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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

La fatica di scrivere in coppia (Fruttero & Lucentini)

Scrivere a quattro mani non è semplice

Tra le diverse fatiche di scrivere vi sono quelle proprie della scrittura collaborativa. Non si tratta solo di farsi consapevoli della complessità del rapporto che si sviluppa nella coppia di scriventi ma anche della regolazione che la produzione del testo esige,  e pure che vi è una fatica intrinseca determinata dall’atto scrittorio. Se pensiamo alla complessità di suonare un pianoforte in due, forse abbiamo un’immagine della coordinazione richiesta (anche se in questo caso si tratta di un’armonia volta ad eseguire, certo con creatività, una partitura che costituisce un tracciato sufficientemente definito).
Come scrivere materialmente a più mani?
Quante soluzioni diverse sono possibili, quali le asperità da superare e quali i vantaggi dalle soluzioni possibili?
Come determinare condizioni di efficace cooperazione, non in astratto ma nella concretezza – nella fisicità (o anche virtualità) – dello scrivere a più mani?

Ansioso cronico e perciò bisognoso di pianificazioni assolute, Lucentini pretendeva di “metter giù” un pre-romanzo pre-definitivo in una rapida ma efficace pre-scrittura. Io gli rispondevo con la frase napoleonica «on s’engage et puis on voit». L’idea di seguire e anzi tracopiare una traccia dettagliatissima mi annoiava, volevo lungo la strada un minimo di sorprese. Lucentini, acceso amante dell’arte, ribatteva che tutti i grandi e meno grandi maestri avevano lavorato su disegni preparatori, esistevano intere collezioni di studi su una mano, un ginocchio di cavallo, un ricciolo. Io dicevo: «E poi come passiamo alla vera pittura, alla vera Cappella Sistina?». Lui abbassava gli occhi mentre io lo accusavo di nutrire sotto sotto la peccaminosa speranza che quella chimerica pre-scrittura si rivelasse alla fine così buona da non richiedere altri passaggi. «Sei schizofrenico, – dicevo, – vuoi scrivere sul serio fingendo di scrivere per prova». «Schizofrenico sarai tu, che vuoi scrivere fingendo di non sapere dove stai andando». «Ma se no, io non mi diverto e il lettore se ne accorgerebbe subito». “Il divertimento, – sentenziava lui, duro, – è escluso comunque».

Fruttero & Lucentini, I ferri del mestiere. Manuale involontario di scrittura con esercizi svolti, Einaudi, Torino, 2003, (pp. 252-253).

Il brano condensa più nodi: la scrittura a quattro mani, il tormento della pianificazione, la questione degli schemi di riferimento, l’ineliminabile fatica. Se la citazione non ci dice come materialmente i due autori cooperassero nella stesura, illumina però la fase di discussione che precede (consente), accompagna e segue la stesura di un testo a più mani.
Partiamo dall’ultima questione e risaliamo la corrente.

Assistiamo alla discussione su come impostare un lavoro di scrittura: ciascuno mette se stesso, le sue preoccupazioni e le sue prefigurazioni nell’opera. Ci sono i pro e i contro. Vantaggi e svantaggi che rispondono alla psicologia di chi è coinvolto: “Vorrei vedere il disegno complessivo”. “Come lo posso vedere se prima non lavoro e non sviluppo spunti e intuizioni che mi girano in mente?”. Ma forse si può procedere confrontando ipotesi, parziali schemi, appuntando, scartando e rifacendo. Discutendo, ascoltando, proponendo, tornando indietro, cambiando idea, confermando, dubitando, suggerendo, argomentando. Accogliendo i punti fermi dell’altro, scartando, proponendo ancora, riprovandoci, cedendo e ritornando ad affermare… La fatica di scrivere è nel progettare e nel discutere del progetto. La fatica di scrivere sta nell’abbandonare i propri attaccamenti, consapevolmente. Nell’accogliere incomprensibili impuntature, senza cedere.

[Un amico e collega che leggerà questo post, nella stesura di una articolo comune ha posto come condizione che non usassimo il termine ‘indagine’ a proposito di una ricerca sociale. Ora il punto fermo mi ha indotto a riflettere su quanto le ricerche finiscano per essere più indagini poliziesche lanciate all’inseguimento di un colpevole senza volto, piuttosto che avventurose ricerche, intraprese alla ricerca di favolose civiltà…]

Pianificare aiuta, in particolare se non ingabbia, ma sostiene. Anche fingere aiuta. Fingere di avere già scritto qualcosa che è ancora solo un abbozzo intuìto. Fingere di essere a buon punto, per non fermarsi. Fingere con se stessi di avere le competenze e le idee necessarie. Dell’importanza dell’indice come schema abbiamo già detto e quindi non ritorniamo sul punto. Salvo forse aggiungere che non c’è solo lo schema dell’opera, dell’articolo. C’è anche uno schema temporale: tappe e svolte, appuntamenti e termini per chiudere, che pure sono uno schema per l’azione.

Quanto alla materialità, chi sa parli!
Se penso a me, scrivere insieme è sedersi spalla a spalla e avviare un movimento che è guardarsi girandosi e poi tornare a guardare il computer, alternando momenti in cui ci si fronteggia e momenti in cui si parla immersi nel video. Accordarsi, prendere appunti, mandarsi i materiali, scrivere delle parti, trovarsi, scaldare i muscoli per trovare la forma giusta, cominciare a fondere i pezzi, tagliare, montare, smontare, concordare una struttura, superarla… mandarsi i semilavorati e ridarsi appuntamento…
Chissà come lavoravano Fruttero e Lucentini, e i due cugini che si nascondono dietro l’alias Ellery Queen, e altri che pure scrivono in coppia…

Scrivere a più mani è affrontare un duplice conflitto. Con se stessi e con l’altro che ci è compagno/a di av/ventura. Un conflitto che, se eliminato impoverisce il processo creativo, se non imbrigliato lo travolge.
Su un punto sono e non sono d’accordo.
Scrivere non è sempre divertente.
Ma scrivere in coppia, anche quando è faticoso, può essere molto piacevole.

4 comments on “La fatica di scrivere in coppia (Fruttero & Lucentini)

  1. Pingback: Stendere il rapporto di ricerca (postille) #psunimib13 | Mainograz

  2. vittorio ondedei
    8 March 2011

    esco da una strana saturazione scrittoria. una settimana di immersione in una gigante gara d’appalto complicata ed articolata, con un progetto che ha raccolto una trentina di servizi diversi…e contemporaneamente non riuscire a fare a meno di aprire il computer e scrivere una storia che ho avviato da un mese e che mi cresce andando avanti.
    da soli è facile. più facile illudersi, compromettersi, accettarsi, ingannarsi, controllarsi, perdersi. però è meno ricco e meno vivo. così mi succede sempre nel comporre musica. mi affeziono ai miei suoni, messi in fila ad aprire brividi.
    ma poi suono (li suono) con altri e quello che viene fuori mi stupisce e moltiplica i brividi. proprio nel momento in cui do e lascio che l’altro ne faccia quel che vuole e me lo restituisca e poi così, in uno scambio continuo e intenso.
    sono convinto che con la scrittura è la stessa cosa. diverso ingaggio della creatività, diverse regole e limiti e vincoli, ma stesso quadro legato al fare esistere qualcosa che non c’era. e non in senso metaforico o teorico (idee), ma fisico e materiale (parole, accostamenti, clic sulla tastiera, nero d’inchiostro…).
    vedremo, lasciamo crescere nel silenzio il desiderio…
    v

  3. mainograz
    8 March 2011

    Non abbiamo esplorato lo scrivere a più mani a distanza… e abbiamo ancora quell’articolo sulla progettazione da mettere insieme.
    Chissà, se scendo verso Sud, lungo l’Adriatica (e potrebbe essere) allora mi fermo e… fusion(!) si costituisce il mostro bicefalo, ringhiante e ronfante (ispido e barbuto), poliaccentato.
    Alle spalle il monte (che sempre ci è caro) in fronte il mare
    Percorreremo il corso, supereremo i bagni, già per la spiaggia e… via verso un’avventura scrittorioprofessionale;-)

  4. vittorio ondedei
    7 March 2011

    Scrivere a quattro mani e due teste! un mostro praticamente!! che si agita per la stanza, sbuffa e lancia fiamme, si rannicchia in un angolo triturando un osso, si solleva all’improvviso e lancia un urlo e poi ridacchia allo specchio, allontanandosi felice…o piangendo.
    scrivere un testo a quattro mani è difficile. ma forse è più difficile a dirsi che a farsi. credo infatti che sia determinante come la coppia stia dentro al compito, quanto sia abituata a condividere il lavoro insieme ed a gestire insieme lo stare dentro al compito…ansie, aspettative, severità verso se stessi o l’altro, disponibilità, tendenza a prevalere in alcuni momenti ed a recedere un po’ in altri…è una relazione ondulatoria, un equilibrio che è dato dal movimento continuo e non dalla staticità.
    e poi sì, concordo sull’illusione, se però è condivisa, se è inteso come lo spazio potenziale dove le menti ed i cuori accettano di stare (un po’ incerti, un po’ dubbiosi, un po’ emozionati, un po’ frettolosi….) quando ci s avvia ad affrontare un compito. QUindi un’illusione che non sia fantasia individuale e muta, ma discorso, racconto, confronto, scrittura…

    vittorio

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