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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

Costruire la successione in una Fabbrica di Cioccolato

In fondo La Fabbrica di Cioccolato di Roal Dahl è il racconto di una selezione, di come l’eccentrico imprenditore Willy Wonka individua il successore – Charlie Bucket – che lo avvicenderà alla guida dell’azienda di cui è proprietario e amministratore.

Che l’obiettivo sia questo lo si scopre nell’ultimo capitolo da cui traggo la citazione che segue. Ma come si arriva a essere scelti? Retrospettivamente si possono elencare alcuni fattori favorevoli:
È necessario essere fortunati e trovare il biglietto d’oro che dà diritto alla visita guidata. E i biglietti sono solo cinque. I fortunati avranno la possibilità di visitare la fabbrica di cioccolato (cioè di mettersi in mostra, di farsi conoscere). Come spesso accade, piove sul bagnato e chi ha maggiori risorse può favorire la fortuna… acquistando tavolette di cioccolato in quantità.
È necessario desiderarlo. La motivazione e l’investimento sull’oggetto (la fabbrica nel nostro caso) portano in superficie le caratteristiche individuali, mettono allo scoperto le inclinazioni degli inconsapevoli candidati, rendendoli ‘vulnerabili’ al giudizio dell’imprenditore alle prese con la scelta del suo avvicendante [ed è forse per questo che – in una selezione – una garbata riservatezza e una misurata distanza potrebbero rivelarsi un vantaggio].
È necessario essere persone in gamba, affidabili. Le competenze tecniche si possono apprendere, l’esperienza verrà facendo esperienza, quello che conta non è tanto il saper fare, quanto il saper stare nelle situazioni.
È necessario mettersi alla prova. E la visita ‘guidata’ alla fabbrica di cioccolato metterà in luce le inclinazioni dei cinque fortunati candidati proprio mettendoli alla prova. Non basta rientrare nella rosa dei prescelti, volerlo, avere le caratteristiche giuste, serve anche entrare in contatto con le situazioni, nella loro specificità e verificare la propria capacità di far fronte a situazioni impreviste e inattese.

Quanto mi piace la mia fabbrica di cioccolato

Il grande ascensore di cristallo sorvolava la città. Dentro c’erano il signor Wonka, Nonno Joe e il piccolo Charlie.
«Quanto mi piace la mia fabbrica di cioccolato» disse il signor Wonka, guardando giù. Fece una pausa, poi si voltò e fissò il ragazzo con un’espressione più che seria sulla faccia. «Piace anche a te, vero Charlie?» gli chiese.
«Oh, sì» esclamò Charlie. «Penso che sia il posto più meraviglioso del mondo!»
«Mi fa molto piacere sentirtelo dire» disse il signor Wonka, facendosi sempre più serio. Continuò a fissare Charlie. «Sì» disse, «sono veramente contento che tu l’abbia detto. Adesso ti spiego perché». Piegò la testa da una parte e subito un sorriso scintillante gli increspò gli angoli degli occhi. Poi riprese: «Vedi, mio caro ragazzo, ho deciso di regalartela. Appena sarai grande abbastanza per dirigerla, l’intera fabbrica diventerà tua».
Charlie rimase a guardare il signor Wonka con gli occhi spalancati. Nonno Joe aprì la bocca per dire qualcosa, ma non riuscì a spiccicare nemmeno una parola.
«Proprio così» disse il signor Wonka, sfoderando un ampio sorriso. «Te la regalo, sul serio. Sei d’accordo, spero!».
«Gliela… re-gala?» riuscì infine a balbettare Nonno Joe. «Vuole scherzare?»
«Neanche per sogno. Mai stato così serio!»
«Ma… ma… perché proprio a Charlie? «Sentite» Spiegò il signor Wonka. «lo ormai sono vecchio. Molto più vecchio di quanto non pensiate. Mica posso andare avanti per sempre. Figli non ne ho, non mi sono mai sposato. E allora chi manderà avanti la mia la fabbrica quando io sarò troppo vecchio per farlo? Qualcuno dovrà pur farlo – se non altro per quei poveri Umpa-Lumpa. Oh, intendiamoci, ci sarebbero migliaia di persone in gamba, che darebbero qualsiasi cosa per rilevare la mia fabbrica, ma io non voglio che a dirigerla sia un adulto. Un adulto non mi darebbe mai retta, non avrebbe voglia di imparare. Vorrebbe fare le cose a modo suo, non come dico io. Perciò ho bisogno di un ragazzo. Mi serve un ragazzo buono, intelligente e affettuoso al quale posso rivelare tutti i miei più preziosi segreti per la fabbricazione di dolciumi mentre sono ancora vivo».
«Allora ecco perché ha indetto il concorso dei biglietti d’oro!» esclamò Charlie.
«Proprio così!» disse il signor Wonka. «Ho deciso di invitare cinque ragazzi a visitare la fabbrica e, alla fine della giornata, quello che mi sarebbe andato più a genio, avrebbe vinto!»
«Ma… ma signor Wonka» balbettò Nonno Joe, «sta veramente dicendo sul serio che regalerà tutta questa immensa fabbrica al piccolo Charlie? Dopo tutto…»
«Ehi, basta discutere!» tagliò corto il signor Wonka. «Non c’è più tempo. Dobbiamo andare subito a prendere il resto della famiglia il padre e la madre di Charlie e gli altri, se ce ne sono! D’ora in poi potranno tutti venire a vivere dentro la fabbrica! Tutti possono dare una mano a dirigerla finché Charlie non sarà abbastanza grande per farlo da solo. Allora, Charlie, dov’è che abiti?»
Charlie si mise a guardare la città attraverso il cristallo del pavimento della cabina. Tutte le case, là sotto, apparivano ricoperte di neve. «Da quella parte» disse infine indicandola. «È quella casetta di periferia laggiù, quella piccola piccola…»
«L’ho vista!» esclamò il signor Wonka; subito si mise a spingere alcuni bottoni e l’ascensore di cristallo si diresse verso la casa di Charlie.
«Ho paura che la mamma non vorrà venire con noi» disse Charlie in tono triste.
«E perché mai?»
«Perché non se la sentirà di lasciare Nonna Josephine, Nonna Georgina e Nonno George da soli».
«Ma devono venire anche loro!»

pp. 194-196
Roald Dahl, La Fabbrica di Cioccolato, Salani, 1988 (ed. or. 1964).

A proposito di continuità imprenditoriali

Vorrei provare a cogliere alcuni spunti dal passo citato considerando il punto di vista dell’imprenditore che costruisce la sua successione e – di nuovo – il punto di vista del successore scelto.

Dal punto di vista di chi intende lasciare

  • Intanto chi ha deciso di lasciare ha il problema del successore, di trovare un successore che voglia bene all’azienda per davvero, che abbia il gusto e il piacere di prendersi cura di qualcosa che ha già valore, che è costato fatica, che va conosciuto (e che non è una sua diretta creatura). Chi intende lasciare ha il problema di trovare qualcuno interessato al progetto di impresa, alla fabbrica, che ne colga l’intrinseca bellezza, che la apprezzi con intensità.
  • Un secondo aspetto riguarda i passaggi da mettere in campo affinché la successione si svolga. Dopo aver orchestrato la selezione, Willy Wonka esprime la decisione di donare la fabbrica, decisione che si compirà quando Charlie sarà in grado di condurla (sarà grande abbastanza per dirigerla). L’impegno di lasciare la fabbrica a un successore viene manifestato pubblicamente e viene esplicitato il processo che porterà all’avvicendamento effettivo.
  • Un terzo aspetto, che nel brano si risolve con una battuta, riguarda la verifica che il candidato alla successione non solo investa sul progetto di impresa, non solo sia in grado di dirigere l’azienda, ma che accetti il dono e sia d’accordo: “un ragazzo buono, intelligente, affettuoso, al quale rivelare i segreti” della produzione e della conduzione dell’impresa. Un ragazzo che sia d’accordo, spero.
  • Un quarto aspetto riguarda la disponibilità a imparare: l’imprenditore uscente si pone il problema della trasmissione delle competenze: “dirigerai la fabbrica quando sarai grande abbastanza, nel frattempo serve un periodo di affiancamento”. Non basta dunque essere persone in gamba, ce ne sarebbero migliaia. Serve qualcuno disposto ad ascoltare e a imparare, qualcuno che non metta da parte il know-how che si è stratificato come farebbe un adulto. [Questo affiancamento rispecchia i racconti che i figli di imprenditori fanno a proposito del ‘respirare l’aria dell’azienda sin da piccoli’].

Dal punto di vista di chi potrebbe subentrare

Quali sono le caratteristiche – desumibili dal brano – riferibili al candidato alla successione?
Come detto: fortuna, motivazione, caratteristiche personali, voglia di mettersi alla prova sono quattro ingredienti apprezzati da Willy Wonka, l’imprenditore senior alle prese con la selezione del suo successore. Ma alle quattro caratteristiche descritte si possono aggiungere altri elementi condizionanti.
Intanto non basta essere disponibili a sottoporsi all’esame: la prova deve essere superata, si devono cioè riscontrare gli elementi di compatibilità tra il disegno del senior e il profilo dello junior.
Willy Wonka procede ad una verifica: Charlie Bucket ha davvero una curiosità profonda per la fabbrica (per quella che sarà l’eredità)? E’ davvero disponibile? Sì lo è, per lui la fabbrica di cioccolato è il posto più meraviglioso al mondo. La fabbrica passerà a Charlie non appena sarà abbastanza grande per dirigerla. Quindi, implicitamente a Charlie si chiede la disponibilità ad imparare, ad acquisire le competenze necessarie per subentrare a Willy Wonka: adattamento, tenuta nei ritmi molto sostenuti che ha visto all’opera nel corso della visita, capacità di stare in relazione con Willy Wonka che sembra presentare lati davvero bizzarri… Insomma Charlie Bucket deve essere disponibile ad un periodo di affiancamento che sia formativo (e quindi faticoso). Willy Wonka mette a disposizione la sua fabbrica e i suoi segreti e in cambio chiede a Charlie la disponibilità a crescere in modo da essere affidabile e in grado di fare le cose come dice lui (un adulto non accetterebbe mai un patto così oneroso). Willy Wonka chiede la disponibilità a sottoporsi a un’esperienza che contribuirà alla costruzione dell’identità del successore.

Licciardello e altri (2008, p. 130) focalizzano la mole di richieste che viene riversata sui giovani eredi di un’impresa: impegno a lavorare a un’identità salda, a divenire capaci di reggere situazioni complesse, essere in grado a riconsiderare i quadri di riferimento, farsi in grado di assumere posizioni che siano nello stesso tempo di continuità e di discontinuità. Ai successori viene chiesto di essere continuatori di una tradizione ma, anche di essere se stessi e quindi di marcare la propria distintività personale (Charlie non sembra essere sopra le righe come Willy Wonka) e, sul piano imprenditoriale di essere innovatori, per interpretare adeguatamente le interazioni con mercati certamente non statici e ricettivi. Tutto ciò fa pensare che gli avvicendamenti richiedano innesti faticosi, impegnativi sul piano identitario e relazionale.

Non succedono solo individui ma gruppi famigliari

C’è un aspetto che non sempre viene considerato con consapevolezza da parte di chi lascia e di chi subentra: l’attenzione all’impatto sull’intorno relazionale dei soggetti sotto i riflettori, senior e junior. Willy Wonka è solo – se si eccettuano i ‘poveri’ Umpa-Lumpa – mentre Charlie Bucket fa parte di una famiglia allargata: lui vive coi genitori e i nonni materni e paterni. Persone con propri punti di vista, tratti personali e desideri non facili da armonizzare. La storia della successione prosegue infatti ne Il Grande Ascensore di Cristallo con il coinvolgimento di tutta la famiglia nelle dinamiche successorie. Roald Dahl – compiuta la selezione – non si ferma nel descrivere il processo di avvicendamento, ma prosegue con la fase di armonizzazione tra Willy Wonka e la famiglia di Charlie, il successore.

Willy Wonka è un fondatore molto forte (Schein, 2007), che ricerca la continuità del suo progetto di impresa mediante una selezione accurata, ma l’aver identificato Charlie immette un elemento discontinuità nella sua scelta di vita (essere imprenditore solitario). Così Willy Wonka da un certo punto di vista prende le distanze dal progetto imprenditoriale iniziale fondato sull’esclusione di ogni relazione (all’inizio del racconto infatti la fabbrica di cioccolato viene descritta come un luogo da tempo inaccessibile), corre il rischio di perdere l’indipendenza entrando in contatto con la famiglia di Charlie, composta da persone dai caratteri a loro volta non facili. Non tutti sono infatti disponibili e orientati a svolgere un ruolo di supporto come nonno Joe. L’elemento che emerge dall’azione di Willy Wonka è lo sforzo di ricercare una soluzione inclusiva, più che di imporre il suo stile di vita, di dare continuità al progetto di impresa avviando per tempo il complesso innesto successorio (che prevede che non sia solo Charlie ad essere coinvolto, ma anche tutta la sua famiglia), in situazioni (come si vedrà ne Il Grande Ascensore di Cristallo) complesse, turbolente, inattese, le tipiche situazioni che si presentano alle persone che hanno la responsabilità di guidare un’impresa.

Willy Wonka con la sua modalità di selezione conferma e disconferma la sua imprevedibile autonomia imprenditoriale. Sceglie una modalità di selezione spietata, poi, identificato il successore, rinuncia al distacco dal mondo decidendo in nome della continuità di impresa di coinvolgerlo insieme alla sua famiglia, accettando il confronto con altre persone. Rimane imprevedibile, conserva una certa alterità, ma rimette in discussione gli assunti culturali che lo hanno guidato: sceglie di interagire se vuole dare un futuro alla sua azienda e rinuncia all’ideale dell’imprenditore solitario.

Riferimenti

Licciardello O., Castiglione C., Mauceri M., “Identità e dinamica della continuità-discontinuità. La problematicità del ruolo di “erede” di un’impresa”, in Trentini G., Togni M. (a cura di), Continuità generazionale d’impresa. Dimensioni psicologiche e relazionali, Franco Angeli, 2008, pp. 126-139.

Schein E. H., “Il ruolo del fondatore nella creazione della cultura organizzativa”, in Risorsa Uomo – Rivista di psicologia del lavoro e dell’organizzazione, 13/2007, Franco Angeli, pp. 16-33.

3 comments on “Costruire la successione in una Fabbrica di Cioccolato

  1. Pingback: Ho sognato Willy Wonka (imprenditore alle prese con il passaggio di consegne) « Mainograz

  2. mainograz
    15 October 2012

    Salve Martina Bottesini,
    ha ragione ha tema c’è la questione più ampia della selezione e dell’ingresso nel mondo del lavoro (e dei passaggi generazionali, espressione un po’ vaga, non facile da maneggiare).

    Un aspetto che fa capolino a un certo punto è la disponibilità ad imparare… In ogni caso l’inserimento nel mondo del lavoro (in una concreta realtà lavorativa) è un processo delicato e non sempre rispondente alle attese.

    Grazie del commento.
    A presto
    Graziano Maino:-)

  3. Martina
    15 October 2012

    Salve prof,
    le lascio un commento parzialmente off-topic…
    la prima parte del post (“come si arriva ad essere scelti?”) mi ha fatto inevitabilmente pensare anche ai normali processi di selezione che avvengono nel mondo del lavoro. In questo senso, trovo che le sue considerazioni siano giuste e possano trasformarsi in positivi suggerimenti per chi, giovane, si prepara ad entrare ed affrontare i primi colloqui (in particolare le ultime tre :-) ). Quindi, grazie!
    Saluti,
    Martina Bottesini

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