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Pensieri, esplorazioni, ipotesi. Un confine incerto tra personale e professionale.

L’importanza del punto e virgola (#WSL20)

Il punto è virgola sta cadendo in disuso (e ciò di per sé non costituisce un problema: la lingua è di chi la usa, cioè di chi la fa). Dalla constatazione traggo un duplice vantaggio persuasivo (che poi la persuasione è una forma di relazione interessata): per prima cosa non sarei troppo preoccupato di conservare con intenti autobloccanti, e in seconda battuta, se la lingua è di chi la fa, l’insieme dei comportamenti che prendono forma (complici anche i vincoli dei media attraverso i quali comunichiamo) plasma i nostri linguaggi, gli usi che ne facciamo, e in definitiva, per via di instancabili co-influenze, le nostre vite.

Il ‘perché sì!’ del punto e virgola

Ecco le (mie) ragioni a favore:

  • Il punto e virgola introduce una dissonanza stilistica che attrae attenzione, crea curiosità, spinge a maggior perspicacia (separa – nella lettura e nel pensiero – ma non troppo; separa, ma mantiene un unico soggetto agente, o almeno dovrebbe);
  • il punto e virgola esprime una certa finezza di scrittura, indica (se usato a proposito) una certa cura. Ora, se è vero che “l’intenzione di effetto uccide l’effetto” (Jullien, 2002), è vero anche che può essere utile qualche marcatore di competenza, in particolare in registri comunicativi appropriati (relazioni, articoli, testi argomentativi).
  • seguo le vicende del punto e virgola in Twitter e in Facebook, è poco usato (chissà perché) e questo mi spinge a servirmene;
  • il punto e virgola è ottimo nei punti elenco (essenziale a detta di alcuni): non c’è sequenza ordinata che non circoscriva le parti che la compongono con il punto e virgola;
  • il punto e virgola poi ha trovato un rimbalzo esistenziale grazie agli emoticon: senza punto e virgola non si possono fare le faccine che ammiccano ;-) E strizzare l’occhio è una mimica che ricerca intesa, di qui – con un falso sillogismo – mi spingo a sostenere che il punto e virgola è un implicito segno interpuntivo di intesa [è un po’ tirata, lo so], di duplice intesa:
    • “non ho finito il ragionamento, faccio una rapida pausa, non distrarti, continua a seguirmi”;
    • “il ragionamento è unitario, ma ciò di cui ti parlerò è un nucleo di pensieri collegati e distinti, tienine conto”.

Il punto e virgola non chiude, apre a qualche possibilità, consequenziale, tutta da scoprire. Non ho notizia di romanzi che si siano chiusi con il punto e virgola (ce ne saranno, sono certo;-)

Per ragionare seriamente

– Cerruti M., Corino E., Onesti C. (a cura di), Formale e informale. La variazione del registro nella comunicazione elettronica, Carocci, 2011.
– Julien F., Il saggio è senza idee, Einaudi, 2002.

4 comments on “L’importanza del punto e virgola (#WSL20)

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  3. Anonymous
    15 September 2013

    Mitico Graz…!!

    • Mainograz
      15 September 2013

      Grazie anonimo/a lettore/trice ;-)

Dai, lascia un commento ;-)

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