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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Ancora sui biglietti da visita

 

101StorieZenTorno sulla questione dei biglietti da visita (ne avevo parlato qui e qui).

Trattasi di una forma di scrittura che ha a che fare con la sfera professionale ed organizzativa, che presenta ampie varietà di soluzioni, che può essere frutto (oppure no) di ricerche comunicative, grafiche, estetiche (quali siano le scelte è impossibile non fare una scelta estetica), che può scaturire da esigenze o intenzionalità d’uso o essere esito di una coazione a riperdere di cui si sono perse le ragioni scatenanti. Questa volta mi concentro sull’essenzialità e la completezza…

30. Il biglietto da visita Keichu, il grande insegnante di Zen dell’èra Meiji, era capo di Kofuku, una cattedrale di Kyoto. Un giorno il governatore di Kyoto andò per la prima volta a fargli visita. Il suo aiutante presentò il biglietto del governatore, sul quale era scritto: Kitagaki, Governatore di Kyoto. “Io non ho nulla a che fare con questo individuo” disse Keichu al suo aiutante. “Digli che se ne vada”. L’aiutante andò a restituire il biglietto con molte scuse. “E’ stata colpa mia” disse il governatore, e con una matita cancellò le parole ‘Governatore di Kyoto’. “Torna ad annunciarmi al tuoi maestro”. “Oh, è Kitagaki?” esclamò il maestro quando lesse il biglietto. “Voglio vedere quest’uomo”. Nyogen Senzaki, Paul Reps (a cura di),  101 storie Zen,  Adelphi, 1973.

Pensieri

I biglietti da visita possono esagerare e metterci in cattiva luce. A volte vale la pena avere biglietti da visita diversi per situazioni diverse. I biglietti da visita non sono supporti cartacei e microtesti intoccabili: è abbastanza comune che ci si scriva sopra, per completare, precisare, modificare qualche informazione. Se modificare i biglietti da visita non è qualcosa di negativo, allora è meglio lasciare un po’ di spazio.

La digitalizzazione non ha eliminato i biglietti da visita. I biglietti da visita non sono solo cartacei: ci sono biglietti da visita in fondo alle email e brevi profili in apertura sui Social (Fb e Tw).
I biglietti da visita hanno una funzione precisa: lo dice la parola stessa, servono per andare in visita, preannunciandola. .

screenshot

6 comments on “Ancora sui biglietti da visita

  1. Pingback: Curriculum cantati per superare limiti e confini del dicibile? | Appunti di lavoro

  2. Marco Parisi
    27 March 2014

    Interessante articolo. Io e il mio team stiamo lavorando per “unire” i biglietti da visita con i profili digitali: i profili da visita… a breve online su http://www.linkard.it

  3. Anonymous
    27 March 2014

    E perchè non un curriculum cantato? A domani su appuntidilavoro…

    • Mainograz
      27 March 2014

      E perché no?
      In fondo fai un video, lo carichi su YouTube, fai un QRcode, lo piazzi nel biglietto da visita…
      Inquadri e ti parte la canzone.
      Ci lavoro!

      • Mainograz
        27 March 2014

        Ah, per me qualcosa di lirico e allegro (evitiamo Edith Piaf;-)

  4. Maria Teresa
    25 March 2014

    Ohh my God, questo è “il Maino” che mi piace!!! Ho riso come una pazza leggendo questo e gli altri post precedenti sul tema, imbattendomi anche nel commento di Vittorio…è un genio! Ho ancora le lacrime agli occhi dal ridere, che bello cominciare la giornata così!
    PS: e naturalmente ci sono spunti veramente utili… quello del codice QR collegato a un filmato… geniale, non ci avevo pensato… invece la foto l’ho sempre messa, così chi riguarda il biglietto mi ricorda più in fretta e facilmente… sempre che non l’abbia già perso ;-D

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