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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Paolo Dagazzini, ospite della settimana 14/2011

Nuovo Inizio di Speranza Collettiva (MAG Verona)

Paolo Dagazzini

Fare politica non significa soltanto partecipare alle elezioni, da una parte o dall’altra della barricata, o essere parte, a qualche livello, dell’amministrazione dello Stato; e fare politica non è soltanto, e non deve essere, scandali, festini e privilegi; infine, fare politica non coincide solo col militare per qualche partito.
Nel suo senso più profondo, etimologico, “politica” è un modo per chiamare tutto ciò che ha a che fare con la pòlis, la città-stato: in altre parole, il fare politica è anche ogni azione che porti a gestire ciò che è della comunità per il benessere della stessa.

In quest’ultimo senso, nel suo significato più pieno, che va inteso il documento – politico appunto – “Nuovo Inizio di Speranza Collettiva” elaborato da MAG Verona, società mutua che offre servizi aziendali, formativi e culturali alle Imprese Sociali, sostenendole e mettendole in rete.
È questo una sorta di manifesto che prende vita dall’esperienza sul campo di MAG e che propone una serie di principi, e di conseguenti possibili azioni, come una soluzione per uscire dalla condizione di crisi nella quale la nostra società, poggiata su di una cultura economica che vede nella competizione e nella massimizzazione del profitto delle leggi fondanti, oggi si trova.

Alla base di questo elaborato documento si trova un modello economico diverso, più umano, che trova giustificazione in principi differenti. Non è in questo caso la generazione di ricchezza il motore dello sviluppo, ma la ricerca del benessere generale, di un “felicità condivisa” da tutti. Questa rivoluzione copernicana, però, può avvenire solo attraverso un radicale cambiamento di prospettiva, che spinga a vedere nella cura della persona, intesa questa in ogni sua declinazione, l’obiettivo centrale dell’agire, una importante opportunità, e non solo e semplicemente un costo, magari da evitare. Del resto, la proposta di MAG porta a mirare ad una diversa dimensione dell’economia e del lavoro, che non è quella troppo vasta del mercato globale, ma quella vicina, immediata, della domesticità, sentita come l’unico luogo dove ancora possono ritrovarsi “saperi millenari” in grado di nutrire, anziché depauperare, il nostro pianeta.

Importanza della cooperazione e della condivisione di risorse; trasmissione di conoscenza e consapevolezza; pubblica amministrazione come servizio alla comunità; centralità della cura fisica, economica, sociale e culturale dell’individuo; valore della relazionalità come fondamento. Sono questi solo alcuni degli aspetti, in qualche modo antichi e innovativi al contempo, di quel cambiamento della cultura che è la speranza di questo documento, diverso da una carta immutabile e più simile ad uno spazio di riflessione e di dialogo, al quale può partecipare chiunque voglia, in questo senso, fare politica. Uno spazio che crea e rafforza legami dinamici e produttivi, per guardare il modo con occhi diversi.

Una dimensione più umana e meno economica dell’economia: questo sembra trasparire da questo “Nuovo Inizio di Speranza Collettiva”, che propone un modello che, non pregiudicando lo sviluppo, lo rende tuttavia più sostenibile ed equo. Un’idea di economia sociale, insomma, che non pretende di sostituirsi in toto a quella attuale, ma che si propone come una complementare alternativa, in una sorta di dibattito che forse potrebbe modificare il volto del mercato che abbiamo imparato a conoscere. Un’economia sociale che si propone come possibilità in alcuni ambiti, e come elemento di innovazione di questi. Un tipo di economia che forse potrebbe aiutare a consolidare alcuni pilastri di questa nostra società che, per l’incuria protratta da un certo tipo di cultura, oggi più che mai sono scricchiolanti, portando così l’attenzione su elementi di malessere che potrebbero purtroppo sfociare in un diffuso, e molto profondo, malessere collettivo.

(Questo articolo, in una precedente versione, è apparso su IlVeronese.it)

Paolo Dagazzini è nato nel 1986, vive in provincia di Verona nella zona del Baldo-Garda. Laureato in Lettere Classiche presso l’ateneo di Padova, ha studiato letteratura e filologia greca, specializzandosi nella lirica eolica arcaica con due tesi sugli elementi di culto in Saffo, con attenzione agli aspetti di carattere antropologico, storico-archeologico, religioso e di storia del pensiero.
Sta frequentando il Master in Gestione di Imprese Sociali organizzato da Euricse e dall’Università degli Studi di Trento.
Membro del direttivo in un’Associazione di promozione culturale, collabora anche con un portale di informazione locale on-line e lavora in una Cooperativa Sociale che opera nell’ambito di servizi ai minori.

One comment on “Paolo Dagazzini, ospite della settimana 14/2011

  1. Michela
    4 April 2011

    Ho letto con molto interesse il post di Paolo e il documento elaborato da MAG Verona.
    Apprezzo molto le persone/organizzazioni che tentano di preservare dei valori che sembrano ormai perduti.
    Però, di tali progetti indubbiamente nobili, ho un grande interrogativo: come si fa?
    Nel documento ho trovato più “idee” che progetti concreti.
    Probabilmente pretendo troppo da un documento di sole nove pagine. :)

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