Mainograz

Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

L’ultimo boccone

Aprile.
Giovedì.
Piove.
Sono le due.
Il bar dell’U/3 in Bicocca è nel sotterraneo.
Sopra quattro piani di bioscienze e biotecnologie.
Per il corso di Psicosociologia quest’anno ci hanno dato un’aula qui.
Siamo ospiti delle scienze dure.
C’è qualcosa da capire?
Arrivo di corsa.
Ho bisogno di rivedere la lezione.
La parte ‘teorica” d’apertura mi sembra sempre una palla che asciuga.
[Mi sembra vada meglio il lavoro con i gruppi di ricerca.]
Devo trovare un posto tranquillo.
Ma prima devo mangiare.
Il bar dell’U/3 è su due livelli.
Sopra il bancone, sotto una spianata di tavoli inamovibili.
In università la più parte degli arredi, nelle aule e nei corridoi, sono imbullonati a terra e non si possono spostare.
Ci saranno certo ragioni di sicurezza (non riesco a concepirlo se non spiegandomela così), ma l’effetto è di incontrare una realtà diminuita.
Il bar è pieno, ci sono ombrelli dappertutto.
C’è ancora coda.
Sono rimaste due bistecche alla milanese e cavolfiori.
La fortuna potrebbe baciarmi.
Ce la faccio.
L’ultima bistecca è mia.
Borsa a tracolla, piatto, posate, tovaglietta, panino, tovagliolo, cocazero, ombrello.
A un tavolo due ragazzi studiano matematica.
Chiedo di potermi sedere.
Arriva una ragazza e li saluta.

Ciao, venite a studiare in U9?
No andiamo in U12.
Dai.
No, siamo sotto. Martedì abbiamo un parziale.
Vabbè, ciao.
Ciao.
Ha un bel culo però.
Si, ma a diciott’anni è già sotto i ponti, a trent’anni sarà ancora a spasso.
Perché?
Studia psicologia.

Tengo la testa bassa.
Sto concentrato sul piatto.
Taglio la bistecca con le posate di plastica e la accompagno con il cavolfiore lesso.
Cerco di lasciare per ultimo un boccone di bistecca.
E invece mi rimane un cavolfiore.

4 comments on “L’ultimo boccone

  1. Alberto Ponza
    1 May 2012

    Boccone amaro…purtroppo i matematici partono da un dato di realtà: leggevo ieri i nuovi dati sulla disoccupazione giovanile in Italia, siamo al 32,6% (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-30/milioni-disoccupati-italia-tasso-130835.shtml?uuid=AbVEIgVF).

    La cosa allarmante è che il 77,3% dei nuovi contratti è atipico.

    Ferie, malattie, congedi di maternità/paternità, TFR, permessi retribuiti: quasi otto persone su dieci che stipulano un nuovo contratto di lavoro non hanno accesso a tutto questo.

    Che spazio può esserci per una professione come quella dello psicologo?

    Il mio pensiero è che fino a quando non ne verrà riconosciuto il valore a livello normativo, ad esempio con l’istituzione dello psicologo di base (che sgraverebbe il sistema sanitario da prestazioni mediche che non sono tali), sarà una lotta tra poveri.

    Lavorando in ambito sociale sono sempre più dell’idea che si tratti di un’occupazione “per ricchi”, in relazione ai sacrifici che chiede e al riconoscimento (economico ma non solo) che offre.

    Siamo in recessione, la popolazione invecchia (forte base elettorale che in futuro non vorrà perdere i diritti acquisiti), aumenta la disoccupazione giovanile (debole base elettorale che ha pochi diritti e difficilmente avrà il potere per cambiare qualcosa).

    Non ho un bel culo e non mi piacciono i cavolfiori…che fare?

    Come ogni giorno, anche oggi, sono alla ricerca di risposte “precarie”…

    • annaomodei
      1 May 2012

      Come ex studente proprio di quella facoltà di psicologia, mi sento chiamata in causa.
      Concordo con quanto afferma (il collega:-) Alberto: il lavoro nel sociale (e non solo per gli psicologi) sta diventando un lavoro per ricchi. Ricordo le parole di una partecipante a un corso di formazione che era consapevole di poter fare quel tipo di lavoro, per lei fonte di grande soddisfazione, proprio grazie all’ottima posizione lavorativa del marito. Non sarebbe riuscita a mantenersi altrimenti, con tre mesi di stipendio arretrato…

      E’ fondamentale fare i conti con la realtà. Detto questo credo sia fondamentale che ci siano ancora studenti (e studentesse) incoscienti che scelgano questa come altre facoltà (penso a filosofia, scienze politiche, scienze storiche, sociologia, lettere…) andando oltre il monito “non troverai mai lavoro” di genitori e insegnati.
      Credo piuttosto che siano da pensare e ripensare
      – le modalità con cui l’università sta in relazione con il mondo lavorativo esterno
      – gli approcci formativi
      – le opportunità di orientamento e di accompagnamento al modo del lavoro

      Un saluto
      Anna

  2. ovittorio
    28 April 2012

    cibi e indicazioni da battaglia navale. matricole sparpagliate su oggetti inamovibili. esistevano (ed esistono) nei manicomi e negli ospedali psichiatrici. accendini fissati con lo spago agli stipiti delle porte della guardiola. avere un bel culo e fare psicologia è meglio o peggio di dover scegliere cosa fare, avendo un parziale?
    v

  3. mgsalaris
    28 April 2012

    Che tristezza!

Dai, lascia un commento ;-)

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