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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

La fatica di prendere appunti per lavoro /4 – Mankell condivide e si aggiorna

Questo è il quarto post del ciclo La fatica di prendere appunti per lavoro (qui i precedenti 1, 2, 3). Procedo nella lettura de Il ritorno del maestro di danza di Henning Mankell (Marsilio, 2010). E giungo finalmente (come promesso a Vittorio Ondedei rispondendo a un suo commento) ad affrontare gli appunti che hanno una funzione sociale o che possono essere usati per costruire socialità, due aspetti non esattamente equivalenti.

Giuseppe Larsson condivide e Stefan Lindman si aggiorna

Stefan Lindman è nella sede della polizia a Östersund capoluogo dello Jämtland, ha incontrato il capo di Giuseppe Larsson che non ha apprezzato quella che ritiene essere un’ingerenza inspiegabile da parte di Stefan nell’indagine in corso. Giuseppe, il coprotagonista della storia, è sufficientemente saggio da capire che Stefan Lindman – in congedo per malattia e che investiga fuori giurisdizione sulla morte dell’ex-collega Herber Molin – ha le sue ragioni per essere fuori di sé.

Giuseppe guardò l’orologio.
«Quanto pensi di fermarti a Östersund? Fino a domani?
»
«Non ho ancora deciso niente.»
«Allora fermati fino a domani. Stasera rimango qui a lavorare. Abbiamo un sacco di gente in malattia e mi hanno chiesto di rimpiazzare un collega. Torna dopo le sette. A quell’ora potremo stare in pace, penso. Potrai restare qui nel mio ufficio.»
Giuseppe indicò alcuni raccoglitori nella libreria alle sue spalle.
«Questa sera potrai dare un’occhiata al materiale. Poi ne parleremo.»
p. 85

Quella sera Stefan intraprese un viaggio alla scoperta della vita di Herbert Molin. Fra le righe di tutti gli appunti, i rapporti, le perizie e i protocolli tecnici che si erano già accumulati nei diversi fascicoli di Giuseppe Larsson, sebbene l’indagine non fosse iniziata da molto tempo, si delineava un’immagine del suo ex-collega che prima di allora gli era sfuggita. Stefan scoprì fatti che lo lasciarono sbalordito. L’uomo che credeva di conoscere si dimostrava una persona completamente diversa, un perfetto sconosciuto.
p. 91

Cosa ho veramente scoperto? si chiese.
Una mappa, pensò. Una mappa con grandi macchie bianche. Un uomo con un passato che di tanto in tanto presentava strani vuoti. Che ogni tanto lasciava una strada tracciata e spariva per poi ricomparire inaspettatamente. Herbert Molin era un uomo dal passato sfuggente e, in certi punti, estremamente difficile da seguire.
Nel corso di quella sera, Stefan aveva preso diversi appunti. Chiuso l’ultimo fascicolo, li aveva riletti diverse volte.
p. 91-92

Stefan aveva riportato sul suo blocnotes i dati biografici.
p. 92

Stefan studiò i suoi appunti.
[…]

«E tu, cosa mi dici? Hai trovato qualcosa nei nostri fascicoli?»
«È molto strano» rispose Stefan. «Ho trovato un uomo che credevo di conoscere. Ma ho scoperto che è una persona completamente diversa.»
p. 93

Giuseppe si chinò sulla sua borsa e prese un blocnotes. Lo sfogliò fino alla pagina che cercava, poi lo spinse verso Stefan. Sulla pagina c’era uno schizzo di impronte di piedi che formavano un disegno. Stefan capì immediatamente che quelle impronte riproducevano le macchie di sangue che aveva visto nella casa di Herbert Molin. Gli erano tornate in mente la sera prima, quando aveva esaminato le fotografie nei fascicoli di Giuseppe. In quello stesso momento i rese conto di non avergli detto di essere entrato nella casa di Molin. […] Era stupido tacere.
Stefan gli spiegò come erano andate le cose. Giuseppe non sembrò sorpreso e riprese il foglio.
«Queste impronte rappresentano i passi fondamentali di un ballo affascinante. Il tango.»
Stefan lo fissò meravigliato.
«Il tango?»
p. 97

Costruire fiducia attraverso gli appunti

Se Giuseppe Larson non avesse consentito a Stefan Lindman di accedere alla documentazione e agli appunti raccolti nel corso della prima fase delle indagini, nelle conversazioni si sarebbero trovati con un dislivello di informazioni, ma soprattutto non sarebbe scattata la fiducia tra i due, condizione essenziale per avviare uno scambio proficuo.
Il settimo capitolo del romanzo consolida il rapporto tra Giuseppe e Stefan, un rapporto di lavoro (l’ingresso nella sfera delle questioni personali è sospeso): il rapporto fra i due colleghi cresce attraverso la condivisione degli esiti delle ricerche svolte sino a quel momento. Parte delle informazioni sono conoscibili attraverso documenti, fotografie, trascrizioni degli interrogatori; parte attraverso le testimonianze archiviate, parte attraverso gli appunti che le accompagnano.

Giuseppe ha assunto una atteggiamento di attesa, considera forse che l’apporto di Stefan possa essere d’aiuto nell’indagine e in effetti Stefan ha fatto alcune scoperte che potrebbe tenersi per sé o decidere invece di condividere. Forse Giuseppe in un primo temo ha sperato che una volta soddisfatta la curiosità Stefan lasci il campo e torni nella sua città, l’atteggiamento sembra poi cambiare, evolvendo verso una collaborazione non canonica, ma proficua.

Prendere appunti per dominare la quantità di informazioni

Se Giuseppe non avesse condiviso le informazioni Stefan non avrebbe a disposizione elementi da collegare con le conoscenze di cui dispone e non potrebbe riflettere su un omicidio che con il passare dei giorni appare sempre più misterioso. Se Giuseppe non consentisse l’accesso ai faldoni che custodiscono elementi disparati che sono alla ricerca di un ordine per venire compresi, non avrebbe l’opportunità di capire quanto Stefan sa o potrebbe sapere. Naturalmente Stefan è curioso, ha raccolto alcuni elementi che non ha ancora condiviso con Giuseppe, e accedere al materiale dell’indagine potenzia le conoscenze. Stefan si trova di fronte a una discreta quantità di fonti. Per elaborare le informazioni Stefan prende appunti. In fondo quello che più o meno consapevolmente Giuseppe consente a Stefan (o lo induce a fare) è riordinare la massa di notizie raccolte. E Stefan prende appunti. Ricostruisce la vita di Herbert Molin, annota selezionando fra molteplici elementi, ciò che gli pare rilevante, lo inserisce in un quadro (forse inconsapevole) ma fatto di rimandi, di prospettiva, di senso. Giuseppe sa che l’interesse di Stefan e la sua conoscenza di Herbert Molin possono attivare connessione inattese. E gli appunti che Stefan prende fissano le comprensioni, le domande, i legami interpretativi. Il lavoro di ricerca e di analisi produrrà maggiore conoscenza, che Stefan e Giuseppe potranno condividere. L’accesso agli appunti, ai documenti, alle tracce determina per entrambi una possibilità di tentare di leggere avvenimenti che paiono privi di senso compiuto.

Ragionare sugli appunti personali

E il terzo passaggio che i due poliziotti fanno insieme è proprio quello di riprendere gli appunti (quelli archiviati) e poi, constatata l’utilità dello scambio, quelli personali per scambiare analisi, ipotesi, elementi utili a far procedere in qualche direzione l’indagine. A un certo punto Stefan capisce che deve corrispondere alla fiducia che riceve, per non essere accusato di aver avere sottaciuto la sua ricerca di indizi. A quel punto Giuseppe decide che ci sono le condizioni relazionali per far esaminare a Stefan i suoi appunti presi nel corso del sopralluogo in casa di Herbert Molin. Giuseppe potrebbe anche solo raccontare quello che ha scoperto, invece con un gesto che esprime confidenza, mette a disposizione di Stefan il suo blocknotes, quello che ha ricostruito ma che è inspiegabile.

Aggiornarsi, condividere, avvicinarsi, incalzare

Gli appunti giocano un quadruplice ruolo:

  • Consentono di colmare divari conoscitivi e di accedere alle tracce raccolte, alle letture immediate, a porzioni di informazioni sconnesse che chiedono di venire poste in relazione: anche grazie agli appunti ci si può aggiornare rapidamente accedendo agli elementi salienti di un avvenimento.
  • Gli appunti poi facilitano lo scambio di informazioni focalizzando i nuclei informativi. Basta ripercorre le proprie note, riprenderle rapidamente per portare l’attenzione su questo o quell’elemento della ricerca in corso.
  • Rendere accessibili gli appunti poi significa consentire un ospitalità dell’altro in una zona di prossimità a pensieri e considerazioni molto personali: mettere a disposizione gli appunti è un gesto di condivisione che avvicina.
  • Nella vicenda che abbiamo ripreso, la condivisione dei pensieri e degli appunti (che ne sono il deposito e in certo modo la materializzazione) ha un effetto di sfida alla corrispondenza della fiducia, la modalità è forse solo in parte inconsapevole. Giuseppe infatti invita Stefan ad accedere all’archivio, ma solo dopo l’orario di servizio, e poi lo incalza fornendogli informazioni al punto che Stefan gli consegna alcuni reperti che aveva scoperto nel corso del suo sopralluogo solitario al luogo del delitto, per ricevere poi in cambio l’accesso al blocnotes personale di Giuseppe.

«Non stavo facendo una ricerca. Sono arrivato in quel posto per caso.»
«È raro che un poliziotto faccia qualcosa per caso. Probabilmente eri alla ricerca di qualcosa senza esserne consapevol» disse Giuseppe, e poi passò a esaminare i resti di tabacco e il pezzo di puzzle.
p. 95-96

A cosa servono gli appunti

Volendo ricapitolare, sulla scorta delle citazioni, possiamo cercare di puntualizzare a cosa servono gli appunti nei frangenti che abbiamo esaminato:

  • Per socializzare
    Gli appunti conservano tracce del passato. Schegge, frammenti… E forse è proprio la loro provvisorietà che per un verso ne fa prodotti di scarsa rilevanza. Ma per altro verso dispositivi di conservazione di informazioni di prima mano. Informazioni fissate nella fase di contatto con gli avvenimenti o anche successivamente, ma in vista di un successivo ordine. Ed è questa apparente scarsa accuratezza elaborativa che le rende tracce preziose, poco adulterate.
    Ora se gli appunti si scambiano o si condividono ecco che si socializzano informazioni di prima mano, e si costruisce una relazione che poggia sul significato simbolico dello scambio di materiali tendenzialmente personali o presi ad uso personale. Naturalmente ci sono appunti presi già con l’intenzione di servire come base per un lavoro comune, qui l’uso condiviso è nelle premesse, gli appunti costituiscono un patrimonio, una fonte di lavoro, la base per una collaborazione.
  • Per attivare la memoria
    Gli appunti servono ad attivare la memoria, servono a ricordare, a scegliere gli elementi salienti, davvero importanti ai quali prestare attenzione, servono a tenere il filo, a collegare fra loro elementi in un quadro di senso. In questo senso gli appunti sono un sottotesto, un testo di rango apparentemente inferiore ad altri testi, meglio definiti e rifiniti, con intenzionalità più esplicite. Agli appunti si andrà per ripensare o scrivere. E per questa via sono sottotesto in un secondo modo: sono testi effimeri (anche se poi non sempre vengono distrutti una volta usati e spesso vengono conservati), sono testi scombinati, testi di avvio che però improntano il testo di arrivo. Gli appunti sono una base di cui si perdono le tracce ma non gli effetti.

Non è facile prendere appunti

Nulla (o quasi) di quel che Massimo Biritteri (2010) suggerisce nel suo corso di sopravvivenza sulla scrittura è presente nel prendere appunti:

  • Di norma non sono semplici, ma perlopiù disordinati (o ordinati secondo regole decisamente personali), concreti, prevale in genere la scarnezza.
  • La chiarezza è relativa, di solito c’è brevità e una certa logica non facilmente maneggiabile se non si è gli estensori degli appunti. Di certo grammatica, sintassi non campeggiano eppure per chi scrive l’intelligibilità immediata prevale sulla confusione;
  • La precisione c’è, ma non è nel controllo linguistico: gli appunti sono segni, ideogrammi a volte, linee, frecce, rimandi, convenzioni fra sé. Si tratta di una precisione segreta.
  • Eleganza e espressività sono presenti nella forma della noncuranza, della rapidità, dell’utilità, nascono sotto il segno dell’operatività e l’estetica si esprime attraverso la funzionalità.
  • Negli appunti non sono certo vi sia accuratezza, ma per essere efficaci ci deve essere cura.
  • Una cosa gli appunti la condividono con la scrittura di buona qualità: la consapevolezza. Una consapevolezza che non si attarda, ma procede spedita al punto: fissare ciò che conta per non perdere il filo nell’istante e successivamente. Per questo a volte gli appunti sono davvero una scrittura per sopravvivere.

Appunti strumenti sociali… il mio punto di vista

Prestare o chiedere in prestito gli appunti non è una cosa semplice. E anche prendere appunti in situazioni sociali, di gruppo o pubbliche ha una sua complessità (o delicatezza).

Non condivido i miei appunti con chiunque

Se prendo appunti a mano, di norma scrivo sul lato bianco di fogli A4 già usati, uso fogli nuovi se proprio non posso fare altrimenti e in ogni caso scrivo su un solo lato. Quando prendo appunti al computer metto i miei commenti fra parentesi quadra. Tuttavia prendere appunti con il portatile non mi sembra una buona modalità quando facilito o partecipo a gruppi di lavoro. Ho sempre l’impressione che lo schermo diventi una barriera che si frappone fra me e le persone sedute intorno al tavolo. Non ho ancora provato a lavorare in gruppo usando un tablet e l’orizzontalità è una delle ragioni che mi spinge a immaginare che possa funzionare meglio. Di contro mi figuro che la leggibilità di quello che scrivo possa costituire uno svantaggio. Negli appunti presi a mano, non tutto si capisce, e non è facile decifrare quello che annoto: si vede una scrittura apparentemente dis/ordinata, si coglie un’attenzione e una disponibilità, si percepisce un’attività elaborativa in parte testimoniata dalla scrittura, ma non si riesce a leggere quello che scrivo. Così gli appunti finiscono per essere una scrittura pubblica dal punto di vista dell’azione (e del suo significato) ma privata dal punto di vista dei contenuti (e quindi anche riservata). Per questo non è semplice condividerli, recano con sé non solo registrazioni in presa diretta, ma pure commenti e considerazioni nate lì per lì, ma non meno riflessive.

Quando chiedo gli appunti? E a chi?

Chiedere gli appunti è come chiedere di farsi prestare la macchina o il portatile. Gli appunti sono qualcosa di personale, che avvicina molto, forse troppo. Gli appunti poi non sempre vengono stesi con bella grafia (di certo non i miei), spesso si fatica a decodificarli, e in genere si rintraccia relativamente poco di quello che ci si aspetta. Mi capita però di chiedere gli appunti se ho perso dei pezzi, se non ho potuto partecipare ad incontro, se gli appunti sono essenziali per il lavoro. A volte chiedo gli appunti per segnalare al gruppo che quello che abbiamo fatto insieme è unico, che non esisteva prima, per sottolineare il valore e l’esigenza per me, di fissare i risultati del lavoro collegiale, a partire dagli appunti di qualche partecipante al lavoro di gruppo.

Un’esperienza ancora più personale

Una quindicina di anni fa ho partecipato ad un percorso di formazione con altri colleghi/e. Otto giornate suddivise in due cicli. La conduttrice (assolutamente in gamba) quando si arrivava alla pausa di mezza mattina, per il pranzo, o di metà pomeriggio, non appena comunicava l’interruzione breve o lunga che fosse, prendeva la cartelletta aperta sulla quale poggiavano i fogli con gli appunti che prendeva nel corso del lavoro di gruppo, chiudeva la cartelletta e con la cartelletta in mano lasciava la stanza. Nel corso di quelle giornate per me – e non solo per me – faticose, riflessioni e confronti che mi mettevano in questione, il gesto di raccogliere gli appunti e di portarli con sé uscendo (un gesto che notavo e di cui ho un ricordo vivido) mi sembrava dicesse: “Sono con voi e… adesso non sono più con voi”. Peraltro non ero l’unico del gruppo ad rimanere spaesato dal gesto e dalla nostra reazione. Con alcuni colleghi ci si trovò d’accordo nel percepire l’intensità di questo portar via dalla stanza gli appunti, e anche nel non capire bene perché un gesto potesse risuonare al quel modo. Nel colloquio individuale di commiato, che fece seguito al percorso formativo, segnalai questo mio disagio. La conduttrice mi ascoltò con attenzione e prese appunti, poi alzò la testa, mi guardò negli occhi e mi disse: “E perché questo la disturba?

Ditemi che gli appunti non hanno una funzione sociale, o almeno relazionale… e qualche riverbero professionale.

Riferimenti

Birattari M., E’ più facile scrivere bene che scrivere male. Corso di sopravvivenza, Ponte alle Grazie, 2011 (2002).

Post precedenti

La fatica di prendere appunti per lavoro /1 – Un ciclo di post (20 agosto 2012)
La fatica di prendere appunti per lavoro /2 – Il ritorno di Mankell (21 settembre 2012)
La fatica di prendere appunti per lavoro /3 – Mankell prova a calmarsi (05 novembre 2012)

3 comments on “La fatica di prendere appunti per lavoro /4 – Mankell condivide e si aggiorna

  1. ovittorio
    18 November 2012

    grazie della promessa mantenuta! la potenza relazionale del prendere appunti, la loro valenza interpersonale, credo stia innanzitutto nella loro produzione. Sei lì, in un gruppo, e scrivi, freccetti, ghirigorizzi il foglio … ogni situazione è diversa. A volte, percepisco chiaramente che le parole ed i segni che traccio sulla pagina vengono percepiti dall’altra o dalle altre persone come se stessi togliendo qualcosa dalla condivisione. Oppure colgo un sottinteso ‘ Bravo, scrivi scrivi, che quello che dico è importante!’.
    E poi prendere appunti ti consente di entrare ed uscire continuamente dalla contigenza relazionale che il gruppo propone in maniera così massiccia (tutti in cerchio! occhi negli occhi! silenzio! ritualità!) .. e forse prendere appunti è anche un modo per uscire ed entrare continuamente dai propri pensieri …coem se gli appunti fossero i pensieri visti da fuori, dal mondo, dove la comprensibilità è fondamentale, mentre all’interno i pensieri sono una specie di albero visto da sotto….radici, terra, funghi,larve, muffe, lombrichi, sassi…un sistema di interfaccia, insomma, tra il dentro ed il fuori, tra il lineare e il plurimo.
    E comunque, quando una volta mi hanno accusato di non seguire una discussione perchè facevo i disegnini sui fogli, mi sono sentito davvero male. Indifeso. Ed ho continuato a farli.
    vittorio

  2. mgsalaris
    18 November 2012
    • ovittorio
      18 November 2012

      MGSALARIS Presidente del Consiglio!!

Dai, lascia un commento ;-)

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