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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Unizombie 6/7 – Tecnologie per le presentazioni delle ricerche

Eccoci al sesto post (U1,U2,U3U4, U5). Tratteremo di tecnologie per la presentazione dei lavori di ricerca condotti dai nove gruppi che si sono formati nell’ambito del corso di Psicosociologia dei gruppi e delle organizzazioni 2012 (Laurea magistrale in Psicologia dei Processi Decisionali e dei Comportamenti Economici, Facoltà di Psicologia dell’Università Bicocca di Milano).

Esso è Tony da molti Amato

Nel lavoro e in università

Ormai si sa che le tecnologie 2.0 sono parte integrante delle nostre vite, le usiamo, e ci siamo dentro in un modo o nell’altro. Le utilizziamo in ogni aspetto della vita, dal semplice socializzare fino al lavoro vero e proprio. Anche le università, come abbiamo detto nei precedenti post (U1,U2,U3U4U5), non sono immuni: introducono con sempre maggiore frequenza metodi di gestione informatizzati (si pensi alla registrazione degli esami con firma digitale, tanto per fare un esempio) e alle procedure online per comunicare con gli studenti.
In parole povere, in università vivere senza internet ormai è diventato impossibile.

Ed è così anche nel mondo del lavoro: liberi professionisti, manager e gruppi di lavoro per comunicare, dirigere, collaborare o presentare lavori a colleghi o a superiori utilizzano software sempre più avanzati e creativi per dare un tocco innovativo e allo stesso tempo professionale alle attività svolte. Accade lo stesso in università: lavori in corso o compiuti devono essere presentati ai docenti e ai compagni di studio.
Diverse le soluzioni possibili. Vediamo quali.

Tecnologie per la presentazione dei lavori

Nel corso di Psicosociologia dei gruppi e delle organizzazioni 2012, le tecnologie 2.0 hanno avuto un peso fondamentale per:

  1. facilitare la collaborazione nei gruppi;
  2. consentire lo sviluppo delle ricerche sul campo,
  3. presentare in corso di svolgimento l’andamento e al termine gli esiti delle ricerche (e in questo post si affronterà proprio quest’ultimo punto).

Oltre ai classici strumenti come Power Point (classico, ma mai superato e sempre aggiornato per nuove frontiere di personalizzazione), si sono inseriti strumenti come iMovie e Prezi, che hanno colpito per la loro fantasia e per l’impatto visivo, suscitando – in chi non ci aveva pensato prima – interesse e ‘voglia di provare’ questi nuovi mezzi. E non sono mancate le critiche sul come sono stati utilizzati questi strumenti in apparenza più innovativi. Ma prima di dar conto delle critiche cerchiamo di capire i loro funzionamenti.

Cosa sono iMovie e Prezi? Come funzionano?

iMovie è una app della Apple che fa parte di un pacchetto più ampio detto iLife, che permette la gestione di vari contenuti multimediali. Nello specifico, iMovie permette il montaggio di video e consente di aggiungere audio ed effetti personalizzati. Si tratta di un software adatto ai non professionisti del settore – fatto essenzialmente quindi per gli amatori del genere – anche se le ultime versioni immesse sul mercato, necessitano di una dimestichezza più specifica. Insieme all’audio (voce e suoni) è possibile inserire titoli e sono disponibili diverse modalità di transizione da uno spezzone all’altro per creare effetti di montaggio sempre più accattivanti e con buoni livelli di produzione. Inoltre iMovie può venire arricchito da plug-in di supporto, che permettono di espanderne gli effetti. iMovie, utilizzando QuickTime per esportare filmati, permette la realizzazione di contenuti multimediali fruibili anche su telefonini di nuova generazione, e la condivisione su Youtube e su social network come Facebook.

Prezi – the zooming presentation editor è una applicazione on line (prodotta in Ungheria) per creare presentazioni. A differenza di PowerPoint che manda in successione slides, Prezi utilizza un metodo non lineare, ponendo tutti gli elementi necessari alla presentazione su un unico spazio a mo’ di tela pittorica. Questa “tela” poi, grazie a due effetti principali utilizzati (la focalizzazione e l’approfondimento) crea animazioni di impatto. Le due animazioni principali sono:

  1. Pan: è un effetto che da l’illusione di avere una sorta di telecamera che inquadra man mano gli oggetti che ci interessano (non necessariamente in un ordine solo progressivo come PowerPoint), ruotandoli a piacimento e mostrandoli da varie angolazioni – inquadrando e re-inquadrando – come se fosse una sorta di filmato che va a scegliere gli oggetti da portare all’attenzione di chi guarda.
  2. Zoom: oltre a spostarsi come nel caso dell’effetto Pan, questo effetto invece, ci permette appunto di zoomare sui singoli oggetti e – quando lo si vuole – ritornare  al quadro generale. L’utilità sta nel fatto che si può nascondere e/o rivelare i contenuti a piacimento, creando un effetto visivo molto forte ed anche una certa curiosità sul tema, suscitando attesa rispetto a cosa si vuole mostrare e in quale ordine lo si vuole fare.

iMovie e Prezi: reazioni hanno prodotto?

Ottime presentazioni!
La domanda è: «Come le hanno fatte?»
Per quanto riguarda Prezi, inizialmente pensavo fosse una qualche applicazione o funzione di PowerPoint, ma poi mi sono reso conto che non esistono funzioni del genere e che dovevo sapere assolutamente che tipo di applicazione/programma fosse. Chiedendo in aula, i riscontri sono stati curiosità e voglia di sapere come funzionasse e del volerlo utilizzare perché gli effetti sono veramente fantastici, anche se comunque nella Top of Mind, PowerPoint resta sempre ai vertici.
Per quanto riguarda iMovie, due pensieri mi sono passati nella mente:

  1. Che genialata è stata! E…
  2. Ma perché loro (componenti del gruppo) non interagiscono con noi e lasciano al solo video il compito di raccontare la loro esperienza di lavoro in gruppo?

Personalmente dico che quella del video è stata un’idea veramente bella e che è sfruttabile in un’infinità di modi, ma dovrebbe essere poi integrata con un’interazione vis-a-vis su questioni e domande da esaminare con i creatori del video (un video può catturare ma anche ‘tenere a distanza’ se non è lo spunto per un dibattito). Rimane il successo della presentazione fatta dal gruppo di iMovie. Gli apprezzamenti sono arrivati da tutti gli altri gruppi. In tanti ci siamo chiesti come avevano realizzato il video e quanto fosse stato difficile.
E molti di noi si sono complimentati con loro sia di persona sia con i “Likes” su Facebook.

Una domanda

Per presentare i nostri lavori siamo arrivati a livelli di personalizzazione e di creazione di modalità sempre più particolari. Tutto questo è stato possibile grazie alle nuove tecnologie.
La domanda che mi sono posto alla fine di tutte le presentazioni è stata: «Quanto una presentazione, nelle sue modalità, rispecchia il carattere di chi la crea e quanto l’intenzione di comunicare?».
Non so darmi una risposta, ma certamente non ci manca l’immaginazione per presentare ciò che vogliamo esprimere in modi sempre più particolari e accattivanti.

Emanuele Amato

Post precedenti

Unizombie 1/7 – Comportamenti digitali e formazione
Unizombie 2/7 – Tecnologie digitali a Psicosociologia 2012
Unisombie 3/7  – Tecnologie digitali nella mente del docente
Unizombie 4/7  – Tecnologie per il lavoro di gruppo
Unizombie 5/7 – Tecnologie per la ricerca sul campo

About EmanueleEssoViveAmato

Mi chiamo Emanuele, sono nato a Napoli e sono laureato in Psicologia dei Processi Sociali, Decisionali e dei Comportamenti Economici, presso la Facoltà di Psicologia dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca. Scrivo. Amo scrivere e viaggiare. Scrivo di viaggi, scrivo di influenze sociali e tecnologie. Amo il cinema, la letteratura e tutto ciò che mi permette di conoscere qualcosa di nuovo.

5 comments on “Unizombie 6/7 – Tecnologie per le presentazioni delle ricerche

  1. Pingback: Unizombie 7/7 – Cosa abbiamo imparato da questa esperienza? #psunimib13 | Mainograz

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  3. alextunno
    16 September 2012

    I mezzi di comunicazione nell’ “era dell’immagine”. C’è chi sostiene che a salvarli sarà solo la qualità. Ma un tempo bastava soltanto interpretare una discreta polaroid che certamente raccontava più verità di un sofisticato montaggio video fatto a regola d’arte.
    Il paradosso è chiuso in queste poche righe: l’essenziale di un’esposizione può essere fuorviato dai colori e dagli effetti che i nuovi mezzi di comunicazione (siano PowerPoint, Prezi o iMovie) offrono al pubblico, a scapito del linguaggio e dell’interazione.
    Dunque penso che la qualità della comunicazione scinda dal contesto in cui si manifesta, dagli ambienti in cui si attua e dal tipo di soggetti che ricevono il messaggio.
    Nel nostro caso (esposizione di una ricerca conoscitiva) la comunicazione deve includere soprattutto la testimonianza orale dei dati riscontrati in campo, in modo da “mettere in comune e far partecipe” l’emittente e i suoi riceventi, espressa da poche immagini ma fatte bene. Se non si tiene conto del codice di comunicazione, si rischia di mistificare, alterare o per lo meno confondere ciò ch’è fondamentale o rilevante considerando “ingenuamente” tutto ciò ch’è complementare nel messaggio esposto.

    «È questione di professionalità, di bravura e di scelte. La tecnologia è un mezzo, bisogna solo usarla bene» (J. Morris) .

    • EmanueleEssoViveAmato
      19 September 2012

      Morris aveva ragione, la tecnologia è un mezzo e si rischia di diventarne dipendenti come in alcuni casi – dato che ormai anche il DSM vuole inserire le dipendenze da internet – ma pensa anche che la polaroid all’epoca era “tecnologia” solo che noi ormai la vediamo come una cosa antiquata. L’interazione ci deve essere proprio perché è il miglior mezzo espressivo dell’uomo per l’uomo, ma reificare la tecnologia credo sia riduttivo come penso converrai con me.
      Possiamo riassumere con due aforismi la percezione un po’ paradossale che abbiamo della tecnologia:

      “Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”
      (Arthur Charles Clarke)

      “Per l’incalzante progresso tecnologico l’uomo ha perduto la rigenerante capacità di stupirsi”.
      (Alessandro Morandotti)

      Per concludere poi con un “Profeta” del genere:

      “Non ho paura dei computer, ma della loro eventuale mancanza”.
      (Isaac Asimov)

    • mainograz
      23 September 2012

      E’ vero, certe presentazioni sono molto belle e… piuttosto povere. La qualità espositiva di una ricerca è in relazione agli obiettivi: presentare i risultati in modo che chi partecipa abbia informazioni e dati (e non venga annoiato) così da poter dare un contributo critico e di comprensione.
      Sì, certe volte le slides invece rendono tutto ancora più difficile;-)

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