa parte dell’organizzazione?
  • Quali sono derogabili e se ve ne sono di inderogabili?
  • E che ruolo gioca la possibilità di (o l’esercizio della) trasgressione?
  • Come le regole locali del corso stanno in rapporto con le regole stabilite dall’istituzione?

In alcune delle passate edizioni del corso vi furono lamentele riguardo alla ‘assenza’ di regole: troppa libertà, comportamenti opportunistici… non sempre veniva apprezzata la costruzione di accordi e il confronto veniva percepito operare a discapito dell’efficienza. In certi momenti ho pensato che da parte di alcuni venisse confusa la responsabilità individuale e di gruppo, la possibilità di essere autonomi, di co-decidere con l’assenza di regole e di indicazioni (con una condizione di anomia). In altri momenti ho pensato che dovevo fare uno sforzo per chiarire regole implicite e affermarle.

Se penso ai sistemi organizzativi oggetto di indagine conoscitiva…

  • Come viene considerato il tema delle regole? (per quello che stiamo osservando, raccogliendo dai dialoghi a ruota libera o dalle interviste).
  • Che valore hanno le regole in questa o quella organizzazione? Sono riferimenti, vincoli, strumenti, ostacoli…
  • A quali regole esplicite e formali, informali, non scritte, locali e generali, interne o sovraorganizzative ci si riferisce?
  • Sono disponibili meta-regole (regole per fissare o per cambiare le regole)?
  • Quale connessione con il tema del potere, dell’ordine, della rappresentabilità dell’azione e della vita organizzativa (organizzazione come ordinato sistema di regole)?
  • Quali sistemi di regole coesistono, confliggono o si rinforzano?

Se provo a collegare il concetto di anomia alla situazione di contesto…

Il pensiero va alla attuale situazione di crisi: possiamo immaginarla come la perdita di capacità di un sistema complesso di regolarsi, come conflitto fra regole, o anche collasso, implosione, frantumazione di riferimenti?
C’è crisi se le regole (e le istituzioni che hanno il compito di definirle e assicurarne il rispetto) non funzionano più, se non costituiscono riferimenti, se non contribuiscono a rendere stabile e prevedibile il mondo.
La crisi può essere descritta come crollo delle regole o come perdita di senso e di utilità delle regole a cui ci si è riferiti, come incapacità delle regole di far fronte ai cambiamenti ed aiutare soggetti, gruppi, sistemi organizzati a vivere vantaggiosamente?

Se penso a me…

Oggi a lezione è stato fatto notare che leggendo gli spunti dalla voce Anomia, si potrebbero considerare anche le proprie esperienze personali. Certo è una possibilità per collegare dei quadri concettuali ad esperienze concrete (le proprie).

 

[qui a breve la seconda parte del post]

 

Riferimenti

Barus-Michel J., Enriquez E., Lévy A. (a cura di), Dizionario di psicosociologia, Cortina, Milano, 2005 (2002).
Filloux. J.-C. ,“Anomia”, in Barus-Michel J., Enriquez E., Lévy A. (a cura di), Dizionario di psicosociologia, Cortina, Milano, 2005 (2002), pp. 17-23.
Weick K., Organizzare. La psicologia sociale dei processi organizzativi, Torino, ISEDI, 1993 (1979).

Weick

 

2 comments on “Anomia e regole (1/2: scheda di sintesi) #psicosociologia

  1. Fabio Festa
    14 April 2014

    Ciao! davvero interessante! oggi più che mai, dal mio punto di vista, a causa del pessimo lavoro manageriale fatto nelle aziende e soprattutto per come si sta affrontando la crisi, l’anomia è uno dei “mali” maggiormente presenti nelle aziende. prima o poi ci dovremmo vedere io e te per parlare di formazione. Io oggi lavoro in Manpower e sono il loro regional training manager per il nord ovest, mi interesserebbe molto conoscere meglio il tuo ambito di azione. Fammi sapere. Buona giornata!

    • Mainograz
      15 April 2014

      Ciao Fabio:-)
      Vediamoci!
      Sarò in biblioteca a Brugherio sabato mattina.
      Oppure sentiamoci per fare due chiacchiere:-)

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This entry was posted on 13 April 2014 by in Psicosociologia and tagged , , , , , .

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